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La logica del noi

di Corrado Avagnina - Uno sguardo sulla realtà per una società più umana.
Parliamo d’altro, dopo l’overdose di politica elettorale prima e di post-voto adesso. Ancorché la politica appunto non sia marginale, ma non è tutto.
Entra nella vita della gente, perché deve farsi carico delle persone sul versante di quanto tocca al pubblico, ma l’orizzonte esistenziale è più largo, più profondo, più interpellante. Il perimetro della politica non basta, anche se ad ognuno tocca la sua parte. Solo insieme si trovano e si praticano vie d’uscita. Su questa logica del “noi” si fatica da più parti ed in più frangenti.

Se le cose vanno male, si cercano le responsabilità. Che però vanno ripartite, senza che nessuno si defili. Ad esempio l’Italia – e ce ne accorgiamo un po’ tutti – vive una stagione complessa e delicata di un inedito invecchiamento della popolazione, con urgenze che si delineano come preoccupanti.
Con, tra l’altro, un inarrestabile calo di nascite che comincia a far balenare qualche linea rossa in cui tutto il Paese potrebbe, ormai, scottarsi e fortemente, in prospettiva. Intanto però c’è da non trascurare l’età avanzata che s’impone sempre più all’orizzonte.
Su La Civiltà cattolica (rivista autorevole dei gesuiti) parte un “allarme drammatico”: negli ultimi dieci anni gli ultraottantenni sono saliti di 1,1 milione ed oggi in Italia gli anziani non autosufficienti sono 2,5 milioni (278mila ospitati in strutture pubbliche o private). Ed il Censis a sua volta evidenzia come 561.000 famiglie abbiano prosciugato i loro risparmi o si siano indebitate per sopperire all’assistenza di un proprio anziano.

Un risvolto sociale, questo, che non trova molta audience, anzi finisce in una sorta di black-out generalizzato. Anzi, p. Francesco Occhetta, che ne scrive su La Civiltà cattolica, ricorda l’altro silente trend che, in ragione della crisi, fa pensare alla non-autosufficienza come ad un “costo eccessivo”. Inquietante!
Da “scarti d’umanità” direbbe il Papa. Una domanda cruciale si impone: c’è un’alternativa tra residenzialità in strutture ed assistenza domiciliare (affidata alle badanti). Una terza via sostenibile e umanizzante? Va cercata insieme scommettendo sulle reti che il territorio può generare, «tra pubblico, privato sociale, privato convenzionato, imprese sociali del terzo settore, volontariato competente». Insomma tutti presi dentro, a cominciare dalla politica. Ma non solo. È «dimensione che riguarda l’intera società, non solo la classe politica, inclusa la Chiesa».

Forse non è più il tempo di stare ad aspettare chissà quale tocco di bacchetta magica o di buona sorte.
C’è solo da rimboccarsi le maniche e guardare alla realtà, proiettandosi nell’immediato domani, ritrovando spessore di umanità, risposte di equità, applicazioni del bene comune, scelte di valore e coraggiose, nonché condivise al fianco delle persone tra le più deboli oggi.

Corrado Avagnina
QUARTA PAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO