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Nel paese della meraviglia

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - “L’uomo che non è capace di meravigliarsi non è un uomo” ha scritto Edith Stein, una ebrea convertita al cristianesimo e poi diventata carmelitana col nome di Teresa Benedetta della Croce e morta durante l’Olocausto. Cosa vuole dire essere capace di meravigliarsi? Saper essere sorpresi da qualcosa di bello e inaspettato, che qualcosa che viene dato gratuitamente e. di cui si riconosce non aver alcun diritto. Occorre dunque un cuore umile e povero, che non pretende di sapere, possedere o aver diritto di qualcosa che gli arreca un piacere e gli dà una gioia tranquilla, ma forte, e che dilata il suo cuore come in un gran respiro.

Meravigliarsi è una cosa molto bella e ci fa crescere in umanità e quindi in bontà, perché riconoscendo che siamo oggetto di qualcosa di gratuito diventiamo più disposti al bene degli altri. Non occorre che le cose, gli avvenimenti, le sorprese siano importanti, grandi, appariscenti. La meraviglia non viene dalla valutazione dell’oggetto, ma dal modo di saper guardare e accogliere. Se considero tutto come un dovuto, oppure peso tutto con la bilancia dell’utilità, non potrò mai meravigliarmi, perché la meraviglia viene dal cuore che sa riconoscere la “sorpresa” e rallegrarsene, che sa stupirsi e riconoscere che ci sono realtà che hanno un valore umanizzante, infatti la bellezza è una grande medicina per l’anima umana ed è totalmente inutile nella materialità della vita. Nella meraviglia c’è una grande parte di gratuità, perché colui che sa meravigliarsi si riconosce più piccolo di ciò che vede o sente e non disprezza nulla, perché disprezzare è cosa che deforma la persona umana che ne è il soggetto, perché avvilendo ciò che gli è esterno, persone, cose o avvenimenti, avvilisce se stessa. Nella meraviglia troviamo anche un misto di suono e silenzio, perché la sorpresa esce con un grido, ma poi si ritira in un silenzio accogliente, stupito e meditativo. L’incontro di Maria ed Elisabetta è carico di questo mix di gioia esplosiva, di stupore e di silenzio: il Signore ha fatto per entrambe grandi cose, non attese, non dovute, regalate per pura bontà, ed esse hanno saputo comunicare l’una all’altra la loro meraviglia con grida, canti, danze e poi un profondo silenzio intriso di gioia.

La vita umana respira nella meraviglia; questa non è un sovrappiù non necessario, una decorazione di un ambiente che può anche non averne bisogno. Senza la capacità di meravigliarsi e di cogliere anche nei drammi più oscuri, la piccola luce che ci fa meravigliare, non viviamo una vita umana; per questo i poveri, quelli che lo sono veramente nel cuore, sono le persone più umane di tutte. Beati i poveri in spirito, dice Gesù, perché di essi è il Regno dei cieli; possiedono fin d’ora quella presenza di Dio e in Dio che è sorgente continua di meraviglia, perché sorpassa non solo ogni possibilità di procurarsela, ma anche ogni nostro più alto desiderio. E la meraviglia è per coloro che sanno desiderare in modo giusto, senza avidità, ma gettando il loro desiderio più in alto, in modo più esteso e più profondo possibile.

Uomo senza fissa dimora seduto per strada che legge un libro e ha accanto a sé una chitarra rossaEsiste, è vero anche una meraviglia che non è buona, ma è presente solo nel linguaggio, nei modo di dire, non viene dal cuore. Il cuore rimane arido e non si meraviglia. Talvolta diciamo: “Mi meraviglio che tu...” ed è qualcosa che normalmente ha il tono sprezzante del giudicare. Non vi è nessuna meraviglia, perché racchiude un giudizio che è in nostro potere, cresciuto dentro di noi e non ricevuto con sorpresa. Il linguaggio può tradirci, ma dentro di noi capiamo subito che altro e il vero essere meravigliati, con una profonda gioia ed esultanza nel cuore, altro è interpellare qualcuno per criticarlo amaramente. E in fondo è un peccato che si usi la stessa parola.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO