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Il volto dell’altro

di Corrado Avagnina - L’Italia senza governo dopo le incertezze del voto di marzo. Una questione di responsabilità...

Scrivendo un po’ in anticipo sull’uscita di “Nuovo Progetto”, forse è giustificabile l’azzardo di ragionare di politica italiana, nel post-elezioni del 4 marzo, in attesa – per ora – di un Governo per il Paese, senza sapere come andrà a finire. Quando si leggerà, magari le cose saranno andate da qualche parte.
Dove? È arduo prevedere, con l’aria che sta tirando. E non è il caso di addentrarsi sui discorsi dei vari big, spesso intrisi di messaggi cifrati, poi smentiti o enfatizzati, per un salotto mediatico a troppe facce per essere del tutto comprensibile. Ma tant’è, oggi va così, purtroppo.

Ed allora ci si può rifugiare in una battuta piuttosto paradossale, che però talvolta ha preso quota in misura incredibilmente singolare.
Infatti, di fronte allo stallo politico durato settimane, senza che i due “vincitori insufficienti” (Centrodestra e Movimento 5Stelle) con i rispettivi numeri riescano governare, in quanto privi di maggioranza, in attesa di chissà quale sblocco frontale o laterale, c’è chi dice che in fondo un «Governo non serve, si può andare avanti lo stesso»!
Beh, si tratta di una conclusione piuttosto pesante, da sconfitta per la democrazia.

Chi vuole insistere su questo strano tasto porta anche qualche esempio, più o meno calzante, citando il Belgio e la Spagna, ed annotando che non sarebbe stato un disastro, anzi. Francamente – visto che i tempi sono quelli – sembra una ulteriore versione (sicuramente non incoraggiante) di un certo populismo facilone e spiccio che ci tallona e ci avviluppa. Ma la politica è anche e soprattutto altra cosa. È responsabilità, in primis. Di noi che abbiamo votato e di chi è stato eletto. Una responsabilità ripartita in modo diverso.

Alle urne i cittadini hanno detto la loro. E non è stato un messaggio troppo chiaro (complice una brutta legge elettorale), se ci si trova un po’ impantanati nel non saper che pesci pigliare, ovvero che alleanze cercare e mettere insieme per una guida del Paese.
Ma il voto è stato tratto. Ed ora tocca muoversi a chi ci rappresenta, guardando in faccia a ciò che serve per l’Italia, alle urgenze da affrontare, alle sfide da raccogliere, sul piano interno ed internazionale.
Non basta che a Palazzo Chigi ci sia l’usciere. Ci vuole qualcuno che governi appunto.

Magari con compromessi che non abbassino la dignità di nessuno, ma cerchino porzioni di bene comune di cui c’è estrema necessità.
Nelle condizioni complicate in cui, con i numeri, le forze politiche si ritrovano, qualcuno dice che ci vorrebbe almeno un «Governo utile». Per poi capire che fare, un passo più in là. E magari, per provarci, si potrebbe riscrivere una pagina nuova della democrazia nostrana, in cui riscoprire il volto umano, responsabile, convincente dell’altro… bypassando postazioni irrigidite e senza sbocco. Se ben interpretata, politicamente, resta valida – per avere una marcia in più che oggi manca – quell'affermazione ideale di don Tonino

Bello: «Gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati!».

Corrado Avagnina
QUARTA PAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO