Sermig

Il leone in sala

di Davide Bracco - Dal vincitore del festival di Venezia un nuovo film da non perdere.

Difficile girare buoni film di genere, ancor più difficile per i registi meritarsi nel loro farsi anche l’approvazione dei critici. Un assunto che merita una spiegazione: i film di genere (western, fantascienza, noir, fantasy…) sono quegli spettacoli di intrattenimento che facilmente si svelano nella loro vera riuscita legata “unicamente” al divertimento che lo spettatore ha provato nel guardarli. Un compito quindi improbo per un regista e raramente ricompensato dai critici che preferiscono premiare i film seri e profondi che analizzano – spesso però con cadute di stile e di palpebre dello spettatore – i casi esistenziali dell’uomo contemporaneo.

Si ricorda come il grande Hitchcock fu spesso snobbato dalla stampa mentre realizzava autentici capolavori del thriller e che lo stesso Kubrick fu tacciato di sfacciato eclettismo mentre girava film di quasi ogni genere (dall’horror alla fantascienza, dal film storico all’erotico, solo il western manca al suo carnet).
Guillermo Del Toro è uno dei più importanti registi del cinema contemporaneo e realizza quasi esclusivamente fantasy a partire da Il labirinto del fauno, un film del 2006 – che invito a riprendere – ambientato nella Spagna franchista dove le paure di un bambino e i suoi fantasmi si mescolavano con la realtà tragica del regime militare in un film di rara poesia.

Undici anni dopo, Del Toro è finalmente un maestro riconosciuto al punto di vincere il Leone d’Oro a Venezia con The shape of water in uscita nelle sale. Anche in questo caso il racconto onirico si somma alla realtà storica, qui rappresentata nella guerra fredda Usa/Urss degli anni 50 a Baltimora.
Elisa, giovane donna muta, lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico/militare e scopre che in laboratorio sopravvive in cattività una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità.

Condannata al silenzio e alla solitudine, si innamora ricambiata di quel mistero capace di vivere tra acqua e aria. Ma il loro sentimento dovrà presto fare i conti con la cruda realtà delle cose.
Un film certamente da non mancare per scoprire un regista che invita lo spettatore a riconsiderare i generi e il loro stile per mostrargli come possano essere rigenerati e come il fantastico sia una ottima chiave per venire a capo delle paure della nostra storia personale e civile.

Davide Bracco
AL CINE
Rubrica di NUOVO PROGETTO