Sermig

La cultura dei giochi

di Stefano Caredda - Il significato profondo delle Paralimpiadi: una rivoluzione.
Complice l’orario notturno, delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi di PyeongChang, andate in scena negli scorsi mesi di febbraio e di marzo, non abbiamo potuto gustare moltissimo. I resoconti dei telegiornali, qualche video sul web, alcune pagine sui quotidiani. Sui grandi media se ne è parlato soprattutto in chiave geopolitica, con i segnali di distensione fra Corea del Sud (che ospitava l’evento) e Corea del Nord, che vi ha preso parte con tanto di simbolici messaggi di fratellanza in occasione delle cerimonia di apertura dei due eventi e di alcune gare.

Il tempo e la storia diranno se e quanto questi gesti abbiano contribuito a gettare un ponte oltre il 38esimo parallelo. Certo è che i Giochi Olimpici, rievocando – fra mito e leggenda – la deposizione delle armi e la sospensione di ogni conflitto, confermano la propria vocazione a far riflettere sui destini delle popolazioni, prime vittime designate di ogni guerra.

Un contributo destinato per lo più – purtroppo – a rimanere nel simbolismo, ma che quanto meno, ogni due anni, ravviva un desiderio di pace che ambisce ad essere rappresentato e preso sul serio.

Ma c’è anche un altro tipo di messaggio che i Giochi ormai da alcuni decenni mandano al mondo, e che parla di diritti, di rispetto e di cultura, oltre ogni pregiudizio e oltre ogni barriera. È il significato che trasmettono le Paralimpiadi, le gare riservate agli atleti con disabilità: pari dignità al di là della propria condizione personale, capacità di riscatto, di superare ogni difficoltà, di non fermarsi davanti ad un limite ma di provare a oltrepassarlo.

La Paralimpiade è uno di quegli eventi globali che hanno contribuito, letteralmente, a cambiare il modo di vedere la disabilità: appena 30 anni fa venivano raccontate in modo pietistico come le olimpiadi “del cuore e del coraggio”, della serie “poverini, almeno anche loro fanno qualcosa”. Oggi gli atleti paralimpici sono ammirati e apprezzati, alcuni sono perfino celebrati come fossero miti viventi. Nella vita di tutti i giorni i passi da compiere per garantire un rispetto pieno di tutte le persone con disabilità sono ancora tanti, ma l’onda è partita, anche grazie allo sport. E prima o poi arriverà a destinazione.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO