Sermig

Il tempo ritrovato

di Flaminia Morandi – L’anno se ne va tra riti pagani, botti, auguri e tappi che saltano; l’addio all’anno vecchio si fonde con la speranza nell’anno nuovo. Se tutto finisse qua, il ciclo del tempo sarebbe uno scherzo crudele.

Tiziano Vecelli, Il sacrificio di IsaccoCome è crudele il tempo dell’India, raccontato dalla storia popolare di Narada. Narada è un devoto modello che si è guadagnato il favore di Visnu, al quale un giorno osa chiedere di mostrargli il potere del suo spirito. Visnu allora porta Narada in un deserto arroventato dal sole, dove si muore di sete. Di lontano essi vedono brillare i tetti delle case. Visnu dice a Narada: “Va’ laggiù e portami po’ d’acqua”. Narada si mette in cammino e bussa alla porta della prima casa che incontra. Subito gli apre una bella e gentile fanciulla e Narada sente nel cuore un calore mai provato prima. Anche gli altri abitanti della casa lo ricevono come se già lo conoscessero. Non passa molto tempo e Narada chiede di sposare la ragazza; anche stavolta è come se tutti si aspettassero già questa domanda. Passano dodici anni, nascono tre bambini. Quando il suocero muore, Narada eredita il suo lavoro, gli animali, la terra e diventa capofamiglia.

Ma allo scadere del dodicesimo anno una violentissima stagione delle piogge rovescia un diluvio d’acqua sulla povera casa. Narada cerca di salvare la moglie e i bambini dalla furia dei flutti; ma uno dopo l’altro gli scivolano dalle mani e vengono inghiottiti dai gorghi. Lui stesso viene afferrato dalla corrente. Quando riprende conoscenza, intorno a lui c’è una distesa di fango e la pioggia cade implacabile sulla sua tragedia.
Ma ecco una voce conosciuta: “Figlio mio, dov’è l’acqua che sei andato a cercarmi? Ti sto aspettando da più di mezz’ora!”. Narada si volta ed ecco, è di nuovo sotto il sole rovente del deserto. Visnu gli sorride con crudele tenerezza: “Comprendi ora il potere del mio spirito? Il tuo tempo è il nulla, è il mondo dell’ignoranza, della sofferenza e del dolore. L’ignoranza mette in moto incessantemente il ciclo della vita, della morte, della rinascita che strangola l’uomo in una morsa che lo costringe a non morire mai. Nel tuo tempo, Narada, sei disperatamente solo”.

In questo tempo complicato in cui anche certi cristiani credono alla trasmigrazione delle anime, vale la pena ricordare che nel tempo lineare dell’Antico Testamento, Dio si impasta con la storia dell’uomo. Abramo messo alla prova da Dio sale con sofferenza il monte Moria ma dice ad Isacco: “Dio stesso troverà l’agnello per l’olocausto, figlio mio”. Ed ecco un ariete sostituisce il ragazzo, perché Dio prepara l’Agnello divino a chiunque faccia la sua volontà. Ma Abramo e Dio sono ancora due persone tragicamente diverse. Perché la natura umana sia ricondotta alla sua identità divina, c’è bisogno dell’unione perfetta dell’umano e del divino.

Solo il sì di Maria, atteso da tutta la storia, feconda la carne della terra non più per la morte ma per la resurrezione definitiva, per la vita eterna. La storia di ciascuno di noi diventa la nostra storia con Dio, una storia sacra, unica e speciale. Il ciclo del tempo, bagnato ormai dalla luce di Cristo che è venuto e che viene, si trasforma in un giorno senza tramonto.


MINIMA – Rubrica di Nuovo Progetto
Vai alla home dedicata a Flaminia Morandi