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Missione, chi annunciare? (2/2)

Icona di Cristodi Giuseppe Pollano – Siamo chiamati ad essere sempre più convinti che Gesù è il tutto e ad amare Gesù come il Padre lo ama. Amiamo in Gesù il Divino Amore, tanto è vero che in nome di questo amore mettiamo a tacere, se è necessario, tutti gli altri nomi: chi ama padre, madre, tutto il resto più di me, non mi ha capito, non è degno di me (cfr Mt 10,37). E sentiamo il bisogno di annunciarlo con gioia e senza paura.


Il nome di Gesù

Gioia, convinzione, bisogno di gridare forte Gesù: questi tre aspetti dicono quello che potrebbe essere la sintesi dell’atteggiamento del vero credente, dunque del missionario.
La nostra profonda convinzione non viene soltanto dallo studio – ci vuole anche questo –, ma direttamente dallo Spirito di Dio. Le certezze che ci dà Dio, proprio ontologicamente, sono più grandi di quelle che noi riusciamo a stabilire, essendo certezze che ci superano. Sono convinto di te, Signore, e questo mi rende molto contento, anche quando gli altri mi deludono, anche quando gli altri non ci sono e mi fanno soffrire, tuttavia quando torno a guardare te c’è un’altra gioia che mi sostiene che vince tutte le sofferenze. I santi ci hanno dato tante testimonianze di questa vittoria dell’amore, perché davvero Gesù è il Signore del cuore. E allora è certo che ne parlo con il cuore quando incontro una persona che non ha ancora frequentato Gesù o non sa chi è.
Al giorno d’oggi, segnato da una cultura non cristiana, bisogna pensare che molti non sappiano neppure chi sia Gesù. Magari hanno visto il papa in televisione, ma Gesù che non si vede rimane molto più sconosciuto, per non parlare della Trinità. Non ne sanno assolutamente niente, e allora bisogna incominciare a chiedere se hanno già sentito parlare di un certo Gesù. Si incomincia così, come se si raccontasse una favola, ma non è una favola, è una vera storia che, se viene testimoniata con la bontà, diventa subito convincente. È così che passa il vangelo.
È necessaria però un po’ di teologia essenziale che si può enucleare in questi punti.

Gesù è il Verbo di Dio fatto uomo (Gv 1,1.14) e dunque l’Uomo nuovo e perfetto (Gaudiun et spes 22), in cui appare e agisce tutta la potenza d’amore di Dio (Lc 6,19) contro ogni male fisico e spirituale, compresa la morte (At 4,10)
Se qualcuno domanda perché sono cristiano, la risposta naturale è per grazia di Dio, ma devo poi aggiungere che sono convinto che l’uomo perfetto, l’unico, si chiama Gesù, quindi non sarò mai discepolo di qualcun altro. Per tanto che trovi persone grandiose, c’è un solo uomo perfetto, lui, perché è il Verbo di Dio, perché è Dio. Questa certezza mi appartiene e mi fa superare, con l’aiuto di Dio – da soli non si fa nulla – tutti gli ostacoli.
Gesù, l’uomo perfetto in cui appare tutta la potenza dell’amore di Dio perché mi svela che Dio è amore non a parole ma con i fatti, si fa pane e dà la vita per me, mi consola, mi dà grazia, mi assicura l’avvenire eterno. Io che sono disorientato e un povero uomo in questo mondo mi aggrappo a lui, mi stringo a lui, come san Pietro quando dice: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna (Gv 6,68).

Gesù è la pietra angolare (At 4,11) di tutta la storia umana, individuale e collettiva
Noi gridiamo a tutti che Gesù, Signore della pace e della grazia, è la pietra angolare di tutta la storia personale e umana. Togliendo quella pietra, crolla tutto. Un esempio: parlando con ragazzi cresimati da quindici giorni che son già in discoteca, bisogna aiutarli a pensare che sta loro crollando addosso la vita perché, senza pensarci, tolgono la pietra che sostiene tutto, e bisogna incoraggiarli a non farlo.

Gesù è il cibo e la bevanda (Gv 6,51s) dell’uomo misero e mortale e l’amico appassionato di tutti, che è venuto a dare la vita per tutti (Gv 15,13)
Cibo, bevanda e amico appassionato di tutti che a questo punto – ecco la missione – trasmette a noi l’incarico di amicizia appassionata. Non andremo in giro a raccontare teologia ad alti livelli, questo lo faranno i docenti, ma a raccontare l’amicizia appassionata di Gesù per tutti. Ciascuno ha il suo piccolo incarico, perché se tu sei di Gesù egli ha il tuo cuore, ti dà la capacità di sentire la sua amicizia appassionata per gli altri. Ogni volta che abbiamo fatto un gesto di bontà, di amicizia a qualcuno, questa è l’amicizia appassionata di Gesù per gli altri, non la nostra soltanto.
Questo è l’incarico missionario elementare. In tutta la storia umana sempre i veri missionari si sono presentati con una amicizia appassionata, perché è Gesù che fa vivere, che ti fa lasciare la tua casa per andare a portare questa amicizia appassionata ad un lebbroso, curandolo e standogli vicino; che ti permette, anche a casa tua, verso quella persona, di esprimere l’amicizia appassionata di Gesù il quale porta oltre misura il tuo affetto, le tue reazioni, i tuoi gusti, ti fa veramente apostolo.
“Come mi sei amico, come mi vuoi bene”: detto da un cuore che ha capito l’affetto, che si stupisce, che è grato, dà la patente di missionario. Se vi fate dire questo state certi che il Signore è passato anche se non avete detto nulla di lui, perché i gesti della carità sono innumerevoli. Il “mi rendo conto che mi vuoi bene” è la stessa cosa che si faceva dire Gesù.


Annunciare attraverso un’amicizia appassionata

Non si può non annunziare Gesù in questo poverissimo mondo che aspetta di poter dire a qualcuno mi accorgo che tu mi vuoi bene. Il mondo più che mai ha bisogno di sentirsi amato e la missione è annunciare con il proprio essere – che vuole bene perché è Dio che vuole bene – questo Gesù appassionato degli altri e del quale noi siamo misteriosamente innamorati nello Spirito Santo. Non pensiamo allora di dire troppo quando si dice che in noi c’è questo innamoramento misterioso di Gesù, un innamoramento che non è umano, perché è di Spirito Santo. Un cristiano che non senta un po’ in sé questo innamoramento lo deve chiedere, perché è di lì che parte la gloria di Dio.
Come non annunziare Gesù, volendo donarlo come il Padre celeste lo ha già regalato a noi? Chiediamo proprio che maturi in questo senso il nostro cuore, che questa impazienza profonda ci divori un po’, in modo da essere davvero attivi, vivi. E sicuramente Dio si compiacerà di noi.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore