Sermig

La Pace al governo

di Lucia Foscoli* - Lo scorso 19 dicembre 2017 presso la Camera dei Deputati, è stata lanciata la campagna “Ministero della Pace, una scelta di Governo”, con l’obiettivo di istituire il Ministero della Pace, attualmente presente in altri Paesi del mondo ma non ancora in Italia. Anche il Sermig sostiene la campagna, promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII assieme a numerose organizzazioni della società civile.

«Perché proponiamo di istituire il Mi­nistero della Pace – spiega Giovanni Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII – in un mondo che sviluppa la corsa agli armamenti, dove le guerre intestine eliminano mi­gliaia e migliaia di vite a civili e milita­ri? Perché noi sentiamo, come tanti, tantissimi, che è ora di cambiare rotta, fare un’inversione ad “U”».

Il Papa sostiene che lo spettro del­la guerra nucleare, della terza guerra mondiale a pezzi, ci deve portare de­cisamente a fare una scelta di un’edu­cazione alla pace: nelle scuole, nelle famiglie, a partire dalla prima infanzia. Di un’educazione alla nonviolenza, ad un servizio civile per il bene comune.

Nel libro del profeta Isaia c’è un bellissimo passo che dice «Ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando ed ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco»: come spiegato nelle note della Bibbia di Gerusalemme, questo passo sta a significare che la distruzione dell’equipaggiamento militare preannuncia un’epoca di pace.

Un altro bellissimo passo del patriarca Atenagora dice: «La guerra più dura è contro noi stessi, dobbiamo disarmarci. Ho perseguito questa guerra per anni ed è stato terribile, ma sono stato disarmato, non ho più paura di niente, perché l’amore caccia il timore. Sono disarmato dalla volontà di avere ragione, di giustificarmi squalificando gli altri, non sono più sulle difensive». Questo è un nuovo modo di vivere!

Durante la conferenza del 12 febbraio a Padova, abbiamo presentato i risultati di un sondaggio che evidenzia come due terzi degli italiani sono favorevoli all’istituzione del Ministero della Pace, soprattutto i giovani. «Di tanti ministeri esistenti, avrei voluto che lei ne avesse aggiunto un altro: il Ministero della Pace. Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra. È arrivata l’ora di organizzare la pace» scriveva così don Oreste Benzi nel 2001 al Presidente del Consiglio.

Nel nostro Paese vi sono diversi organi (consulte, comitati, osservatori) che in modi differenti si occupano di attività connesse alla promozione della pace e alla prevenzione della violenza. Manca però “una cabina di regia istituzionale”, che possa finalmente dare il nome ad una politica strutturale per la pace, che risulta essere più che necessaria.

Linguaggi di odio, sicurezza sociale, timore del diverso, disoccupazione, divisione: le persone sono stanche. Una condizione evidente anche dalle ultime elezioni politiche. Pace significa camminare sicuri per strada, affrontare conflitti nuovi, costruire una convivenza sicura, rendere i giovani protagonisti del futuro, educare alla nonviolenza.

Nella proposta sostenuta dalla campagna, il Ministero della Pace agisce in maniera trasversale su 6 punti:

1. Promozione di politiche di Pace attraverso la ricerca e la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione.

2. Disarmo, promuovendo studi e ri­cerche per la graduale riduzione delle spese per armamenti e la progressiva riconversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa.

3. Difesa Civile Non Armata e Nonvio­lenta, con particolare riguardo ai Corpi Civili di Pace al Servizio Civile quali strumenti di intervento nonviolento del­la società civile

4. Prevenzione e riduzione della vio­lenza sociale e promozione di linguag­gi e comportamenti liberi dall’odio

5. Qualificazione delle politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, trasformazione positiva dei conflitti, tutela dei diritti umani e mantenimento della pace.

6. Mediazione sociale, riconciliazione e giustizia riparativa, promuovendo misure concrete di “riparazione” alla società del danno commesso dal reo.

«Un giovane che viene educato a ge­stire positivamente i conflitti con la non­violenza, saprà trasformare i problemi in opportunità, rispondere alle sfide che la vita impone, a relazionarsi con le altre culture e vivere con meno pau­ra il Paese, il quartiere, la città – sot­tolinea in un’intervista Nicola Lapenta, coordinatore della campagna – voglia­mo che il Ministero della Pace diventi una proposta politica, una realtà. Non vogliamo che rimanga solo una bella idea, e questo dipende da ciascuno di noi, che ogni giorno è una piccola parte dello Stato, una piccola parte della so­cietà, una piccola ma irripetibile parte della grande famiglia umana».

* Segreteria della campagna Ministero della Pace - Una scelta di Governo

Lucia Foscoli
NPFocus