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Semplicemente amici

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - Jean Vanier (foto) ha scritto una volta: «Sono colpito dal fatto che condividendo le proprie difficoltà nutriamo gli altri più che condividendo i nostri successi». Questa frase ci fa prendere coscienza che, in fondo, siamo tutti dei poveri e che abbiamo bisogno di essere raggiunti nel cuore delle nostre fragilità, perché quello è il punto di incontro. Tutto ciò che è potenza, perfezione, successo non è condivisibile e chi voglia accogliere basandosi su quelle caratteristiche ha la possibilità di aprire uno spazio in sé per accogliere una ricchezza altrui. È praticamente impossibile, infatti, poter parlare dei propri successi, delle proprie virtù, delle proprie capacità, facendone uno strumento di aiuto per gli altri. Ciò che è largo e sferico non trova spazio per entrare in ciò che è stretto e cilindrico, può solo sovrastarlo o reggerlo, ma non comunicare.

Quando invece porto nelle mie mani frammenti di esperienze incompiute, di insuccessi, di cose non ancora ben apprese, trovo in chiunque altro uno spazio per comunicare, per dare, per condividere. Le due povertà non si annullano, ma si completano e l’intesa è ben più facile, perché su quel piano ognuno ha da dare e ognuno ha bisogno di ricevere.
Anche quando posseggo una scienza, una capacità, un’arte, posso presentarmi o come chi cerca ancora, o come chi è soddisfatto e può solo presentare la sua ricchezza. Nel primo caso, nella ricerca di una crescita, sono capace di ricevere anche cose minime, apparentemente ben inferiori di quelle che già posseggo, e ricevendo do: non importa se apparentemente lo scambio non sia di cose ugualmente valide; ma il semplice fatto che mi apro a ricevere crea nell’altro la possibilità di essere arricchito. È certamente il metodo di Dio che, come dice San Paolo «da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (Fil 4,12). Se, invece, mi pongo solo nell’atteggiamento di chi ha, posso dare in elemosina, ma non serve veramente a chi riceve, non lo fa crescere e non lo innalza ad una relazione veramente umana.

Jean VanierJean Vanier parla del condividere le difficoltà, piuttosto che i successi. Le difficoltà sono patrimonio comune della persone umane e la ricerca di soluzioni trova una complicità in chi attraversa difficoltà forse diverse, ma sempre bisognose di soluzioni e le soluzioni sono spesso parenti fra di loro: si arricchiscono vicendevolmente. Trovando, o semplicemente cercando, dono ai miei simili delle piste di ricerca di soluzioni che aiutano. Chi invece nella facilità non ha bisogno di cercare o di essere aiutato, ha in mano una soluzione, ma questa soluzione che lo soddisfa non può condividerla, perché è chiusa nella sua storia e non può entrare nella storia altrui. Forse posso avere una vita più facile di altri e anche riuscire meglio nelle mie imprese, ma ciò che potrò davvero condividere sarà sempre e solo lo sforzo fatto per cercare un modo di uscire dalla difficoltà. Quel percorso contiene elementi utili a tanti, mentre la riuscita chiude le porte e rimane solo mia.

In ultima analisi la cosa che diventa nutrimento per chi ha e chi non ha è l’amicizia reciproca. Nessuna amicizia può nascere nel sottolineare la differenza, che certamente esiste oggettivamente, ma piuttosto ha bisogno di un terreno in cui si sottolinea l’uguaglianza che tutti abbiamo in quella fragilità, che comporta la nostra natura comune. Ancora una volta: chi ci insegna a vivere la vera relazione umana è il Signore Dio, che nel suo venirci incontro definitivo non è venuto sfoggiando la sua Maestà incomparabile, ma mostrandoci la sua fragilità e la sua vulnerabilità di uomo che ama senza misura. Allora davvero nutriremo dandoci come pane spezzato per il bene degli altri.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO