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Maria ieri, oggi e domani

di Giuseppe Pollano – Collochiamo il versetto del Magnificat “tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48) nel tempo e nel luogo: una giovane di Nazareth del tutto sconosciuta, in un villaggio sconosciuto, che ad un certo punto prorompe in questa straordinaria affermazione sembrerebbe quasi una esaltata. Con quale diritto si dimostra così sicura questa umana creatura, lontanissima da noi sia nella cultura e nel tempo? È una giovane, 15-16 anni, che svela una autoconsapevolezza profetica che non viene da lei ma viene da Dio, una autoconsapevolezza che ci fa capire quale personalità c’è già in questa giovinetta. È chiaro che Maria è sicura di quello che dice per una semplicissima ma solidissima ragione: radica la sua affermazione essenzialmente ed esclusivamente su ciò che Dio ha fatto di lei. Maria ha questa sicurezza perché Dio è il Signore del tempo, Dio è l’eterno, la sua parola non passa.


Jen Norton, Il canto di MariaChe significato ha “tutte le generazioni mi chiameranno beata”?

Maria è stata scelta da Dio per una missione esaltante: dare vita umana al Verbo eterno di Dio. La grandezza di questo evento mette Maria in una posizione che domina spazio, tempo e la vita di ciascuno di noi. “Tutte le generazioni” in ebraico significa tutta l’umanità, il fiume di gente che nasce, che passa, che muore, un fiume che non finirà, quindi il grido di Maria non ha una delimitazione di tempo, di spazio anche inteso come come varietà continua culturale: popoli, etnie, nazioni, civiltà, linguaggi, idee. Il grido di Maria non passa, coinvolge tutti e tutti continuano a proclamarla beata.
Il desiderio della felicità e il giudizio su di essa sono il segreto di ogni cuore umano. Maria mette la sua felicità dentro il nostro stesso desiderio di felicità e ci invita a verificare se siamo convinti veramente che la felicità di Maria è la più giusta di tutte le felicità, quella che la rende più felice di tutti. C’è un messaggio quindi: di tutte le felicità o le esperienze a cui si dà il nome di felicità, quella che merita questo nome in modo assoluto è l’esperienza di Dio, si chiama Dio con noi.


Chi è questa vergine di Nazareth chiamata Maria?

La frase del Magnificat ha senso soltanto se si fonda sul piano universale di Dio, è lui il padrone del tempo e dello spazio, è lui che è benefico, è Dio che ci parla di felicità. Dunque Maria è un piccolo strumento vivo di un disegno ben più grande. È Dio che in lei, attraverso di lei, lancia questo grido che è fatto per suscitare la nostre speranze più profonde.
Qual è il disegno di Dio? Lo ricordiamo con tre citazioni della Bibbia.
In Efesini 1,10 c’è quella bella e celebre affermazione che il piano di Dio sta tutto nel ricapitolare l’intero creato, a cominciare da noi uomini, in Cristo Signore il quale sintetizza in sé, in modo densissimo e totale, tutto: Cristo è tutto. In lui c’è senso, c’è la vita, la luce, lo scopo per cui esistiamo, la verità, la gioia.
Cristo è il centro dell’universo nel piano di Dio, per cui quando viene in tutto simile a noi, fuorché nel peccato, porta in sé la carica misteriosa che ci prende tutti dentro, ci attira tutti, ci ricapitola. Questo è il verbo usato, l’unica volta nella Bibbia, e vuol dire: ci possiede. Dio non abbandona la sua creazione, non ci lascia, ci ricapitola nella bellezza e nella bontà di suo Figlio.
Allora se il Figlio deve diventare uno che mi ricapitola, ecco che deve comparire nella storia, deve nascere. Infatti Paolo dirà ai Galati: “Dio mandò suo Figlio, nato da donna” (4,4). Tra questo enorme disegno di Dio e tutti noi, ecco questa piccola donna che avrà l’immenso merito di ricevere nel suo grembo il Verbo di Dio e di dargli vita.
Questa donna, che dà alla luce il ricapitolatore, dà anche luce a tutti coloro che sono ricapitolati in lui, per questo è nostra madre. Gesù morendo la guarda e poi guarda Giovanni: “Ecco tua madre, ecco tuo figlio” (Gv 19,27). Maria è mia madre perché è madre di Cristo e Cristo mi tiene in sé, quindi lei tiene in sé tutti, il che in concreto vuol dire che la vita di Cristo, quella che chiamiamo la vita della grazia, passerà in me soltanto attraverso di lei. Non c’è grazia che non passi attraverso le mani di Maria, perché Cristo le ha detto che avendo dato a lui la vita, darà la vita a tutti quelli che per lui devono vivere.
È un disegno di Dio che è sostanziale. Qui ci sta la salvezza: Cristo ricapitolatore deve nascere e questa madre diventa la Madre della Chiesa, anzi, Madre dell’umanità.


Chi diviene allora Maria nel nostro ieri-oggi-domani?

Ieri, oggi, domani non sono solo parole del tempo che passa, ma è proprio tutta la storia di tutti che si riempie della presenza di Maria. Dio ha disposto in modo che questa creatura, schiava anche lei del tempo come noi perché nasce e muore, fosse liberata dalla prigionia del tempo per poter essere davvero sempre con noi ieri, oggi e sempre: è una creatura onnipresente. Maria c’è sempre, la condizione celeste di Maria la rende viva e contemporanea in ogni epoca. Sempre viva, sempre giovanile nella sua grazia, sempre materna nel suo amore, accompagna ogni generazione.
Maria è rimasta donna-mamma e, come ogni mamma, è attentissima ad ogni attimo di vita dei figli. Vai, vieni, preghi, sei buono, pecchi, vivi, lei c’è sempre. La sua azione materna è incessante.


Maria è da considerarsi un tu vivente

Con lei bisogna avere un senso di reciprocità, molto confidenziale, molto semplice, dialogo di amore e di fiducia. Il dialogo è libero, non ripete mai le stesse parole. L’Ave Maria stessa è un dialogo, piccolissimo, ma carico di dogma: “Madre di Dio”, ma anche “prega per noi”, è molto bello viverlo come piccolo dialogo, perché in questo modo non ci si stanca di ripetere reciprocamente con lei questo semplice momento di confidenza.
L’azione di Maria per la nostra vita di grazia è indispensabile. Ogni volta che noi compiamo qualche gesto tra noi e Cristo, lei c’è sempre e, anzi, se si vuole facilitare il rapporto con Cristo, è saggia cosa rivolgersi a lei.
Porto un esempio molto semplice. La confessione è chiaramente un rapporto con Cristo per ricevere il perdono, ma comporta difficoltà di carattere psicologico, etico. È un sacramento stupendo perché è la misericordia di Dio, ma è innegabile che sia un sacramento non sempre facile, c’è l’incontro con il confessore che è un uomo come noi. Per facilitare l’accesso alla confessione non c’è nulla di meglio che rivolgersi a lei: dammi una mano, e portami al confessionale.
È indispensabile e opportuno dire a Maria le nostre preoccupazioni. I grandi santi lo sapevano, quel gran santo che fu Luigi De Monfort scrive che Maria addolcisce il cammino, rende tutto meno aspro tra noi e Dio, tutto molto più facile.
Aiuta molto questo rapporto continuo: il tu, l’interpersonalità funziona veramente sul piano affettivo e di fede.


Il chiamare beata Maria è convinzione

Chiamare beata Maria diventa a poco a poco la convinzione che lei non tiene per sé questa felicità traboccante. La sua figura ci provoca allora in modo personale: possiamo dire che anche nel nostro piccolo ieri-oggi-domani Maria fu, è, sarà presente per farci cristiani nel modo e per il mondo? Rispondere a questa domanda è un modo per valutarci. La vita ci prova, abbiamo dolori, amarezze, ci ribelliamo anche qualche volta alla sofferenza: ti ho pregata tanto e… Se viene da dirlo, dobbiamo andare oltre. La Madonna non inganna, non delude e non abbandona, se non ha esaudito la nostra invocazione, ha visto che nel disegno di Dio Padre quella croce diventerà per noi una gloria immensa, e allora non ha chiesto che ce la togliesse, ma che ci aiutasse a portarla. Non ci ha abbandonato, lei sa che siamo anche capaci di capricci e aspetta, perché la mamma aspetta. Dunque anche se ci fosse stata una flessione, ieri sì oggi meno, dobbiamo riprenderci perché c’è il domani da vivere.
Come è felice Maria – ecco il “mi diranno beata” – quando cerchiamo di imitare Cristo e allora cerca di fare di tutto per farci somigliare a se stessa, perché, essendo il nostro destino somigliare a Cristo, dobbiamo passare per quella che più di tutti gli è somigliata, è lei la perfetta cristiana. Ci cura anche nelle più piccole cose, ci mette a posto, proprio come una mamma quando accudisce al proprio bambino.
Il domani può allora riempirsi di Maria, senza contare che il nostro domani definitivo, quello che si chiama il regno, la resurrezione, sarà precisamente anche noi rivestirci di Cristo risorto come lei, che è già rivestita di Cristo risorto. Maria è una risorta che ci aspetta.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore