Sermig

Nel nome di Paolo

di Renzo Agasso - Tutti possiamo fare qualcosa contro le armi della mafia: l’indifferenza e il silenzio.
Palermo, 19 luglio 1992. In via Mariano D’Amelio la mafia uccide il magistrato Paolo Borsellino. Salta in aria con la scorta, come due mesi prima Giovanni Falcone, a Capaci.

Rita Borsellino, sorella di Paolo, fino a quel giorno è vissuta appartata, tra famiglia e lavoro in farmacia. Adesso decide: Paolo camminerà sulle mie gambe, parlerà con la mia voce. È così, da ventisei anni. Rita Borsellino è stata in tutt'Italia, per scuole e oratori, parrocchie e associazioni. A dire che la mafia c’è, ovunque. E che nessuno può chiamarsi fuori dal contrastarla. Senza gesti clamorosi.

Nella vita quotidiana. Rifiutando raccomandazioni. Rispettando il codice stradale. Pagando le tasse. Rita continua a parlare a nome di Paolo e di tutti i martiri di mafia. Che non ammazza più, ma divora come un cancro il corpo del Paese.
L’unico contrasto è l’onestà: i mafiosi temono gli onesti. Quelli che non piegano la schiena, non accettano il malaffare, praticano la legalità delle piccole cose, rispettando i diritti propri e altrui.

Se c’è una consapevolezza nuova del dovere di combattere le mafie, è merito anche di Rita Borsellino.
E dei suoi viaggi della speranza e dell’impegno. Ha spiegato un giorno: «Cerco di portare in giro i valori per cui Paolo è morto, ma soprattutto per cui è vissuto. Come sono capace, secondo il principio che tutti possiamo fare qualcosa, ognuno come può, ognuno come sa: così diceva Paolo. Li porto nella maniera più semplice, per farli amare ai ragazzi, perché io credo in loro come ci credeva mio fratello». Decine di migliaia di ragazzi hanno incontrato, ascoltato, guardato negli occhi dolcissimi Rita Borsellino. Lei li ha chiamati alle armi pacifiche dell’onestà, della responsabilità, della coerenza personale. Tanti hanno compreso.

La mafia è forte, ma la speranza di batterla lo è di più. In tantissimi camminano sulle gambe di Paolo, e di Giovanni, accanto a Rita. «Mio fratello – dice sicura – era ottimista, lo è stato sempre, credeva nei giovani». E Paolo spiegava: «Credo che i giovani, siciliani e non, avranno verso la mafia un atteggiamento ben diverso dalla colpevole indifferenza che io ho avuto fino ai quarant'anni».

Insiste Rita: «Il testamento spirituale di Paolo è che non dobbiamo più avere quella colpevole indifferenza nei confronti della mafia. Non dobbiamo più averla, perché l’indifferenza e il silenzio sono le armi vincenti della mafia». Così parla Rita Borsellino. In nome di Paolo.

Renzo Agasso
PEOPLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO