Sermig

Verso l’infinito

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - Ogni tanto quando si legge un libro, improvvisamente una frase ci colpisce e ci spinge a valutarne la giustezza e il contenuto. E anche l’impatto che ha con noi, cioè se ci riconosciamo in quello che l’autore ci dice oppure se la cosa ci è totalmente estranea. Leggere è spesso come guardarsi allo specchio e scoprire dettagli della nostra persona che ci erano sempre o sovente sfuggiti. Si rimane stupiti di vedere una cosa evidente a cui forse non avevamo mai pensato e si riordinano le idee secondo un nuovo itinerario.

Quando mi tocca insegnare l’italiano a confratelli stranieri talvolta mi viene chiesto: «Perché così e non così?», non essendo insegnante né di preparazione né di mestiere, mi viene da rispondere: «Perché è più bello!». Non sono sicuro che la risposta sia esatta, ma penso che spesso non sia neanche inesatta. La ricerca della bellezza è alla base della libertà e della crescita umana; infatti non tutti abbiamo gli stessi gusti e la storia dell’arte ci insegna che ogni epoca ha avuto i suoi canoni di bellezza e che ogni cultura ha il suo modo di esprimerla. Eppure alcune cose non sono belle e danno fastidio a tutti, anche se hanno in sé una ragione oggettiva di essere, ragioni di efficacia, di economia, o altro. Talvolta è la trasandatezza che le ha fatte sorgere e lo sentiamo quasi come se ci fosse colpa; ce ne sentiamo aggrediti. In genere le opere realizzate dalle dittature non brillano per la loro bellezza. Inoltre la bellezza non è qualcosa di limitato, con dei confini ben precisi. L’ambiente, la luce, il rapporto dei volumi ci fanno percepire in maniera differente l’oggetto guardato o udito. Ci sono delle leggi della bellezza, eppure da essa non ci sentiamo mai costretti, né limitati nella nostra libertà; anzi ciò che percepiamo bello provoca una dilatazione del nostro cuore che è vita.

Fotografia di Milan KunderaLa bellezza spinge i suoi confini fino all’infinito di Dio, ma come si può dire che è bello Qualcuno che non ha forma né colore? Comprendiamo che c’è una percezione interiore, qualcosa che risuona dentro di noi e che non possiamo definire, ma ci colma di meraviglia, ci chiede di essere felicemente piccoli e stupiti e di non rendere tutto arido con un giudizio. Ciò che è bello lo si riceve e sfugge al giudizio e anche alla condivisione. Non saprò mai e non potrò mai dire con parole cosa colgo in qualcosa di estremamente bello: che sia un quadro, una statua, un’opera architettonica, una musica o uno spettacolo della natura. Posso solo affermare che è bello, senza mai sapere cosa coglie di ciò che gusto io qualcuno accanto a me, neanche una persona molto amata. In questo la bellezza ci dà una povertà che pur non essendo triste o avvilente, ha qualcosa di doloroso. Solo la comunione eterna nella beatitudine, non avendo più bisogno di parole e di descrizioni, sarà colma della bellezza condivisa.

Kundera dice che la bellezza organizza la nostra vita fino agli istanti della più profonda disperazione; credo che voglia dirci che mai possiamo distaccarci da questa ricchezza, da questo valore che dà la vera nobiltà all’uomo, neanche quando perdiamo ciò che dà forza alla nostra vita: la speranza. Anche l’amore, la carità è organizzata e giudicata dalla bellezza: un gesto caritatevole arido o sgraziato perde la sua ragione d’essere: l’amore è bello. Ed è importante cogliere un raggio di grande bellezza anche nel morente che sta per consegnare la sua anima. L’uomo è stato creato nella bellezza, dice la Genesi, e questa è parte essenziale del suo essere creatura di Dio e persona umana.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO