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Luca 2,1-20: un racconto di contrasti che ci educano

Federico Barocci, Nativitàdi Giuseppe Pollano – Il racconto di Luca sulla nascita di Gesù è notissimo, eppure è carico di mistero, ancor sempre da conoscere ed approfondire nella sua grandezza. In queste tre ultime domeniche di avvento ci accompagnerà nel cammini di preparazione al Natale del Signore.
Il racconto ci presenta scene ricche di contrasti. Ne ricordiamo alcuni per riuscire a metterci dinanzi a questo bambino nelle migliori disposizioni di cui siamo capaci e lasciarci educare.


un primo contrasto: il potere e la totale umiltà

Cesare Augusto è il personaggio numero uno sulla scena storica di allora. Del tutto ignoto, invece, il bambino Gesù, un primogenito avvolto in fasce e posto in una mangiatoia. Contrasto totale tra l’importanza data ad un uomo, la potenza dichiarata, il potere ufficiale e questa maniera di presentarsi di Dio.
Ecco allora la prima lezione: come ci comportiamo dinanzi agli imperatori di oggi? La nostra inclinazione umana sceglie il potere, ma la nostra fede deve scegliere l’umiltà. L’imperatore lusinga, gratifica, comanda; il piccolo bambino nella mangiatoia non ha altra forza che il suo straordinario esempio, ha incominciato proprio con questo suo modo di nascere quella sua grande storia che Paolo chiamerà kenosi, annullamento.
La nostra società è molto lontana da queste prospettive e rimane profondamente assetata di potere, nel grande e nel piccolo, nel pubblico e nel privato. Sicché il Natale ci presenta il primo paradosso: per essere giusti non si dovrà scegliere la strada dell’imperatore, ma quella del piccolo bimbo nato nella mangiatoia.


un secondo contrasto: l’avere e il donarsi

Nel suo prologo Giovanni sceglie di presentare la venuta di Gesù partendo dall’assoluto di Dio. Siamo dinanzi all’assoluto, padrone di tutto il mondo. Ecco il contrasto: il Signore del mondo doveva nascere a Nazareth, ma il censimento lo porta fuori dalla sua patria; doveva nascere in una stanza, ma si ritrova in una mangiatoia scavata nella roccia. Nasce in modo squallido dal punto di vista sociale, quasi in mezzo alla strada.
La lezione è chiara: in un mondo dominato dalla sete dell’avere egli ci fa capire in modo inequivocabile che è venuto per dare tutto perché noi avessimo il tutto che ci manca. Questo bimbo inizia a Betlemme la sua vita di dono che finirà sul Calvario.
Scegliere di dare o scegliere di avere è una scelta radicale. Il cuore di chi segue Gesù non è dalla parte dell’avere, ma del dare, anzi del darsi, del donarsi.
Tra l’avere e il dare la scelta non è mai finita. Non si tratta solo dell’avere economico, ma anche di quell’avere che raccoglie attorno a noi tutto il mondo, a cominciare dall’attenzione degli altri, dalla loro stima, dal loro affetto, dal loro amore.
Si può passare un Natale senza impoverirsi? Se dinanzi a questo bimbo non si impara una volta di più la lezione del donarsi, ci siamo passati da pagani, da ciechi, da sordi. Abbiamo mancato la verità. Umile e povero: che grazia poter incontrare un Dio così!


un terzo contrasto: ottusità e purezza di cuore

Gesù nasce vicino a una Gerusalemme religiosamente sicura di sé, persuasa di intendersi di Dio. Perché Gesù è accolto da pochi pastori e non dai sacerdoti? Perché un coro di angeli rivolto a questi uomini che, socialmente parlando, erano considerati gli ultimi e non alla fila di scribi e farisei? C’è un evento immenso che scuoterà la storia, che la farà sfociare nell’eterno, ma è completamente ignorato.
C’è qualcosa da capire. Ce lo insegna Maria e Luca ci tiene a farlo notare con forza: nel suo silenzio Maria conservava queste cose nel cuore, Maria riusciva a capire perché era una creatura dal cuore puro. Solo chi è puro di cuore può vedere Dio (Mt 5,8).
Ecco il contrasto: ci può essere un grande dono di Dio e ci può essere una misteriosa ottusità nei cuori.
Beati i puri di cuore, i quali colgono il mistero di Dio con stupore e adorazione, lo contemplano, lasciando che il cuore si apra a sentimenti grati, fiduciosi, ammirati, amichevoli.
Questo è oggi un discorso molto importante, perché il nostro cuore, cioè, biblicamente parlando, il nostro intimo, la nostra intelligenza, la nostra affettività, la nostra sensibilità sono continuamente visitati da molte piccole ma insistenti seduzioni.
Tu ti lamenti perché la tua mente è chissà dove quando preghi o ti metti davanti a Dio, ma dove è la tua mente quando non preghi? Ti preoccupi di capire chi la possiede? Anche qui, non si possono fare repentine capriole spirituali: mantieni il cuore puro e assaporerai Dio. Ce lo insegna Maria.


un quarto contrasto: il progetto umano e il progetto di Dio

Il Verbo di Dio, che ha fatto il mondo e che possiede tutte le conoscenze, potremmo umanamente dire che sarebbe potuto diventare un grande scienziato o un grande ingegnere. Ecco il contrasto: l’unica cosa che gli interessa è che noi siamo da aiutare e santificare, poiché siamo dei poveri peccatori. Questo è il suo progetto.
Tutto ciò che individua il progetto di vita, cioè i valori che ispirano, le cose che di più occupano i pensieri, la mente, il cuore, i desideri, l'impegno sono indirizzate alla santità? La santità è il mio progetto? Questo deve essere il progetto di vita, perché è il progetto di Dio su ognuno.
Abbiamo da faticare molto, anche perché viviamo in una cultura che ha dimenticato totalmente questi obiettivi, anzi li ha rimossi perché il progetto di vita è essere simili a Gesù Cristo. Un compito difficile, tanto che anche Gesù, appena lo dirà forte il suo progetto, sconvolgerà tutti al punto che non sopporteranno di sentirlo più di tanto. Lo toglieranno infatti di mezzo.
Si deve perciò andare di fronte a questo bambino nella mangiatoia per dirgli che il suo è proprio il progetto che ci piace, perché solo lui è il salvatore”.


un quinto contrasto: trascendenza e vicinanza di Dio

Ammettere Dio non è credere in lui. La trascendenza di Dio è una realtà, siamo convinti che tra creatore e creatura c’è un abisso invalicabile che però, potendolo, Dio ha varcato. Allora non è più il Dio altissimo, inaccessibile, immobile, ma è il Dio che superando ogni distanza entra nell’umanità come un bambino che ha bisogno di tutto, a cominciare dal seno di sua madre.
È il Dio che ha annullato le distanze. E le ha annullate talmente che non solo è entrato nel mondo, ma entra anche in quella parte di me dove neanch’io voglio introdurmi, cioè nel male che porto in me, nel peccato, nelle cose di cui mi vergogno e che non dico a nessuno, che non oso neppure confessare. E ci entra non come un poliziotto, ma come un amico e un medico, a dirmi, nella maniera più morbida e confortevole, più onesta e precisa, di non scandalizzarmi di me. L’unico che sa dirmi la verità senza ferirmi, senza farmi arrossire.
Entra nella mia piccola misura anche con quel progetto umanamente incredibile che è diventare davvero mio pane: si fa mio cibo, mi propone di mangiarlo. Agostino dirà che, sì, è un vero cibo, ma che, invece di essere io ad assimilarlo, è lui che assimila me.
La trascendenza è stata superata dall’amore!
Questo è il paradosso: tu puoi prendere in braccio questo piccolo bambino, puoi nutrirti di lui e nello stesso tempo lui è Dio.

Restiamo come Maria, colei che assimila, medita, ascolta nel cuore, capisce sempre meglio e non finisce di capire: è il Natale della fede. Ogni anno siamo infatti invitati a credere di più, a sperare di più, a fare un’alleanza sempre più stretta con questo Dio che viene ad allearsi con noi.
Abituiamoci a ripercorrere questa pagina del vangelo. Riandiamoci dentro dentro quando l'imperatore, qualcuno, ci ha pestato un piede o umiliato, non solo per trovare consolazione o avere rivalsa, ma perché questo bambino è la verità. Ripensiamole quando prende la nostalgia della purezza di cuore o il desiderio di diventare migliore interiormente, incontrandoci con Maria per chiederle un frammento del suo cuore. E quando ci sentiamo staccati da Dio, quando la preghiera non funziona, quando pare che Dio ce l’abbia con noi, superiamo tutto questo insieme di sentimenti amari e negativi andando lì alla purissima origine di un bambino che dice di fidarci sempre di lui.
E ricordiamoci che Maria è sempre pronta a iniziarci a suo figlio, questo è il suo grande lavoro materno. Perciò affidiamoci a lei: dammi il tuo cuore per adorare il tuo Cristo, come dicevano i santi.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore