Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (25/28)


Difenderci dal male (1/2) - di Giuseppe Pollano
- La tentazione misura a che punto di fedeltà siamo. Nessuna prova, nessuna tentazione può separarci dall’amore di Dio.
Ombra di donna che pregaLa tentazione più grande che può prendere ognuno di noi è mettere il proprio io al posto di Dio, dimenticandoci di essere suo tempio, abitati da Lui. Morire a noi stessi è la strada per non lasciarci dominare dall’orgoglio, per essere come Gesù: miti e umili di cuore.
Cerchiamo continuamente consiglio per non portare avanti le nostre idee ma quelle del Signore; lasciamoci avvicinare da tanti poveri per avere un linguaggio semplice e non insuperbirci, per non sentirci mai arrivati. Non smettiamo mai di vigilare sulle nostre fragilità e sui nostri doni, perché siamo creature e, pur facendo tutto il bene che possiamo, abbiamo bisogno di pregare, di tacere, affinché sia sempre il nostro Signore a parlare, ad agire dentro di noi.
Abbiamo bisogno di difenderci dal male che spesso si presenta come bene. L’inquietudine o la pace interiore possono essere le chiavi per riconoscere il male o il bene.
Molte tentazioni si vincono solo fuggendole, digiunando, come segno di libertà, da immagini, letture, musica che ci possono portare lontano dalla logica di Dio.
Difendiamoci dal male con una preghiera incessante.


La tentazione è una importante categoria della vita. Quando si parla di tentazione si pensa subito alla morale e alla religione. In realtà è opportuno allargare la visuale, perché la tentazione è un fatto più generale dell’esperienza umana.


1) che cosa è la tentazione

Innanzi tutto bisogna collegare il termine tentazione al verbo tentare, non però nel significato di indurre qualcuno al male, ma a quello più generale di provare. In questo senso la tentazione va intesa come una prova, una verifica per capire bene quanto una persona o un oggetto resistono ad uno sforzo, ad una violenza, a qualche cosa che cerca di rovinare e spezzare.
Tutte le realtà hanno dei limiti, e anche per la persona umana vale la stessa cosa: anche noi sappiamo resistere fino ad un certo punto a delle sollecitazioni e poi cediamo. Tutti abbiamo quindi punti di rottura psicologici e morali, e qualche volta ci accorgiamo che li stiamo avvicinando. Frasi come “non ce la faccio più”, “non resisto”, se dette seriamente sono preoccupanti e dimostrano che abbiamo dei limiti. Un suicidio è la soluzione estrema di una rottura irreversibile.
Nel linguaggio morale la tentazione è la prova che riguarda l’attaccamento di una persona a ciò che per lei vale. È soltanto il valore che ci attira e che crea in noi un attaccamento tale che non vogliamo perderlo.
I valori sono molti. Icona di S. PaoloPaolo, parlando dell’amore di Gesù, pone la questione proprio sotto questo punto di vista: che cosa potrebbe separarmi da te? (Rm 8,35). Con la sicurezza del suo grande animo risponde che niente, nessuna prova, nessuna tentazione potrebbe strapparlo via da Gesù.
Dunque ci sono valori a cui sei attaccato. Nello stesso tempo, però, non sai fino a che punto. Diciamo “amo”, ma solo quando una forza diversa cerca di strapparci dalla cosa o dalla persona che amiamo possiamo capire quanto amiamo davvero. Senza la prova l’amore è qualche cosa di generico e insicuro, solo nella misura in cui sono capace di rimanere attaccato, ho il diritto di dire che sono fedele. La fedeltà infatti è la capacità di rimanere attaccato ad un valore quando qualcosa mi dis-trae da esso, è la resistenza alla forza che vorrebbe separarmi dal valore. Quindi la fedeltà implica fatica e sforzo. Soltanto chi può dire di sé che è fedele ad un valore, ha anche il diritto di dire che è una persona affidabile. Fin che la vita non ci tenta, non sappiamo se siamo persone fedeli e di cui ci si può fidare; qualche volta nella vita si è convinti di essere fedelissimi e affidabilissimi, e poi restiamo molto delusi da noi stessi perché constatiamo che è bastato così poco per tradire, per tirarsi indietro.
Ecco perché la tentazione è assolutamente indispensabile, in particolare quando i valori sono essenziali, come nella vita cristiana dove il valore è Gesù Cristo. Paolo pone la sua domanda (Rm 8,35) quando ha già superate innumerevoli prove e tentazioni, quindi è sicuro della sua risposta. Noi, molto più umilmente, potremo rispondere di sperare che nulla ci separi da Gesù, ma dobbiamo provare. Potrà separarmi da te, Gesù, questa prova che prima non avevo e che mi proietta in questa condizione diversa in cui faccio fatica a vivere? Soltanto se la supero, posso dire che ho conosciuto la misura dell’amore di Gesù. Questo criterio non vale solo per l’amore verso Gesù, ma in ogni amicizia e amore.
La tentazione misura a che punto di fedeltà siamo. Una vita cristiana in crescita dovrebbe poter dire che nel passato bastava poco per distogliere da Dio, far vacillare, mentre oggi quelle cose non bastano più, l’attaccamento a Dio è diventato più reale. Il segno del progresso cristiano non è l’insieme dei nostri sentimenti belli e delle nostre esperienze di preghiera e fraternità, ma se la mia capacità di rimanere attaccato a Cristo è cresciuta, cioè se laddove nel passato qualcosa facilmente mi strappava da Gesù, oggi non si strappa più. Questo è l’unico vero segno della tentazione vinta (cfr. Lc 4,2).


2) che cosa comporta la tentazione

Dobbiamo riconoscere che abbiamo più valori contemporaneamente (tutte le realtà personali e le cose che in vario modo amiamo) e dobbiamo anche ammettere che tutti questi valori non sono sempre in armonia, qualche volta entrano in conflitto. Noi ci muoviamo in mezzo a continue tentazioni, la nostra fedeltà è sempre collaudata, specialmente nel nostro tempo dove abbiamo tutto a portata di mano. Questo però non deve farci sospirare che è una continua fatica, perché è anche bello scegliere Gesù in situazioni in cui si sarebbe potuto scegliere altro. D’altronde questo è un modo concreto per dimostrare a Gesù che gli voglio bene. Scambio fedi nunzialiAnche due persone che si vogliono bene continuamente chiedono l’una all’altra piccole prove di fedeltà.
Avendo in origine molti valori, non siamo sicuri di quali siano veramente i più radicati. Ad esempio due si sposano e dicono che non si tradiranno mai. È bello avere questa intenzione, ma è poi l’esperienza della vita che dice se questa intenzione era davvero un valore di fondo.
Ci vuole il collaudo, solo la tentazione che incontri ti fa capire quali sono i valori più grandi per te, perché quelli meno importanti cedono. Te ne accorgi dopo che cosa veramente ti interessa. In altre parole, le prove, proprio perché ci obbligano a scegliere, ci riducono all’essenziale, ci fanno capire per esperienza ciò che forse non sapevamo, che cosa ci interessava davvero.
La tentazione allora serve a capire chi sono, perché io sono quello che io amo.
Può anche accadere di accorgerci che non abbiamo un motivo ideale essenziale per vivere. Questo è normale per la nostra cultura che si accontenta di mettere insieme un po’ di persone e cose che ci interessano, ma non lo è per il cristianesimo.
Il cristianesimo sceglie, come ha scelto Gesù verso di noi, un amore forte come la morte (Ct 8,6): io ti scelgo, Gesù, in questa misura, perché tu hai scelto me prima che io esistessi mettendo come misura la tua vita, tanto da morire per me e mi attacco a te, mio supremo valore, nella stessa tua misura. So che non sarà facile e so anche che certe volte non lo farò.
Noi facciamo una vita cristiana molto facile, non abbiamo grandi contrasti e persecuzioni, quindi non sappiamo fino a che punto siamo cristiani fedeli. Come mi comporterei lo posso già capire da come mi comporto di fatto, perché ci sono tante occasioni pratiche in cui devo fare delle scelte. Vado in un ambiente di persone scettiche che mi accettano come amico, e mi accorgo che lì mi adatto troppo, non dico parole da cristiano. Ho due pesi e due misure? Se è così devo mettere in questione la mia fedeltà: Signore, se mi basta questo perché la mia personalità si addormenti un po’, perché io non senta il bisogno o non trovi il coraggio di dire di te, allora devo mettermi in questione. Il vero cristiano porta dentro l’attitudine a voler essere fedele anche di fronte alla tentazione del rispetto umano, del non voler creare problemi, del non esporsi, del non perdere l’amicizia o la simpatia.
Non possiamo essere persone di mezza misura, lasciamo che la tentazione ci chiarifichi, ci faccia capire quanto è il proprio zelo. La tentazione, quando Dio la permette, ci serve moltissimo per metterci in questione e forgiarci. Ecco perché Gesù di fronte a noi come siamo, ci sfida: Salvo Monica, Se qualcuno vuole venire con me prenda la sua croce e mi seguaMi ami? Allora se vuoi seguirmi prendi la croce” (Mt 16,24). La mia inclinazione non è questa, ma Gesù vuole vedere se il mio attaccamento a lui non mi spaventa e non si spezza. Gesù non pone questa domanda per spaventare, ma per chiederci di amarlo nella misura in cui lui ci ha amati, è una richiesta di amore. Gesù vorrebbe che il nostro amore equivalesse al suo: amami perdutamente.
Con la tentazione mi capisco e le tentazioni vinte sono la misura con cui amo il Signore. Tutto il resto è pura teoria, discorsi, parole. Non si impara ad amare Gesù quando si fanno grandi celebrazioni, ma nella tentazione.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore