Sermig

Si può fare

Max Laudadio in Giordania per Tv2000

Come è nata l’idea di “Missione possibile”?
Tv2000 mi chiamò per propormi di fare dei documentari su alcune missioni di pace nel mondo, Giordania, Benin, Haiti. Pensai che potevo vivere la vicenda in maniera diretta, da volontario e non da giornalista, realizzando un docufilm. Con le telecamere non così stringenti e pressanti, avremmo potuto raccontare le emozioni vissute all’interno, sia mie sia dei missionari che avremmo trovato, e così è iniziato il progetto.

Cosa ti ha colpito di più dell’Arsenale dell’Incontro?
Si può condensare tutta quella realtà con questa frase: si può fare. Conoscendo bene il Sermig ero sicuro di trovare anche là lo stesso amore che si vive a Torino. Quando poi ho conosciuto le tre sorelle della Fraternità, Chiara, Chiara Maria e Irene, mi sono detto: tenendo conto di quello che l’Arsenale dell’Incontro è riuscito a fare, la meraviglia che ha tirato su, vuol dire che in tutte la parti del mondo si può fare qualcosa di veramente grandioso. Ho visto l’abbattimento delle barriere interreligiose e della disabilità con una semplicità non scontata perché dietro c’è un lavoro immenso di relazioni, di contatti, di apprendimento della lingua. Quello che ne è derivato è un qualcosa di fantastico.

Ci racconti qualche aneddoto che ti ha colpito in maniera particolare durante le tue attività con i ragazzi?
Uno su tutti che mi ha dato l’emozione più grande. Dopo le prime tre lezioni del laboratorio di percussioni fatto con materiali improvvisati, barattoli, bottiglie, pentole… non ce n’era uno che andasse a tempo. Mi sono detto: accipicchia, è impossibile! Il terzo giorno una ragazza down con un sorriso speciale, ha iniziato a battere un tempo con una perfezione da metronomo, senza mai sbagliare. Allora piano piano, uno alla volta, tutti gli altri 55 ragazzi hanno iniziato a suonare perfettamente a tempo per 15-20 minuti. Era impressionante, avevo la pelle dell’oca. È la magia, non solo di questi ragazzi, ma della musica perché solo con la musica si possono raggiungere questi obiettivi.

Cosa hai imparato da quello che hai visto in Giordania?
Ho imparato che le discriminazioni nascono dalla nostra testa. Non è che prima non lo sapessi, però viverlo ti cambia completamente. L’unica cosa che porta la pace è la pace stessa.

Dopo questa esperienza pensi che sia veramente possibile cambiare le cose?
Può sembrare assurdo, ma non solo è realmente possibile, è facile, è questo che fa arrabbiare. Cambiare dipende solo dalle nostre scelte: possiamo scegliere per il bene della collettività o per il nostro interesse privato. Io cosa sto facendo per cambiare le cose? Scelgo per me stesso o scelgo per gli altri? Se si iniziasse a scegliere per gli altri cambierebbe il mondo in un attimo perché non ci sarebbero più i furbi, non ci sarebbero più i ladri, non ci sarebbero più i violentatori, non ci sarebbero più i razzisti… la scelta del bene comune sarebbe una scelta condivisa da tutti.

Intervista di Marco Maccarelli


Quando l’incontro diventa realtà

di Aurora Sartori - C’è una bambina sola nel salone principale dell’Arsenale dell’Incontro: quella mattina è arrivata per prima e cerca qualcuno che le faccia compagnia. Lenti spesse indirizzano i suoi occhi curiosi, ci osserva con espressione concentrata e con naturalezza inizia a parlare, senza sosta, in arabo: non capiamo una parola ma la ascoltiamo, seguiamo i suoi gesti, sorridiamo. Pochi minuti dopo un vociare entusiasta cattura la nostra attenzione: un’ondata di bambini e ragazzi sorridenti invade l’atrio. Hanno dai 6 ai 30 anni, sono appena scesi dal piccolo autobus azzurro della scuola e si dirigono verso le classi, regalandoci chi uno sguardo sorpreso, chi un energico markabah (ciao), chi un cenno con la mano: sono tutti disabili mentali e l’Arsenale è la loro seconda casa.

Abbiamo proposto loro alcune attività, con la musica, i palloncini le bolle, e li abbiamo visti ridere, esultare, ballare. L’ultima sera della nostra esperienza abbiamo preso parte a una delle feste che l’Arsenale organizza per riunire le famiglie di bambini, degli insegnanti, di tutto il personale della scuola. Quella sera i bambini hanno poi mostrato ai genitori un’anticipazione dei laboratori nei quali si stavano impegnando in quei giorni, sotto l’effervescente guida di Max Laudadio, che, in missione per qualche giorno all’Arsenale, si è messo in gioco per insegnare loro a imitare il rumore della pioggia, a ballare con le mani, a suonare le percussioni.

All’Arsenale dell’Incontro abbiamo restituito tempo, capacità, sogni. Sogni che si intrecciano, esperienze che si incontrano, quotidianità che si abbracciano. E si incontrano. In una ragazza che, l’ultima sera, indossa il suo vestito più bello: quella è la sua serata, la sua vita da protagonista. In un bambino che, nell’atrio dell’Arsenale, si siede sulla poltrona per aspettare l’autobus e non si lascia spaventare dalla nostra presenza, estranea al suo mondo. In una bambina che ci sussurra: «Siete miei amici». E ricambia il sorriso.

Aurora Sartori

da NUOVO PROGETTO