Sermig

La responsabilità di essere liberi

Illustrazione di Gian Piero Ferraridi Luciano Monari*Il libro dell’Apocalisse è una lettura della storia alla luce della risurrezione di Gesù; libro di una speranza vittoriosa, ma anche libro di angosce e sofferenze grandi.

Al centro di questo libro (nel cap. 12) compare un segno celeste: una donna “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi”; è incinta e sta per dare alla luce un figlio; di fronte a lei sta un enorme drago rosso che cerca di divorare il bambino appena partorito; ma il bambino viene rapito in cielo prima che il drago possa fargli del male. La donna, invece, trova rifugio nel deserto per un certo tempo (tre anni e mezzo). Il bambino è chiaramente il Messia, Gesù Cristo, nel cammino di glorificazione che lo insedia alla destra di Dio con pieno potere. Ma chi è la donna? Gli esegeti pensano al popolo di Dio (Israele) nel quale e dal quale nasce il Messia; ma una lunga tradizione interpretativa pensa a Maria, la madre biologica (e non solo) del Messia.

Senza entrare nella discussione, è però significativo che il segno si presti a entrambe le interpretazioni: il popolo di Dio, Maria di Nazaret. Ha proprio visto bene il Concilio Vaticano II quando presenta Maria come immagine della Chiesa come se in lei, in Maria, la Chiesa intera potesse rispecchiarsi e riconoscersi. Tutti noi siamo membri della Chiesa e in ogni cristiano la Chiesa vive, agisce, si incarna. E però l’immagine della Chiesa che noi trasmettiamo è offuscata da limiti e incoerenze; in Maria, invece, la figura della Chiesa è pulita. È pulita nella sua fede quando risponde alla vocazione di Dio dicendo: “Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola”. È pulita nella sua preghiera quando intona il Magnificat per attribuire a Dio solo ogni grandezza e ogni bellezza. È pulita nella sua libertà interiore, quando accetta il distacco doloroso di suo Figlio e, in qualche modo, lo dona a Dio per il mondo. È pulita nella sua sofferenza quando partecipa alla croce e all’obbedienza del suo Figlio. È pulita nella sua speranza quando prega nel cenacolo con i discepoli di Gesù in attesa del dono dello Spirito.

Tutto viene da Dio: la Parola e lo Spirito, il volere e l’operare, la promessa e l’adempimento. Eppure la collaborazione libera della creatura è necessaria. Il disegno di Dio, infatti, non comprende solo un ordine meccanico delle cose (l’ordine della fisica o della biologia); in questo caso le leggi della natura basterebbero a realizzare la volontà di Dio. Ma Dio ha in mente un mondo che diventi partecipe della sua sapienza e del suo amore e questo non può avvenire se non attraverso una guarigione e una libera attività della creatura. Dio ha fatto un universo grande e meraviglioso; ha inventato un processo di evoluzione delle specie che lascia ammirati; ma il capolavoro di Dio è una creatura che, nella libertà, sceglie di fidarsi di lui e di amarlo, di anteporre la volontà di Dio ai propri interessi immediati. Una creatura fatta di carne e di sangue, sottomessa al limite e alla morte e che, nonostante questo, sa credere nell’amore e sa donarsi anche quando la ricompensa mondana non c’è o appare impossibile.

Maria è tutto questo: discepola del suo Figlio, ha portato la natura umana a una trasparenza ammirevole, tanto da diventare riflesso della bellezza di Dio. Proprio perché Maria fa parte della Chiesa, la Chiesa può custodire una speranza sincera nonostante tutte le ombre che oscurano la sua storia nel mondo. Non siamo spesso degni della Chiesa cui apparteniamo; guardare Maria ci consola. La sentiamo nostra – come è davvero – e ci sentiamo suoi. A motivo di lei sappiamo che nonostante le battaglia ancora da combattere, l’esito sarà anche per noi la vittoria: “E vidi la Gerusalemme nuova che scendeva dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21,2).

* Vescovo di Brescia

Abbi fede – Rubrica di Nuovo Progetto (dicembre 2013)