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Chiavi di successo

di Gianfranco Cattai - L’esperienza del servizio civile all'estero dei giovani: una risorsa economica anche per le aziende.

Il manager del settore informatico di un’importante azienda italiana dovendo selezionare una persona, per ricoprire il ruolo di suo assistente, si soffermò su un particolare di uno dei curriculum vitae arrivati per quella posizione: il candidato aveva avuto un’esperienza lavorativa in Mozambico volta allo sviluppo dell’economia informale in quel Paese. In particolare, si trattava di una cooperativa di donne analfabete dedite alla raccolta di plastica.

Nulla di strano? Tanto. Innanzitutto che un top manager si fosse soffermato su questa particolarità nel selezionare la persona che avrebbe dovuto occuparsi di tecnologie avanzate e innovative, verso qualcuno che fosse esperto della dimensione dell’economia sommersa, quella relativa alla povertà. In pratica che tenesse conto del mondo reale, nel quale sopravvivono milioni di esseri umani delle periferie dell’umanità, e non solo di quello opulento e ricco nel quale viviamo. Soprattutto, significava, nel caso del manager, tener conto che il futuro non può prescindere da coloro che papa Francesco definisce gli scartati.

Vi è un secondo elemento da evidenziare: la riprova di quanto sia importante l’opportunità che con il servizio civile all’estero offriamo ai giovani.

Era stato evidenziato, qualche tempo fa, in una ricerca di Focsiv e Cnel sulla facilità, per chi avesse svolto il servizio civile all’estero, di trovare lavoro in un tempo breve. Dai dati si evidenzia come circa il 40% di coloro che avesse vissuto una tale esperienza riparta per il Sud del mondo per svolgere il servizio di volontariato oppure come operatore nelle ONG italiane o internazionali .

E allora metto sul piatto il terzo elemento: auspico che si moltiplichino i manager che intuiscano come l’esperienza «in condizioni al limite» – definizione cara al professor Giorgio Ceragioli – dei nostri giovani possa essere valorizzata per uno sviluppo economico che intenda rispondere anche ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sottoscritti all’ONU lo scorso anno dai nostri Paesi e richiamati fortemente nell’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco.

Ogni anno Focsiv consente a 400 giovani italiani di fare un’esperienza di incontro con il “diverso”, di sperimentare l’uso di tecnologie appropriate, di approfondire modelli organizzativi in bilico tra realtà estremamente povere e situazioni post industriali.

Sono loro, sicuramente, una risorsa per gli operatori economici che scelgano di investire in Africa o più, in generale, di avere un’opportunità internazionale. Non solo, va considerato anche un altro aspetto: sono questi giovani che avendo imparato, nella loro lunga permanenza, le lingue, le tradizioni ed i costumi locali, ed avendo stabilito relazioni interpersonali con le realtà del paese ospitante possono essere facilitatori del successo economico delle aziende italiane.

Gianfranco Cattai (presidente Focsiv e Cicsene)
BUONE PRATICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO