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Matita

di Fabio Arduini - La matita è uno strumento di quelli più impensati, nel senso letterale che non è nei pensieri, forse neanche quando la prendiamo in mano. E il fatto di essere così invisibile potrebbe essere la prova del ruolo basilare che le è stato attribuito dalla società, del tutto meritato. Sarebbe difficile inventare un mondo analogo al nostro in cui lei semplicemente non esista, se non altro perché tutti gli oggetti o quasi svanirebbero nel nulla, come se fossero stati scritti a matita e poi cancellati come si fa dopo un ripensamento.

Come se uno scrittore si fosse divertito a scrivere versioni diverse di uno stesso racconto, sull’invenzione e la storia della matita le fonti consultabili in rete sono discordanti in modo curioso, e proprio rispetto alla sua data di nascita. Tutte asseriscono che il giorno sia stato un 10 di settembre, ma di quale anno, non è affatto sicuro! Potrebbe essere il 1564, quando in Inghilterra viene alla luce un giacimento di un minerale sconosciuto, in grado di lasciare un segno di riconoscimento sulle pecore e anche rimuovibile senza danno; oppure invece nel Seicento, quando due italiani hanno l’idea di fissare questo materiale, chiamato grafite, in uno stelo di legno appositamente bucato. Altri poi sostengono che l’anno di nascita è il 1795, quando cioè il francese Conté scopre i vantaggi della mescola grafite-argilla.

Le tappe della storia proseguono: inventori che danno vita a imprese con genealogie da famiglie reali, politiche aziendali semplici e rivoluzionarie, l’arrivo dei colori dentro (nella mina) e fuori (a coprire il legno). Comunque sia, l’idea del francese trovò grande successo perché fece nascere non più la matita, ma le matite. Infatti l’aggiunta di argilla in proporzioni diverse permette di ottenere mine via via più dure, differenzia le caratteristiche del tratto lasciato sul foglio, e di conseguenza aumenta gli utilizzi possibili.

Fabio Arduini
PAROLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO