Sermig

Maria è sempre in viaggio

Illustrazione di Gian Piero Ferraridi Luciano Monari*Dopo l’annunciazione, Maria si mette in viaggio per andare a incontrare Elisabetta, sua parente.

Elisabetta, che sembrava sterile, è incinta e Maria desidera accompagnarla in un momento così delicato della sua vita; desidera benedire con lei il Signore e ringraziarlo per la sua misericordia. L’incontro delle due donne rientra quindi nella logica normale delle cose. O almeno dovrebbe rientrare; perché in realtà quando Maria entra in casa di Zaccaria e saluta, a quel saluto sembra accadere l’imprevedibile. Il bambino si muove nel seno di Elisabetta; Elisabetta viene riempita di Spirito santo e interpreta il movimento del feto dentro di lei come un movimento di gioia; poi riconosce in Maria “la madre del suo Signore” e proclama tutto questo con parole profetiche. Si compiono così le promesse che accompagnavano l’annuncio del re Messia: “Esulta, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re”. Insomma, l’arrivo di Maria porta in casa di Zaccaria la gioia messianica.

La sorgente di questa gioia sta nella fede di Maria: “Beata te che hai creduto!”. le dice Elisabetta. Potremmo spiegare le cose così: Dio ha rivolto a Maria la sua parola; Maria ha accolto la parola di Dio con l’obbedienza della fede: “Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola”. In questo modo la parola di Dio (il Verbo) si è incarnata in Maria, ha preso la forma di un’esistenza umana. Dove Maria va, lì essa porta con sé la parola di Dio: gli spazi umani (la casa di Zaccaria, ad esempio) accolgono Maria e attraverso di lei ricevono la parola di Dio. Ma la parola di Dio contiene tutta la benevolenza di Dio verso gli uomini. Con la sua presenza, quindi, Maria trasmette al mondo la benevolenza di Dio e quindi la gioia. Probabilmente ciascuno di noi desidererebbe avere il potere di Maria: entrare in una casa, dire: pace a persone che amiamo e vedere che il nostro saluto produce consolazione, gioia, speranza. Maria è unica, è magica: eppure... Eppure il mistero che si compie in lei dovrebbe compiersi, in qualche modo, anche in noi. In qualche modo, la parola di Dio arriva anche ai nostri orecchi e al nostro cuore: perché in noi questa parola non produce i meravigliosi effetti che ammiriamo in Maria? C’è un segreto?

Il segreto si chiama: fede. Fede vuol dire che la parola di Dio non è ricevuta solamente negli orecchi, ma anche nel cuore; e che non è solo capita con l’intelligenza, ma anche amata col cuore; e che non è solo ammirata dal di fuori, ma obbedita con la vita. Allora l’esistenza dell’uomo assume una forma nuova: continua a essere un’esistenza pienamente umana, fatta di sentimenti e desideri, di scelte libere e responsabili. Ma nello stesso tempo diventa un’esistenza evangelica dove i sentimenti e i desideri e le decisioni rispondono in modo armonico alla parola di Dio che chiama.
Supponiamo che tu ascolti una parola di Gesù: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”. Ascolti con gli orecchi, capisci con l’intelligenza; poi ti rendi conto che quelle parole ti propongono uno stile di vita: desideri fare tuo questo stile, riconosci in te sentimenti e parole che sono arroganti o prepotenti e cerchi di correggerli; lasci spazio, invece, a movimenti del cuore che ti portano a sopportare con pazienza, a parlare con rispetto, ad agire lasciando spazio anche agli altri. Quella parola, interiorizzata con il dono dello Spirito, ti rende mite. Quando incontrerai gli altri, a incontrarli sarà una persona nuova, che ha imparato la mitezza e la vive, che ha incarnato la parola di Dio nella sua vita. L’effetto sugli altri sarà la gioia; hai purificato un piccolo frammento di mondo e dove c’era prepotenza hai messo un seme di mitezza. È il miracolo della fede.

* Vescovo di Brescia

Abbi fede – Rubrica di Nuovo Progetto (febbraio 2013)