Sermig

Il nostro Esodo

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - La storia del Sermig, 53 anni di cui 34 all’Arsenale della Pace, è stata un lungo viaggio che spesso abbiamo paragonato all’Esodo biblico. L’intuizione di iniziare la Fraternità e la decisione di trasformare un arsenale militare in Arsenale della Pace è stata immediata da parte del gruppo, un sì convinto, entusiasta, ma poi sono subentrate tantissime difficoltà, ostacoli, prove, bruschi arresti. I tempi per realizzare quell’intuizione si allungavano e in alcuni momenti, piuttosto che andare avanti ci pareva di tornare indietro. Umanamente non vedevamo soluzioni e pregavamo: «Cosa vuoi Signore da noi? Il cuore ci dice che il nostro desiderio è sincero. Siamo partiti ma adesso tutto è fermo. Ci hai portati fin qui perché tutto finisca? Umanamente ogni strada è bloccata, salvo che tu Signore, che sei il Dio della vita, che sei Verità e che sei la Via, ci aiuti. Se tu vuoi, tutto è possibile».

A ogni difficoltà la Parola confermava che Dio non ci abbandonava. Sentivamo che si comprometteva con noi e ci donava l’aiuto necessario per tornare a camminare con fiducia. Qualcuno si tirava indietro ma chi restava sentiva la mano di Dio guidare i nostri passi e rialzarci dalle cadute. Le lacrime tornavano ad essere lacrime di gioia, facevamo un passo avanti ma soprattutto imparavamo a sentire la Presenza di Dio, non più come una teoria ma come presenza viva, facevamo esperienza quotidiana che Dio è vicino e cammina con noi. Passo dopo passo comprendevamo che il vero viaggio era imparare a camminare con lui, fidarsi di lui. Oggi guardandoci indietro comprendiamo bene il senso della nostra faticosa lotta: bisognava passare dal sì iniziale, pieno di entusiasmo e di fiducia in noi stessi, al sì totale, senza condizioni detto a Dio, ad occhi chiusi, senza concedere nulla a noi stessi e contando solo su di lui. Tra l’uno e l’altro c’è stato un deserto da attraversare, non il deserto geografico del libro dell’Esodo, ma un deserto di prove, di ostacoli, di delusioni e insieme di aridità, di dubbi… Attraversarlo, prova dopo prova, ci ha permesso di liberarci dalle storture della nostra fede, di liberarci dai condizionamenti del tempo che viviamo, da tutto ciò che in noi non permette a Dio di essere “Dio con noi” e dunque di starci vicino. Come il popolo dell’Esodo abbiamo sperimentato la pedagogia di Dio nella nostra vita personale e nella vita della Fraternità.

Via via che ci liberiamo di noi stessi, del nostro voler fare da soli, del nostro cercare strade facili, Dio ci riempie della sua Presenza e opera per noi: finalmente Dio può benedire i nostri passi, le nostre opere ma soprattutto le nostre persone perché finalmente la nostra vita è legata alla sua. Tutta la Scrittura racconta di uomini e donne che faticano, cercano, soffrono, lottano, proprio come noi. Dio si fa vicino ad ognuno, si mette in viaggio per cercare ogni persona che lo cerca e camminare insieme. Sono viaggi di passi e di strade ma rappresentano il viaggio interiore dell’incontro con Dio. Il viaggio dell’Esodo è simbolo del cammino interiore che ognuno di noi fa per ritornare a Dio con tutto il cuore. È un cammino che porta fuori dalle nostre schiavitù, fuori dalle nostre certezze, da quello che abbiamo nella nostra testa, ci fa entrare in uno spazio libero dove Dio può costruire qualcosa di nuovo.

Ed è un cammino di benedizione, perché nel camminare con Lui impariamo a benedire per tutto quello che riceviamo: lui ci benedice, noi benediciamo per il bene ma impariamo a benedire anche per tutto ciò che bene non è, perché anche attraverso le situazioni negative impariamo qualcosa di nuovo di noi e di lui.

Tutti vorremmo che l’idea di partire e di liberare energie in nuovi progetti corrispondesse subito all’arrivo. E invece non è proprio così: dalla decisione di partire all’arrivo nella terra promessa, o in quel punto che per me è la terra promessa, c’è un lavoro che Dio chiede che io faccia su di me e che lui per primo fa con me. Lo fa con chi è all’inizio della sua ricerca di Dio, come con chi già cammina con lui.

Tutti incontreremo ostacoli, momenti di crisi e ci sembrerà che sia la fine. In realtà saranno momenti preziosi per andare in profondità nell’incontro con Dio, nella solidità del nostro progetto e nel nostro camminare con lui. Se in quei momenti sapremo svuotarci di noi stessi e sapremo chiedere aiuto, Dio troverà spazio, si farà vicino, parlerà al cuore e alla mente e ci aprirà la strada. È il viaggio interiore, è il viaggio dell’anima che il libro dell’Esodo, come ogni pagina della Scrittura, ci aiuta a percorrere.

Rosanna Tabasso Rinascere
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO