Sermig

Il disegno di Dio

Illustrazione di Gian Piero Ferraridi Luciano Monari*Quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, i genitori lo portano a Gerusalemme, nel tempio, “per presentarlo al Signore”. Alla radice di questo gesto sta un atto di fede.

Maria e Giuseppe riconoscono che quel bambino non appartiene a loro, che è più grande delle loro attese e delle loro speranze; che in quel bambino si compirà una missione che non viene da loro, ma da Dio stesso. Nello stesso tempo, essi sanno che la missione di Gesù cambierà anche la loro vita di genitori e che essi dovranno tenerne conto nel loro modo di pensare e preparare il futuro. Presentando Gesù al tempio, essi esprimono la loro accettazione di questa missione (quella di Gesù e la loro) che ancora non conoscono ma che sanno essere dentro al disegno di Dio e quindi buona.

Credere significa proprio questo: accogliere la propria vita dalle mani di Dio, riconoscere che la nostra vita è più grande di noi stessi, di quello che riusciamo a pensare o progettare da noi. Dovremo fare i conti con una realtà che ci supera: la realtà del mondo e degli altri. Dal mondo e dagli altri ci verranno stimoli positivi, capaci di muovere in noi sentimenti intensi e desideri inediti. Dal mondo e dagli altri subiremo anche dei condizionamenti che ci impediranno alcune possibilità e mortificheranno alcuni dei nostri progetti. Avere fede significa accettare tutto questo e consegnarci a Dio; accogliere dalle mani di Dio tutto quello che accade e rispondere a ogni situazione nel modo in cui Dio vuole.

Ma qual è il modo giusto in cui Dio ci chiede di rispondere alle diverse circostanze della vita? Si può dire semplicemente questo: Dio ci chiede di fare delle scelte che siano attente, intelligenti, responsabili, buone; ci chiede di cogliere ogni momento della nostra vita come occasione per imparare l’arte difficile di amare, di essere persone che amano il bene e odiano il male; di essere persone che cercano il bene proprio, ma anche quello degli altri; il bene immediato, ma anche il bene futuro. Chi agisce in questo modo cresce progressivamente in umanità, impara ad avere sentimenti positivi, a fare scelte utili a sé e agli altri. Non è certamente un cammino facile, gli errori debbono essere messi in conto. Ma gli errori riconosciuti e superati possono diventare uno stimolo positivo alla crescita, al miglioramento. La condizione necessaria è la sincerità con se stessi, l’attenzione ai movimenti del proprio cuore, l’umiltà davanti a Dio.

Nel tempio, i genitori di Gesù incontrano il vecchio Simeone che, illuminato dallo Spirito Santo, profetizza e rivela il senso della missione di Gesù: sarà luce per tutte le nazioni pagane perché porterà loro la rivelazione dell’amore di Dio; sarà gloria per il popolo di Israele perché la salvezza del mondo intero dipenderà da una rivelazione che scaturisce proprio da lì, dal popolo di Israele. La rivelazione di Gesù – dice ancora Simeone – troverà accoglienza e rifiuto insieme, sarà quindi segno di contraddizione davanti al quale gli uomini si divideranno.
Per Maria si tratta di dire di sì a questa rivelazione e quindi dire di sì a tutto ciò che questa rivelazione comporterà. Non sarà un cammino facile perché si sente dire: “a te una spada trafiggerà l’anima.” E soprattutto non è un cammino conosciuto in anticipo; come dire di sì all’imprevisto e imprevedibile? Maria non sa come si presenterà il futuro, sa, però, che il futuro, quale che sia, sarà sempre una possibilità di fare la volontà di Dio. Per questo può accettarlo senza condizioni. La fede è questa: non sicurezza che il futuro sarà facile o bello o gradevole; ma sicurezza che il futuro porterà con sé la presenza di Dio e la comunione con lui. A chi è innamorato basta questa sicurezza; il resto è secondario.

* Vescovo di Brescia

Abbi fede – Rubrica di Nuovo Progetto (marzo 2013)