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Dio perdona. E noi?

Hieronymus Wierix La Parabola del Servo spietatodi Luciano Mendes de Almeida – Non siamo elevati al cielo e liberati da questo mondo per vivere in pace. Noi viviamo in un mondo di cattiveria. Come reagire? Gesù ci dice di guardare il Padre misericordioso, rivelato in Gesù stesso, ed amare i nemici.

Gesù ci chiede non solo di non essere violenti, ma anche di fare del bene a chi ci ha fatto del male, anzi chiede ancora un passo ulteriore, perdonare chi ci ha fatto del male, cioè non portare nel cuore odio nei confronti di chi ci ha ferito. Gesù ci chiede di far entrare nel nostro cuore qualcosa che l’uomo non ha mai imparato, che è una capacità divina, non umana. Gesù ci chiede di incarnare il perdono di Dio nel nostro cuore umano.
Sappiamo che il perdono non è una cosa facile, ma il desiderio di Gesù è che ogni persona non dica più nel suo cuore occhio per occhio, ma tolga l’amarezza e la vendetta che si porta dentro. Questo è il regno di Dio dentro di noi. Questa è la sintesi del Vangelo.

Nessuno ha mai parlato così! Gesù per spiegarsi meglio racconta la parabola del re che perdona il debito di 10.000 talenti al suo servitore. Poiché un talento vale 34 kg di oro, si tratta di 340 tonnellate d’oro! L’enormità della cifra ha lo scopo di farci capire quanto è grande l’amore di Dio che perdona. Nel nostro piccolo noi dobbiamo imparare da Dio che perdona sempre.
Gesù è consapevole di cambiare gli atteggiamenti umani, Lui sa di chiedere qualcosa che è contrario al modo usuale di fare.
Gesù ci insegna ancora qualcosa in merito: “Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23). O ancora alla fine del Padre nostro: “Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14). È una lezione d’amore che ha come esempio l’amore del Padre, come forza la parola di Gesù e come frutto un cambiamento di cuore per noi.

Noi dobbiamo diventare buoni, fare del bene a chi ci offende e, praticamente, dimenticare l’offesa, eliminare quella specie di peso che è dentro di noi. Qual è la chiave per fare questo cambiamento? Ce la offre Luca: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato” (Lc 6,37). Gesù vuole dirci che se facciamo del bene ad una persona, ma non togliamo quel peso dal cuore, è come se noi conservassimo una fotografia del passato, senza sapere se da allora quella persona è cambiata o meno. Insomma qui sta la nostra cattiveria: non vogliamo dare agli altri la possibilità di cambiare, di diventare migliori. Solo Dio può giudicare, noi non abbiamo la visione del cuore umano. Se riuscissimo a perdonare sapremmo anche superare tutti i piccoli ostacoli. Dobbiamo arrivare a provare la gioia del perdono e ancor più la gioia per il cambiamento dell’altro.
Il non voler perdonare è come un virus, accanto a quello della cupidigia, che dobbiamo eliminare dal nostro cuore. Gesù non vuole questo da noi, non vuole che ci consideriamo i buoni, ci chiede di essere disposti a credere alla conversione dell’altro, non solo alla nostra. Dobbiamo credere che l’altro da cattivo possa diventare buono, come il ladrone crocifisso accanto a Gesù, che alla fine entra in paradiso e tutti si stupiscono.


Dom Luciano Mendes de Almeida
da NP
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