Sermig

Il silenzio dice Dio

Battista da Vicenza, Madonna del Magnificatdi Mario Airoldi - Fin dalle sue origini, la Chiesa si è confrontata sul rapporto di Maria in ordine all'accoglimento ed all'annuncio della Parola.

Maria: Madre di Dio

Maria fu la prima evangelizzata. La vergine di Nazareth, quale futura madre del Messia e personificazione della figlia di Sion, riceve per prima la gioiosa notizia, la Buona notizia, l'Evangelo. Lo Spirito Santo, energia dell'Altissimo, scenderà su di lei e da lei nascerà il Salvatore delle genti. Con fede la fanciulla ebrea accolse nel cuore questa Parola del Signore. La fede divenne per lei premessa e via alla maternità divina (cfr Familiaris consortio, n. 17) accogliendo nel grembo il Verbo che si fa carne in lei.
Così pure Maria fu la prima evangelizzatrice. La Parola accolta nell'intimo eruppe in annuncio, in canto, in profezia: sulle montagne della Giudea proclamò le grandi cose compiute in lei dall'Onnipotente e recò a Giovanni il Salvatore. È il mistero della visitazione.
In questo episodio alcuni esegeti avvertono anche un'eco, seppur lontana, del tripudio per la liberazione di Gerusalemme: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annunzia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio!(Is 52,7).

Maria: silenzio...

Maria ci comunica Gesù: il suo silenzio.
È nel silenzio che Maria testimonia Gesù; il silenzio efficace in ordine alla grazia deve essere anche per noi il primo modo di evangelizzare.
Serve a poco parlare d'amore se non compiamo opere d'amore: come possono gli uomini, che non vedono Dio, capire che lui è Amore, se non vedono un segno significativo di lui nei nostri atti d'amore? E come possiamo dire noi di amare di Dio che non vediamo se non amiamo il prossimo che vediamo? (cfr 1Gv 4,20).
Paolo VI disse un giorno una frase che ritornò poi spesso nei suoi discorsi: “Il mondo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri”. I maestri sono ascoltati in quanto sono anche testimoni. La gente è sazia di parole, ne sente tante, troppe; un'asserzione può essere contestata da un'altra, e così via.
Il mondo però accoglie la parola che dice la verità con l'amore, “agendo secondo verità nella carità” (Ef 4,15). Questo ci introduce nel silenzio evangelizzatore della Madonna.
C'è un testo antico che è molto attuale su questo tema, di Ignazio di Antiochia. Recita: “È meglio fare silenzio ed essere piuttosto che parlare e non essere; buona cosa è insegnare, se chi insegna fa. Uno solo è il Maestro, il quale parlò e tutto fu fatto, e tutto ciò che fece nel silenzio è cosa degna del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù è in grado di comprendere e di ascoltare il suo silenzio perché sia perfetto, perché agisca con le cose che dice e perché sia riconosciuto attraverso le cose che tace”. Quando l'amore opera può operare anche in silenzio ed è una parola di estrema efficacia, di vivificante efficacia. “Nulla è nascosto al Signore, perciò cerchiamo di fare ogni cosa in modo che lui abiti in noi per essere templi di lui e perché lui sia in noi il nostro Dio come appunto già è e apparirà davanti alla nostra faccia. Da ciò impariamo ad amarlo in modo degno di lui. Furono nascosti al Principe di questo mondo la verginità di Maria, il suo parto come pure la morte del Signore, tre misteri sconvolgenti e clamorosi che si sono compiuti nel silenzio di Dio”.
Maria è la prima evangelizzatrice dunque, perché è prima di dire. Del resto, anche Gesù, se ci pensiamo bene, ha parlato pochissimo nella sua vita: tre anni di predicazione contro trent'anni di silenzio. E ha subito talmente disturbato, con le sue parole, che è stato tolto di mezzo...

e partecipazione...

1) Poche quindi, ma essenziali le parole di Maria che riecheggiano nel Vangelo. La prima, nell'annunciazione: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Rassicurata dall'angelo, conclude: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola!” (cfr Lc 1).
San Bernardo commenta così il sì di Maria: “Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L'angelo aspetta la risposta: deve fare ritorno a colui che l'ha inviato. Aspettiamo, Signora, una parola di compassione anche noi, oppressi miseramente da una sentenza di dannazione” (Omelia 4, 8-9).
2) Nella visita a Elisabetta, Maria non parla, esulta nello Spirito: il cantico del Magnificat diventa allora il cantico di tutta la cristianità, di tutti i credenti che cantano sulle sue labbra la sconvolgente logica di Dio che rovescia tutti i criteri di questo mondo. I perdenti diventano i vincenti, lo stesso Dio pendente dalla Croce regna sul patibolo infame come sul suo trono regale.
3) Nella notte di Natale, un angelo si presenta ai pastori: “Vi annuncio una grande gioia,… è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Trovarono un bimbo avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia. La partecipazione della nascita non la mandano i genitori, ma gli angeli: sono loro gli evangelizzatori della natività. In seguito, arrivano i Magi: Maria e Giuseppe li accolgono in silenzio, porgendo il Bambino alla loro adorazione.
4) Nel mistero della Presentazione le viene detto: “A te una spada trapasserà l'anima” (Lc 2,35). Qui la meditazione di Maria si fa dolorosa. Le parole di Simeone anticipano il futuro difficile che aspetta Gesù, come i profeti anch'egli sarà segno di contraddizione nel mondo. Sarà amato da molti, ma sarà anche odiato da altrettanti, e alla fine sarà ucciso.
5) Dopo tre giorni di affannose ricerche nel Tempio, lo ritrova e gli dice accorata: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo” (Lc 2,48).

...ai progetti di Dio

La risposta di Gesù – “io devo occuparmi delle cose del Padre mio” – attraversa come una ferita il cuore della Madre. Nomina un Padre che trascende i legami di parentela della carne e del sangue ed evoca l'esigenza di fare la volontà del Padre, un fuoco che lo divorerà fino all'olocausto.
6) Alle nozze di Cana, Maria anticipa l'ora di Gesù. Anche qui, brevi le sue parole: “Non hanno più vino”. “Fate quello che vi dirà”. I Padri definiscono Maria a Cana onnipotenza supplice nei confronti di Gesù. Nei nostri confronti sembra ripetersi l'invito a rispondere all'alleanza d'amore di Es 19,8: “Quanto il Signore ci ha detto, noi lo faremo”. Una promessa da consegnare nelle sue mani materne.
Nei Vangeli dell'infanzia Maria è presentata in un profondo silenzio interiore. Essa coglie con l'attenzione del cuore tutti gli avvenimenti, anche i più sconcertanti, meditandoli e componendoli a poco a poco nel disegno divino che sta discernendo con amore.
San Giovanni della Croce ci ricorda: “Il Padre ha detto una Parola, cioè suo Figlio, e nel silenzio eterno la dice sempre. Anche l'anima deve ascoltarla in silenzio” (Parole di luce e d'amore, 21).
Ebbene, l'umilissima fanciulla di Nazareth ha aperto il suo grembo all'ascolto di questa Parola. Un passo di Sap 18,14-15, adattato alla liturgia natalizia, evoca il divino silenzio dell'incarnazione e della natività: “Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo...”.
Il silenzio di Maria, nel Vangelo, si fa totale in tutta la vita di Gesù, anche ai piedi della croce dove il figlio consuma il suo olocausto (Mt 27,50). Ed anche dopo la resurrezione. A Pentecoste, assorta in preghiera, raccoglie gli apostoli attorno a sé, li rincuora, assieme a loro riceve lo Spirito che li manderà a portare il nome di Gesù nel mondo intero...
Davvero allora possiamo affermare che Maria è la Madre silenziosa del Verbo, Verbi silentis muta Mater.


 
 
Mario Airoldi
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore