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Maria: madre di Dio (2/2)

Sandro Botticelli, Madonna della Melagranadi Giuseppe Pollano – In Maria Madre di Dio si riassume tutta la storia della Chiesa come storia di amore ricevuto da Dio in Gesù. Certi aspetti della Chiesa che non sono amore, sia piccoli che grandi, sia pochi che tanti, in realtà saranno tagliati via, perché sono pezzi sbagliati nella storia della Chiesa. Storia che è quella che è, quindi la Chiesa è continuamente da purificare. Un detto antico dice: ecclesia semper reformanda est. Non si è mai finito nella purificazione e i santi richiamavano di continuo: purificati Chiesa, non appesantirti. Questo vale per sempre.
La vera storia della Chiesa è quanto si è amato come Maria e Gesù. Chiaramente amore ricevuto da Dio e ricambiato con tutto il cuore, l’anima e la vita. Una reciprocità di amore.
Uno dei segni caratteristici del cristiano è la sua marianità: lei ci solleva a Gesù, non ci tiene per sé. Questo movimento ascendente è necessario dal punto di vista del piano di Dio. Ciò detto non è ancora detto tutto, perché la maternità di Maria implica far nascere Gesù sempre.


La Chiesa fa esistere in se stessa Gesù Cristo

Cosa vuol dire la bibbia quando dice che ci trasformiamo in Cristo, che siamo corpo di Cristo? Sono metafore, sono espressioni figurate? Per nulla, altrimenti dovremmo dire che anche l’eucaristia è un atto figurato. In realtà il nostro creatore, che ci ha fatto corpo di Cristo, a poco a poco vuole estendere la sua incarnazione in noi e farci diventare Gesù in modo molto realistico. Noi ci incorporiamo a Cristo ed egli attraverso il nostro corpo fisico vive la sua vita.
Quando vivi da cristiano, se dai uno sguardo al povero, lo dai con gli occhi di Gesù, è Cristo che guarda. Che identificazione impressionante! Tutto il nostro essere sacramentale è appeso dentro questa trasformazione reale. Per cui rimane vero che anche noi, ricevendo Cristo.
Se io mi fido di Cristo devo accettare di trasformarmi poco per volta in lui. Tanto è vero che quando ricevo Cristo e poi in qualche maniera non mi conformo a lui volontariamente, lo Spirito dentro di me protesta, come dicesse: Cristo non avrebbe fatto così, tu l’hai ricevuto, hai accettato che ti faccia vivere, e poi in questo momento lo hai rinnegato, ma adesso riprenditi.
La coscienza cristiana non è quella naturale perché si mette in gioco un’altra persona, Gesù; il progetto cristiano è un altro progetto da quello prettamente umano. Quindi quando io ricevo Gesù e in qualsiasi maniera compio un atto di egoismo, di avarizia, di sensualità, di orgoglio, dentro sento la protesta eucaristica. Chiedo perdono e mi rimetto in quadro.

Essere trasformati in Cristo è bello, ma è anche una responsabilità grande: come si è consegnato a Maria, Gesù si consegna a noi per continuare ad essere presente in questo mondo. Quel certo bene che Gesù aveva pensato di fare attraverso di te – perché tu sei lui e lui è te – e che tu hai omesso, nel quadro della salvezza mancherà. E lo Spirito, tanto protesta quando non siamo fedeli, altrettanto acconsente quando siamo fedeli: ci aiuta, ci spinge, ci anima, ci stimola, sentiamo certe propensioni, certe aperture. Il fedele totale non esiste perché tutti possiamo un po’ mancare, ma lui lo sa, una sola era fedele, Maria. Ma possiamo riprenderci e ritornare ad essere dentro ad un movimento per cui Cristo può fidarsi di noi ed è come se ci dicesse: grazie a te farò il bene.

Questa straordinaria fecondità sorge dall’accettare di essere trasformati in lui, anche perché più sono eucaristizzato (termine giusto per indicare quanto appena espresso), più sono trasformato a poco a poco in lui, più è chiaro che rendo la qualità del bene alta. Posso essere eucaristizzato, ma poi essere ancora con i miei egoismi, il mio amor proprio, ma se ascolto lo Spirito ho la possibilità di crescere. Si diventa più cristiani poco per volta. La preghiera, la comunità, l’esempio degli altri ci aiutano, e allora la quantità e la qualità del bene crescono.
I santi sono stati quei cristiani che hanno toccato picchi di quantità e qualità, cioè di eucaristizzazione quasi completa, per cui agiva in loro Cristo. È quella che si chiama anche la legge della trasparenza ecclesiale: io sono io, ma la trasparenza fa sì che Cristo possa attraverso di me operare, donarsi, amare. È un dono magnifico che dobbiamo sempre ricordare, ed è una responsabilità. I Padri della Chiesa dicevano: se voi venite all’eucaristia e poi vi comportate male, fate sì che la gente dica male di Dio a causa vostra.

A conferma dell’importanza dell’eucaristizzazione, diceva Giovanni Paolo II: “Maria ha anticipato in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramentalmente in ogni credente che riceve il corpo e il sangue del Signore” e Paolo VI, prima ancora: “Maria ha un solo fine: riprodurre nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito”.
La Chiesa riceve attraverso l'intercessione di Maria questa trasformazione. Da notare bene che è lo Spirito che ci trasforma, non è lei, ma lei regge le fila, lavora a cristificare continuamente la Chiesa.
Maria, che vede i nostri difetti, ci ritocca maternamente, ci ottiene lo spirito giusto e non si stanca mai di farlo. Perciò è saggio domandare a lei di assomigliare di più al Signore. Glielo chiediamo tutti i giorni con “prega per noi”, in queste piccolissime parole sta proprio tutto il grosso lavoro di Maria.


Come può accadere questo?

È Maria che ci ottiene lo Spirito che ha formato in lei Gesù, e così ci trasforma. E lo fa con spirito materno. Mai pensare Maria ferma, indifferente. È una madre viva, attentissima. Questo ci assicura in una maniera stupenda. “Prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte”. Quanti sono spirati serenamente perché, essendo rimasti fedeli a questa fiducia in lei, in quel momento sentirono che era proprio lei che diceva loro: adesso vieni.
Una maternità così che bada a tutto e che, come madre, “ha il diritto di far presenti al Figlio le necessità degli uomini (Giovanni Paolo II). Diritto materno! Immaginiamo pure Maria che prega, ma non che prega come noi sperando di essere esaudita, Gesù sa benissimo che è sua madre che glielo chiede e ricorda la vita di Nazareth, e allora le conferisce questo materno diritto.


In Maria beati anche noi

Abbiamo dunque ben ragione di chiamare Maria “beata” e di considerare beati anche noi perché Gesù ci ha affidati a lei come figli (Gv 19,27). Un bellissimo dono che ci ha fatto. È come ci dicesse: ti ho dato una madre, approfittane! Mi sono dato una madre, tutte le volte che avevo bisogno di qualcosa lei c’era, ora l’ho data a te.
È molto sciocco, non ragionevole, avere una madre così e dimenticarsene e trascurarla. E difatti alla fine del Concilio, superando anche difficoltà e resistenze da parte di alcuni teologi, Paolo VI fece la celebre dichiarazione: “A gloria della Vergine e a nostro conforto, proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo di Dio”. Paolo VI ha voluto con questo titolo dire chiaro alla Chiesa: guarda che tua madre c’è, sappi farti tenere per mano.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore