Sermig

Tace Dominique

Dominique Lapierredi Renzo Agasso - Da cinque anni tace Dominique Lapierre. Da quando – il 10 giugno 2012 – una caduta e un trauma cranico gli hanno impedito ogni attività pubblica. Non ha più scritto libri, non ha più tenuto conferenze, non ha più visitato l’India amatissima, non è più venuto a stendere la mano dai suoi amici italiani, che sempre hanno sostenuto le sue iniziative umanitarie in quel Paese-continente.

Il giornalista scrittore filantropo francese, autore del best seller mondiale La città della gioia – e di Parigi brucia?, Alle cinque della sera, Gerusalemme, Gerusalemme, Stanotte la libertà, Il quinto cavaliere, scritti con l’amico americano Larry Collins – ha destinato, per più di trent’anni, parte dei suoi diritti d’autore a costruire scuole, pozzi, dispensari, ospedali, centri di riabilitazione a Calcutta, nel delta del Gange, a Bhopal (dove una nube tossica fece migliaia di vittime). Ha coinvolto nella solidarietà i lettori sparsi nel mondo: tanti lo hanno aiutato con denaro e iniziative di carità, in una straordinaria catena d’amore.
È stato un meraviglioso suscitatore di generosità: perché, prima di tutto, metteva mano al portafoglio. Andava in India un paio di volte l’anno, a portare denaro e verificare di persona come veniva speso, creando gruppi di volontari locali in grado di curare ogni attività, ogni struttura, ogni realizzazione. Ha ideato e varato quattro battelli-ospedale, che raggiungevano le zone più isolate e impervie dell’immenso delta del Gange, alla ricerca dei malati che nessuno avrebbe mai curato. Ha salvato migliaia di bambini lebbrosi e tubercolotici. Ha insegnato mestieri alle donne indiane, ha pagato gli studi – fino alla laurea – ai giovani. L’India l’ha onorato con l’Ornamento del loto, l’onorificenza massima. È stato candidato al Nobel per la pace.

Tutto era iniziato da madre Teresa. Dominique e la moglie – Dominique anch’essa – erano andati dalla santa di Calcutta nel 1981, portando denaro. Li aveva ricevuti all’alba: «È Dio che vi manda!». Da quel momento, ogni energia, sforzo, parola, pensiero è andato all’India e ai suoi poveri. Fino al 10 giugno 2012. Da cinque anni Dominique tace. Vivendo giorni senza più parole, né pensieri. Il bene compiuto lo segue e gli tiene compagnia. Restano i suoi libri. L’ultimo – dopo una lunga amicizia – lo ha scritto insieme a me: Gli ultimi saranno i primi Rizzoli, 2012. Un testamento: «Al tramonto della mia vita, avevo ancora tante cose da dire». /p>

Renzo Agasso
PEOPLE
Rubrica di NUOVOPROGETTO