Sermig

Chi comincia?

Icona di Isacco il Sirodi Flaminia Morandi – Chi piange più per l’umanità intera? Chi scoppia in singhiozzi per qualcosa che non colpisca direttamente lui e il suo piccolo mondo? Se il nostro cuore fosse almeno un po’ puro, un po’ meno avidamente attaccato alla soddisfazione dei nostri bisogni, dice il dolcissimo Isacco il Siro, piangeremmo senza fine, si scioglierebbe il cuore che “non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura”.

Chi piange più per l’altro? Eppure se soffre un uomo soffre tutto l’uomo, la sofferenza di uno dice la sofferenza di tutti, di chi ha subito un male ma anche di chi lo fa, perché la ferita che c’è nel carnefice e nella vittima è la stessa. “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano”, dice Gesù con parole di poesia. Ma poiesis in greco significa parola che fa, che crea, perché la parola ha creato il mondo e l’uomo e può ri-crearlo, riportarlo alla sua vera, originaria natura: che non è l’istinto come diciamo, ma la somiglianza con Dio. E lo Spirito di Dio è l’amore dei nemici.

Impossibile? Ma solo l’amore dei nemici è il termometro della libertà dal male che c’è nel mio cuore. Significa che il male non ha più potere in me, che non sono più connivente con il male, che non detesto più l’altro perché fa il male che in fondo avrei potuto (o voluto?) fare io, o che ho pensato di fare e non ho fatto, magari per paura o ipocrisia.
Dio non ha nemici da odiare, ha solo figli da amare, nessuno escluso, compreso chi gli fa del male, anzi soprattutto quello, il più povero, quello che ha più bisogno di amore, quello che non ha capito niente, proprio niente di lui. L’Innamorato pazzo che è Dio, dice Nicola Cabasilas, cerca da tutta la storia di dirci che l’amore, quello vero, non dipende dall’amabilità dell’altro, è vero solo se è totalmente gratuito, senza ritorni. Come il suo, come l’amore di chi come lui ha amato per primo. Da tutta la storia della terra, da quando ci ha rivestiti di tuniche di pelle per affrontare il mondo, la domanda che l’Innamorato rivolge a ciascuno di noi è: cominci tu? Cominci tu ad amare senza aspettare che l’altro ti ami? Solo questo può rompere la spirale che ti tiene legato alla morte. Il male dell’altro è solo vuoto, è assenza d’amore e tu, solo tu, puoi dargli quello che non lui ha…Ti prego, comincia, guarda me…

Il cammino verso l’Innamorato è la vita. Si può spenderla nell’amore o nell’egoismo, a noi la scelta. Ma il criterio del Figlio dell’Uomo è quello dell’umiltà e dell’amore. Solo dire di no all’odio e alla vendetta dei nemici, dice Isacco il Siro, alla fine fa vedere la verità: “Il servizio del mondo in Cristo come un roveto ardente, tutti gli uomini in Cristo come un unico Adamo, l’immensa consustanzialità umana”.







Rubrica di NUOVO PROGETTO

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