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Voi chi dite che io sia?

Raffaello Sanzio, Cristo benedicentedi Giuseppe Pollano – È una domanda (cfr Mt 16,15; Mc 8,29; Lc 9,20) che ogni cristiano deve sapersi rivolgere, e più volte, nella vita, per offrire a Gesù, che ci ama, la risposta che si aspetta.


IL SENSO DELLA DOMANDA


Perché Gesù ci pone questa domanda, che cosa lo preoccupa? Di essere per noi un personaggio che non va oltre una certa insignificanza. Egli vuole essere conosciuto, ma non soltanto dal punto di vista del catechismo. È evidente in Gesù l’intenzione d’avere non una risposta descrittiva (“Tu sei”) ma esperienziale (“Tu per me sei”). Diventa quindi una domanda che non finisce mai di essere riproposta, perché non si può mai dire che finalmente Gesù Cristo sia tutta l’esperienza che ci prende la vita.


PASSAGGI ESPERIENZIALI

Da che cosa ci accorgiamo che, nonostante le nostre debolezze e i nostri peccati, Gesù è diventato sempre di più l’esperienza che ci domina, che ci sorregge, che ci attira, che ci fa vivere, che ci rallegra, che ci rassicura e della quale, nello Spirito Santo, ci innamoriamo?
Nella vita ci sono alcuni passaggi esperienziali tra noi e Gesù grazie ai quali risolviamo quelli che altrimenti rimarrebbero problemi insolubili e ci permettono di fare esperienza di Gesù che ci salva.

il passaggio dalla sabbia alla roccia (Mt 7,24-27)
o problema del senso della vita
Senza il Signore noi ci rendiamo conto che stiamo costruendo sulla sabbia, le delusioni sono all’ordine del giorno, il senso della vita ci sfugge. Vale la pena vivere perché Gesù ci dona la pace certa nella vita e oltre la vita. Il Signore ci dice: ti sei già accorto, nelle tue fatiche e i tuoi dolori, che, quando vieni da me, io ti ritempro, ti rassicuro, ti ricostruisco?
Se sto facendo esperienza di Gesù che mi ha ridato pace e fiducia, possiedo il primo passaggio, dal non senso al senso di vivere.

il passaggio dalla morte alla vita (Gv 20,11-18)
o problema della disperazione
Maria di Magdala sta vicina al sepolcro dove avevano depositato Gesù. Piange, è disperata. Per lei Gesù era diventato l’unico importante, l’indimenticabile. E non c’è più. Maria di Magdala incarna tutte le nostre disperazioni quando abbiamo alle spalle qualcuno o qualcosa che è scomparso e si è portato via tutta la nostra gioia. Quando abbiamo dietro di noi una morte irrimediabile, che non sempre è quella di una persona, può essere la morte di un ideale, di un progetto, di una speranza, è molto duro continuare a vivere in questa situazione, molti non ce la fanno.
Il passaggio dalla morte alla vita: ecco il grande problema. Vale la pena di vivere? Sì, Gesù ci dice: io ci sono, non disperarti mai, non finisce nulla, perché io sono risorto e sono vivo.
Quando svuotiamo in lui il cuore, piangiamo davanti a lui e ci sentiamo rinfrancati, si fa esperienza della presenza di Gesù e non si morirà mai di disperazione esistenziale.

il passaggio dal peccato alla giustizia (Lc 7,36-38)
o problema del conoscere il tormento della colpa
Parlavo con una giovane donna che mi diceva piangendo che non poteva perdonare se stessa perché, tempo addietro, aveva abortito. Era oppressa non dalla vita, ma dal male morale commesso. Si patisce nel profondo per sensi di cui non si sa cosa fare.
Il peccato passa, ma il peso resta, la ferita della coscienza non si rimargina più. Il grande passaggio è dal sentirci ed essere peccatori al percepire che Dio ci solleva oltre, ci prende in un abbraccio di tenerezza e di forza che ci purifica, ci trasforma, rinnova la nostra coscienza nella pace e nel bene.

il passaggio dall'egoismo alla generosità (Lc 10,29-36)
o problema della grettezza che ci rimorde la coscienza
Chi mi libererà dal mio pensare prima di tutto a me e, qualche volta, soltanto a me? Gesù ci libera come sa fare lui: ci comunica la gioia di donare. Non può dirsi cristiano chi, anche se tutti i giorni va in chiesa, non ha ancora capito che il cristianesimo è donare, perché Gesù Cristo si è donato fino alla morte.
Poco per volta bisogna fare in modo che la vita sia tutta una generosità. Ed allora, pur con i nostri egoismi, che continueremo ad avere, crediamo che vivere e dare o darci sia il modo giusto.

il passaggio dalla vendetta al perdono (Mt 18,21-22)
o problema del cuore ferito dall’offesa
Chi è stato ferito e offeso ha sentito tante volte amarezza, risentimento, voglia di vendicarsi. La questione non è non sentire questi sentimenti, è di vincerli con la bontà, la forza, la dolcezza del perdono. Se sulla strada del perdono esitiamo, lo Spirito ci pungola, non ci lascia in pace. Preghiere, rosari, visite in chiesa, se non si è fatto il passaggio del perdono non ci portano dentro il cuore di Gesù.
Se viviamo l'esperienza del perdono, il cuore si anima, si purifica, vede Dio, e si accende in noi il bellissimo bisogno – quello di Gesù – di dargli gloria.

il passaggio dall'indifferenza allo zelo (Lc 12,49-50)
o problema della salvezza universale
Quando si patisce per chi è lontano da Dio, si passa dall'indifferenza apatica del cristiano freddo, che in fondo è un egoista spirituale, al desiderio di salvezza per tutti. Si chiede al Signore di darci una mano. È così che diventiamo il "noi" della Chiesa, è allora che il "salvaci!" che imploriamo acquista un forte significato.
Vivendo la compassione percepiamo cosa sentiva mentre andava a morire, capiamo la sua angoscia di salvarci.
Il desiderio di salvare tutti non si impara sui libri, è il cuore che è preso, è l'anima che soffre, è la volontà che si impegna. Quasi senza rendersene conto, ci si trasforma, a poco a poco ci fa provare quello che sta scritto nella Bibbia: noi siamo già risorti con Cristo.

il passaggio dalla vita terrena al regno (Gv 14,1-3)
o problema dell'al di là
Gesù risorto, sulla sponda guarda venire i suoi amici che non hanno pescato nulla, e li aspetta con un pasto. Gesù risorto è l'al di là che però è al di qua.
Noi apparteniamo già al Cielo e il Cielo ci appartiene già, non siamo poveri mortali, in noi c'è già la vita di Dio. Dio è qui, è nel cuore, è nell'intimo. C'è il passaggio da quello che è la strettoia della vita all'ampiezza dell'orizzonte di Dio, il regno del cielo.
Essere in grazia di Dio è essere a casa e la grazia si trasforma in gloria. È un sentimento che ci consola molto e ci aiuta a consolare gli altri e ci fa sciogliere, una volta per tutte, l'inquietante pensiero del morire. Consolati dalla visione evangelica che la vita è andare a Casa, siamo più sicuri, più lieti, più forti, più contenti di vivere. Infatti Gesù ci allarga il cuore con una prospettiva di gioia che non finisce più. Parlando della speranza nell’enciclica Spe salvi n. 12, Benedetto XVI dice che l'eternità è la gioia di Dio che ci abbraccia.
Se si ha questa mentalità – data dall'esperienza, non da una dottrina! – al posto di quel sottofondo di tristezza che alberga in tanti cuori, si avrà sempre un sottofondo di pace, di consolazione profonda che si saprà dare agli altri, soffrendo con loro, ma in modo diverso.


LA RISPOSTA

Dunque tu chi dici che io sia? Signore, non ti rispondo con ciò che ho imparato sul catechismo, ma su ciò che ho imparato per esperienza. Tu dai senso alla mia vita, sempre, giorno per giorno. Tu, Signore, mi dai la pace che mi fa superare tutto quello che mi dispererebbe perché l'ho perduto o mi ha deluso. Tu, Signore, sei colui che mi purifica, mi perdona, mi santifica, e ti sono riconoscente perché so che non finirà mai la tua bontà. Tu, Signore, sei colui che ogni giorno mi riapre un po' il cuore, tu mi hai insegnato come è bello vivere per gli altri e non finirò di ringraziarti, perché la mia povera vita è diventata così generosa. Tu, Signore, sei colui che mi ha insegnato la compassione e il perdono. Diventato uno che perdona, allora sono pieno di gioia per te, per il Padre, voglio che tutti si salvino, pertanto tu sei per me quest'ansia che tutti arrivino al Regno e nessuno si perda. Tu sei per me, Signore, colui che c'è, che è qui, sento proprio che tu sei l'amico mi accoglie, sento come mi vuoi bene e con te mi sento in pace, a casa, la tua presenza di risorto mi basta.


LA DOMANDA CHE GESÙ SI PONE IN RELAZIONE A NOI

Può ben stimolarci a ciò il ricordo di che cosa noi stessi siamo per lui, che ci ha amati più della sua stessa vita.
Il pensiero che ci commuove è pensare che Gesù ha rivolta a se stesso questa domanda a nostro riguardo: e tu chi dici che siano loro? E il cuore di Gesù ha risposto: siete miei fratelli e vi amo più della mia vita.
Signore, se penso a quello che io, povero peccatore, sono per te, sono certo che tu diventerai per me il tutto che sei. Chiediamo a Maria questa comprensione e viviamo la quaresima perché molti abbiano la gioia di dire: la mia esperienza sei tu, Signore.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore