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Tutta colpa tua

Lucas Cranach the Elder, Adamo ed Evadi Flaminia Morandi - La responsabilità data ad Adamo era la custodia della contemplazione.;

Tutta colpa tua, è il refrain più frequente nelle dispute piccole e grandi, dall’asilo alla terza età. Colpa dei genitori, colpa degli amici traditori, colpa dei colleghi, colpa del capo, colpa della sfortuna. Colpa di Dio: è lui, alla fine, il responsabile di tutto. Io no: che colpa ho io di questa condizione umana imperfetta e drammatica? È Dio che mi ha fatto così.
Eppure Dio creando l’uomo per sovrabbondanza di amore gli ha dato insieme alla vita la chiave della felicità. Risiede in una piccola responsabilità. Romano il Melode, il poeta teologo del VI secolo, nei suoi inni canta che Adamo in paradiso digiunava, perché Dio gli aveva proibito di mangiare. Gli aveva proibito cioè di possedere.
La responsabilità data ad Adamo era la custodia della contemplazione: solo l’esercizio della responsabilità fa crescere nella visione, e solo attraverso la contemplazione è possibile vincere il rischio impresso nella carne e arrivare alla conoscenza di Dio e di se stessi.

Il male, dice Dio attraverso quel comando, è la conoscenza possessiva. Nel giardino dell’Eden però le cose sono andate diversamente: invece di contemplare, l’uomo cede alla tentazione di prendere, scambiando il possesso per il vero potere. Afferra il frutto e mangia. La conseguenza immediata è il panico, la paura della propria fragilità, la fuga da Dio, la proiezione sull’albero – un oggetto – del suo desiderio di felicità infinita.
Contemplare senza afferrare significa imparare a vedere il mondo non come una preda ma come un’eucarestia. La vita paradisiaca dunque è la vita nell’ascesi: è lotta contro tutte le forme di morte che si insinuano subdolamente nella nostra esistenza e alle quali purtroppo ci abituiamo, scambiandole per normalità. L’ascesi comporta rinunce fisiche: coinvolge il corpo perché il corpo venga incluso nella vita divina, la vocazione di ogni Adamo.

Ma l’ascesi non è rinuncia masochistica né ricerca vorace dei meriti, né osservanza puntigliosa di leggi di comportamento, né una lotta volontaristica che alla fine combatte difetti e vizi solo in superficie con il risultato di farli diventare più aggressivi e pericolosi. L’ascesi è attenzione continua per respirare più in profondità il Soffio della vita, l’unico che può trasformare i desideri disordinati in energie spirituali positive. L’ascesi è responsabilità e contemplazione. Quando Adamo tradisce quella responsabilità, entra in una spirale di morte. Alla devianza predatoria si aggiunge la colpevolizzazione dell’altro pur di salvare se stesso: se sono caduto, la colpa è della donna che tu mi hai messo accanto, che ha dato retta al serpente. Alla fine il vero colpevole è chi ha messo il serpente nel giardino e la donna accanto all’uomo. Alla fine è sempre Dio quello a cui si butta la croce addosso. E lui la croce se la lascia mettere, si lascia appendere all’albero della croce, purché l’uomo, il suo Adamo, torni finalmente a incrociare il suo sguardo, torni, da cristiano, ad accogliere la responsabilità dell’amore capace lui solo di trasfigurare il mondo.


MINIMA – Rubrica di Nuovo Progetto (agosto - settembre 2009)
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