Sermig

Speranza all'opera

di Chiara Vitali - I laboratori nati dopo il terremoto del 2016.
Il 24 agosto 2016 il centro Italia è stato dilaniato dal terremoto che ha provocato 300 morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Una tragedia che, sin da subito, ha richiamato azioni di solidarietà da tutta Italia. Tra le realtà di aiuto nate sul territorio, alcune si sono strutturate in modo stabile, portando avanti con costanza la propria missione.
Un esempio è quello dell’associazione Laboratorio della Speranza Ascoli Piceno, che opera nelle comunità di Arquata del Tronto, Montegallo, Roccafluvione, Venarotta, Acquasanta Terme.

L’associazione si è impegnata su più livelli: immediatamente nel post sisma l’attività era di supporto agli sfollati, con interventi rivolti in particolare a bambini e giovani; attualmente le attività portate avanti coinvolgono le comunità nel tempo libero, puntano alla ricostruzione sociale e all’attivazione, anche economica, del territorio.

L’associazione lavora in un contesto complesso sia a causa del sisma che per condizioni peculiari del territorio, già presenti in precedenza: possibilità lavorative ridotte, frammentazione dei centri urbani, mancanza di luoghi aggregativi. La situazione è particolarmente difficile per i giovani: proprio da loro si è deciso di ripartire, sognando in grande. «Il futuro dei giovani deve essere anche qui. Per questo motivo ogni progetto che riguarda i giovani terremotati deve permettere la costruzione di luoghi che rendano vivibile la città anche per loro» si legge sul sito dell’associazione.

Ecco, quindi, l’idea delle “Botteghe della speranza”: luoghi di aggregazione giovanile che puntano alla formazione professionale.
Partendo dallo studio dei mestieri tipici della tradizione, ai giovani vengono fornite competenze tecniche utili e all’avanguardia. L’obiettivo principale è la creazione di possibilità lavorative sul territorio, con una cultura del lavoro basata sui principi di eticità, solidarietà e rispetto del creato. Con la convinzione che l’incontro tra tradizione e innovazione possa essere la chiave per la ripresa.

Chiara Vitali
PUNTI DI PACE
Rubrica di NUOVO PROGETTO