Quando la salute è tutto

don Fabiano Fedi, Il cieco di Gericodi Flaminia Morandi – Salvezza dell’anima e del corpo, sotto il segno della misericordia divina. Quando c’è la salute c’è tutto!, dice un detto popolare mai passato di moda. Sì, ma quale salute è tutto? In ebraico, lingua concreta, il verbo yasha vuol dire salvare da un pericolo, guarire da una malattia, ristabilire un equilibrio, trovarsi a proprio agio. Star bene, insomma. Quella condizione di yesha, cioè di pienezza del vivere, di liberazione che ha come culmine la pace, shalom. Nel greco del Nuovo Testamento il termine sôteria, salvezza o salute, viene dal verbo sôzo che significa rendere la salute a chi l’ha perduta, salvare dalla morte. Perciò l’espressione del vangelo “la tua fede ti ha salvato” ha in sé anche il significato fisico, “la tua fede ti ha guarito”. Tutti e due i sensi sono conseguenza dello stesso atto di misericordia divina, che guarisce insieme l’anima e il corpo.

Ecco perché nei primi secoli cristiani il sacramento della confessione era definito clinica medica. Oggi la Clinica medica è un corso della facoltà di medicina in cui si insegna agli studenti a fare diagnosi: un’arte in realtà ormai sconosciuta dalla nostra scienza medica che studia i pezzi del corpo attraverso esami di laboratorio, ecotomografie e campi magnetici, senza più intuire la persona nel suo insieme di corpo e anima. Anche per sant’Ignazio di Antiochia il termine salute aveva un senso integrale: parlava di eucarestia come “medicina di immortalità”, cioè antidoto contro la morte.

Morendo “ha vinto la morte”, dice Paolo scrivendo a Timoteo di Gesù: la salvezza totale portata da Cristo comprende la vittoria sia spirituale che fisica sull’uomo decaduto dal paradiso terrestre, il quale attraverso la sua morte rinasce con lui “nuova creatura”.
La nuova creatura non è esente dalla malattia. Può essere malata, colpita, tribolata, è nell’ordine delle creature che vivono nel tempo. La differenza è che in ogni difficoltà, sventura, angoscia essa intravede un’opportunità per entrare in comunione con le energie divine della grazia. Percepisce in esse una chiamata ad una maggiore profondità di relazione. Pur non comprendendo dove sta per essere condotta, si affida.

Questo semplice e difficilissimo atto di assenso ha il potere, non si sa come, di riportarla alla natura iniziale che Dio aveva pensato per Adamo: la somiglianza con lui, la divino-umanità.
Il metro sicuro della salute recuperata, dice Isacco il Siro, è l’infinita capacità di compassione: il nuovo Adamo “prega anche per i serpenti, mosso dalla pietà infinita che nasce nel cuore di quelli che si assimilano a Dio”.
La salute è tutto quando in noi c’è posto per tutti, per ogni creatura ferita di questo mondo disgregato, da amare con tenerezza e ammorbidire un poco: perché la grazia di Dio che freme d’impazienza possa finalmente penetrare anche in lei e abbracciarla d’infinito.






Rubrica di NUOVO PROGETTO

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