Sermig

Carcere e diritti

di Chiara Genisio - Una guida realizzata dai detenuti di alcuni istituti piemontesi.
«Per avere un colloquio con l’educatore, l’assistente sociale e gli altri operatori occorre compilare il modulo 393, con cui si possono fare richieste agli operatori penitenziari.

A causa della carenza di personale, spesso l’attesa è piuttosto lunga; se è passato molto tempo senza aver ottenuto risposta, è meglio provare a ripresentare la richiesta». Si tratta di una delle indicazioni contenute nella Guida ai diritti dei detenuti realizzata dagli studenti delle Cliniche legali Carcere e diritti del Dipartimento dell’Università di Torino con il supporto e la supervisione di docenti e tutor. Un unico nel suo genere che non ha l’intento di sostituirti alla consultazione della legge ma che offre alla persona che varca per la prima volta le porte di un carcere un valido aiuto.

Poche pagine scritte con un linguaggio chiaro, semplice ma mai banale alla cui stesura hanno partecipato gruppi di detenuti di alcune carceri piemontesi, «hanno dialogato con gli studenti – spiegano nell’introduzione i docenti Claudio Sarzotti e Laura Scomparin – contribuendo in una prima fase a definire gli argomenti più importanti da affrontare, e successivamente a verificare l’effettivo chiarezza e completezza dei contenuti della guida». Sempre un gruppo di detenuti del laboratorio Stampatingalera presso la Casa di reclusione di Saluzzo ne ha curato l’editing e l’impaginazione, la stampa e la rilegatura le hanno realizzate la tipografia della casa circondariale di Ivrea.

In sintesi la guida si pone come uno strumento che fornisce informazioni semplici e comprensibili sui diritti dei detenuti e sulle modalità con cui possono essere esercitati, sia tentando di rendere più chiari i testi normativi, sia fornendo alcuni consigli pratici che possono essere di aiuto nella vita di tutti i giorni dentro le mura del carcere.
Come la comunicazione che si ha il diritto di informare immediatamente un famigliare o un’altra persona di propria scelta dell’ingresso in un istituto penitenziario, con una lettera o un telegramma, ma non con una telefonata.

La legge italiana non prevede, infatti, la possibilità di effettuare una telefonata ai famigliari. E per chi non ha denaro la comunicazione verrà fatta a spese dell’amministrazione. Spesso le condizioni personali di questa fascia di popolazione diventano una vera e propria barriera insormontabile al conseguimento dei propri diritti, al positivo percorso di reinserimento sociale, al recupero della propria dignità personale. Per questo è preziosa la Guida ai diritti.
Orientarsi tra norme e pratiche penitenziarie.

Chiara Genisio
SENZA BARRIERE
Rubrica di NUOVO PROGETTO