Sermig

L’abbraccio del cardinale

di Giacomo Gambassi (Avvenire) - Il presidente della Cei Gualtiero Bassetti in visita all’Arsenale della Pace.
È già piena di banchi piazza Borgo Dora alle otto di sabato mattino. L’auto con il cardinale Gualtiero Bassetti quasi li sfiora prima di varcare il cancello del Sermig. Nel cortile d’ingresso la vettura si ferma e scende il presidente della Cei che osserva intorno e alza lo sguardo. «Ancora si scorgono i segni di quella che fu una fabbrica di armi e morte», sussurra. Oggi invece è l’Arsenale della pace. Un’«oasi di pace per la Chiesa e la società intera», la definisce Bassetti nella Messa che il 10 marzo celebra in questo laboratorio torinese d’accoglienza e riconciliazione.
Con la Bibbia in mano, Ernesto Olivero prende sottobraccio il presidente della Cei e lo conduce nel suo “sogno” divenuto realtà. «Ci sono incontri che segnano la vita – racconterà al termine – . E uno di questi è con il cardinale Bassetti».

L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve si ferma davanti alla scritta che è un po’ il simbolo del Sermig: «La bontà è disarmante». Il tetto della fabbrica non c’è in questo punto. Restano solo le travi che danno il benvenuto in una “cattedrale” aperta 24 ore su 24, immagine di una Chiesa che include tutti, a partire dai deboli. «Cristo ci ha detto: “Vi do la mia pace” – spiega il cardinale –. La pace è il dono del Risorto all’umanità e alla sua Chiesa. Per questo siamo chiamati a mettere a frutto tutti i nostri talenti per essere annuncio di pace». Davanti a sé ha una rappresentanza del “popolo” dell’Arsenale: sacerdoti, famiglie, consacrati e consacrate della Fraternità, anziani e soprattutto giovani.

E quando Bassetti chiede a Olivero perché abbia scelto proprio un ex impianto militare come sede del suo progetto, il fondatore cita una figura cara al cardinale toscano: il sindaco “santo” di Firenze Giorgio La Pira. «Ero un giovane e chiesi di essere ricevuto da La Pira – ricorda Olivero –. Fu lui a farmi conoscere la profezia di Isaia». È quella in cui si annuncia che “un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e non si eserciteranno più nell’arte della guerra”.

Ed è il passo della Scrittura che ispira da mezzo secolo il Sermig e dal 1983 l’Arsenale. «La Pira – sottolinea Bassetti – è uno dei grandi testimoni che ci indicano la via. La via delle lance che si forgiano in falci e che qui si è già realizzata perché un luogo legato alla guerra è stato trasformato in culla della cultura dell’incontro».

Il presidente della Cei lo tocca con mano nel viaggio dentro il complesso. Quando entra nel salone della “mondialità” pieno di ragazzi di più di venti nazionalità. «Davvero c’è tutto il pianeta fra queste mura», esclama il porporato. Oppure quando si immerge nella sezione “Madre Teresa” che ospita i profughi del Nord Africa. O ancora nelle sale mensa e nei dormitori.
Oppure nel grande poliambulatorio medico. Nella Scuola di musica viene dedicata al presidente della Cei la canzone Dammi oggi il pane. La esegue Marco Maccarelli. A comporre la musica Mauro Tabasso. Le parole sono di Olivero. Nell’omelia il cardinale lascia una consegna: «Siamo piccoli, siamo come lucciole. Ho ben impresso nella mente quelle minuscole lucciole che vedevo da ragazzo risplendere nei campi di grano. Erano una bella compagnia. Ecco, con le vostre opere siete una compagnia preziosa in questa nostra Italia che ha davvero bisogno di speranza».

Giacomo Gambassi
(Avvenire)
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Rubrica di NUOVO PROGETTO