Sermig

Ettore degli ultimi

di Renzo Agasso - La storia di un samaritano e profeta tra i poveri di Milano.

Per le strade di Milano ho conosciuto un santo. Uno di quelli che finirà sugli altari: è avviata la sua causa di beatificazione. Si chiamava – si chiama – Ettore Boschini, in religione fratel Ettore, camilliano, nato in provincia di Mantova nel 1928 e morto nel 2004, dopo una vita spesa con i poveri addosso, secondo il pressante carisma del fondatore san Camillo de Lellis.

È venuto alla luce il giorno dell’Annunciazione: e della sua vita ha fatto un’annunciazione. Ha scoperto i poveri della ricca Milano e non li ha più mollati. Andando a raccoglierli alla stazione Centrale, portandoli nelle sue case, prendendosi cura di loro, curandone le piaghe del corpo e dell’anima. L’ha fermato soltanto la leucemia, prima era riuscito a domare anche il cancro.

Non soltanto samaritano però. Pure profeta, perché non si è mai contentato di soccorrere e curare. Ha denunciato, ha gridato forte contro guerre e ingiustizie. Ma il fratel Ettore profeta piaceva di meno, perché per lui l’ingiustizia più grande si chiamava – si chiama – aborto.

L’ho sentito dire ai suoi poveri: «Sapete qual è la vera povertà? Ammazzare i bambini prima che nascano: l’aborto è un delitto atroce. Non ci sarà mai pace sulla terra finché non sarà strappata la pianta velenosa dell’aborto. Dobbiamo pregare anche noi per questo: nulla è impossibile a Dio».

Sfrecciava con la statua della Madonna legata sul tettuccio dell’auto. Aveva giornate convulse, con pause di preghiera fisse e indiscutibili. Ha costruito dal nulla e con nulla rifugi in varie zone di Milano e non solo. Durante la guerra nell’ex Jugoslavia spediva camion di soccorsi: i poveri che aiutavano i poveri. Ha raccolto i primi malati di Aids, ha soccorso drogati, malati di mente, alcolizzati, uomini e donne buttati via dalla grande città.

«Quante volte ha rischiato la pelle! Lo incontravo nel pieno delle notti, con gli occhi bruciati dal dolore, mentre trascinava tossicodipendenti strafatti e povere prostitute al suo rifugio»,
ha raccontato don Mazzi. «Caritas Christi urget nos», l’amore di Dio ci spinge: lo diceva il Cottolengo. Così ha fatto Ettore dei poveri. La febbre dell’amore lo ha spinto. Non è mai stato solo.

Dov’era lui era la Madonna: la sua statua ovunque, nelle case, nei cortili, sull’auto, sui camion diretti in Bosnia. Maria è stata la compagna di giorni e notti febbrili. «Dio non abbandona i suoi figli e Maria veglia sul mondo», diceva. Fratel Ettore sarà santo. È già santo.

Renzo Agasso
PEOPLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO