Sermig

Contro la schiavitù

di Corrado Avagnina - Cosa insegna la tragedia dei braccianti.
Passano le settimane, magari passa anche l’estate, infine passa la stagione dei… pomodori e si rischia di non esserne più allertati, presi come si è dall'incalzare di altre news magari pure tragiche ma con la consolidata capacità di depistare da criticità pregresse e quindi derubricate dall’attualità stringente.

Così da evitare è la smemoratezza rispetto a quanto avvenuto ad inizio agosto, con i sedici braccianti agricoli, immigrati, vittime di due analoghi incidenti mortali sulle strade del foggiano mentre andavano a lavorare nei campi di ortaggi, in condizioni di quasi “schiavitù” come si è scritto e detto da più parti. La ragione che si impone in queste logiche perverse è sempre un po’ la stessa: per stare sul mercato occorre… adeguarsi! Ma si può incidere sul mercato? Ma al mercato, nel suo ultimo stadio, non andiamo noi che consumiamo ciò che si produce e poi si vende?

Un suggerimento viene dall’economista Leonardo Becchetti (foto), sulle pagine di Avvenire, a ridosso delle tragedie in Puglia. «Quei poveri braccianti agricoli morti in incidenti – annota Becchetti – non hanno nessun potere contrattuale per migliorare le loro condizioni di lavoro… ma noi cittadini-consumatori (aiutati da azioni pubbliche opportune) abbiamo potere. Dobbiamo innanzitutto prendere coscienza del sotto-salario ed un potere d’acquisto dei lavoratori che hanno contribuito a realizzare quel prodotto che non si possono permettere nemmeno il sottocosto medesimo».

Ed illustra un esperimento compiuto, con altri amici esperti in materia, per capire se i consumatori possono farsi protagonisti di cambi di passo importanti. Per due mesi si è approntato un cartellone all'ingresso di alcuni punti vendita di grandi catene di distribuzione. Vi erano evidenziate le sostenibilità sociale ed ambientale delle dieci maggiori multinazionali del cibo mondiale. «A distanza di due mesi, le vendite della prima in classifica erano aumentate del 6% e quelle delle ultime tre si erano ridotte mediamente del 15% rispetto al campione di controllo di punti vendita con le stesse caratteristiche ma senza il cartellone all'ingresso», dimostrando che «una parte dei cittadini-consumatori ha l’intelligenza di comprendere che premiare i sostenibili è un atto “generativo” che premia di per sé, ma anche un atto politico che può contribuire a cambiare le cose a nostro stesso favore (creando complessivamente le condizioni per un sistema di lavoro più degno, orientato alla sostenibilità ambientale ed a una maggiore salute alimentare) ».

Insomma una responsabilità consapevole affidata a noi consumatori, chiamati a non ridurci solo a ragionare sul prezzo. «Abbiamo una grande occasione a portata di mano – commenta Leonardo Becchetti – perché non tutti i produttori sono uguali. La legge sul caporalato ha istituito il registro delle reti del lavoro agricolo di qualità, in regola con i contributi e le norme sul lavoro.
Nel foggiano si sono iscritte solo 7mila imprese su 31mila». Perché cambi anche questo preoccupante penultimo anello della catena, non sono ininfluenti i nostri nuovi stili di vita… che non sono per sognatori incalliti, ma sono di un realismo efficacissimo. Se messi in campo, con convinzione.

Corrado Avagnina
QUARTA PAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO