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Anziani e soli

di Stefano Caredda - Che siamo un Paese vecchio destinato a diventare sempre più vecchio ormai ce lo sentiamo dire in continuazione: la crisi cronica della natalità, la sostanziale inconsistenza delle politiche familiari nazionali, la carenza o l’assenza di servizi sui territori sono fra le cause più immediate del fatto che la geografia umana dell’Italia sta cambiando nei decenni con una crescita esponenziale degli anziani. Oggi ce ne sono 13,4 milioni, e gli ultra 65enni aumentano al ritmo di 260mila l’anno. Una benedizione naturalmente, perché si vive più a lungo e meglio, ma anche un problema. Perché, come per i bambini, anche per i vecchi i servizi territoriali non sono affatto presenti: quelli per la non autosufficienza sono in chiaro affanno e pure la presenza di assistenti familiari (colf e badanti) non è più una soluzione a portata di mano, con il loro numero che invece scende, o al massimo resta stabile. A dare un quadro del fenomeno è una ricerca dell’Osservatorio Wellforum.

Spiega il vicedirettore, Sergio Pasquinelli, che una prima causa di questa diminuzione sono i costi: la badante infatti è un peso economico non indifferente per le famiglie, le quali negli ultimi anni si sono peraltro sempre più impoverite a seguito della crisi economica. C’è poi il fatto che ci sono meno persone disposte ad accettare la convivenza con l’anziano: una conseguenza del fatto che è cresciuto il tasso di integrazione delle badanti presenti in Italia, che dunque preferiscono lavorare a ore (e “staccare” una volta finito il turno) più che trascorrere l’intero tempo di vita al domicilio dell’anziano. Parallelamente però, la domanda di convivenza (cioè il numero di famiglie che cercano assistenti familiari “a tempo pieno”) non cala affatto, anzi resta molto alta, e ci sono zone dove trovarne una disponibile è davvero difficile. Ora, a questa situazione le famiglie rispondono facendo appello alle risorse interne (quando c’è un figlio o un nipote disponibili si ricorre a loro) con la conseguenza, in termini generali, di una chiusura delle famiglie su di loro stesse, un aumento dei caregiver familiari e una risposta sempre maggiore di cura interna, con dinamiche che però – avvisano i ricercatori – «rischiano di essere implosive ».

In tutto questo, ci troveremo presto davanti ad un boom di anziani soli. Al ritmo di quasi 200mila l’anno, gli anziani non autosufficienti cresceranno in dieci anni di circa due milioni, e appare molto improbabile che anche il numero dei caregiver possa crescere così tanto. Risultato: un aumento di anziani che vivono da soli è pressoché certo, e specialmente di anziani non autosufficienti. Situazione complicata, che andrebbe affrontata subito con interventi legislativi che riformino le politiche per la non autosufficienza attuate finora (gradazione dell’indennità di accompagnamento, potenziamento della rete dei servizi intermedi come comunità residenziali…). Un compito serio ed epocale per la prossima legislatura.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO