Sermig

Fallo per amore proprio!

 

Vivere la carità ci aiuta a scoprire quando l'amor proprio non è egoismo.

di Flaminia Morandi

Una volta erano i genitori a dire: Fallo per amor proprio! Non so se lo facciano ancora per convincere i figli a studiare, e a tenere all’immagine che danno di sé. Ma cos’è l’amore proprio? Il dizionario dice: auto-considerazione delle proprie qualità e possibilità. Oggi va molto il termine autostima. L’autostima, dicono gli psicologi, serve a sopravvivere. I greci la chiamavano filautìa. La filautìa, dice Aristotele, è come la parentela, è indissolubile. I parenti restano parenti, e ciascuno è uno finché vive. Dunque, meglio amarsi che essere divisi in se stessi.

caravaggio.jpgGià, replica Platone, ma qual è il confine fra amor proprio ed egoismo? Se non si ha ben chiaro qual è il vero bene, ad amarsi si finisce per diventare ciechi su se stessi e darsele tutte vinte. E l’egoismo si nasconde dappertutto, anche in un dolore santo, rincara duramente Plutarco. Se un padre piange per il figlio morto non piange per il defunto, che ora è libero da ogni sofferenza e non ha fatto altro che sottomettersi al volere degli dei e del fato; piange per se stesso, per la compagnia e l’utilità che gli sono venuti a mancare. L’intelligenza amante di sé è atea, dice Filone, che era un filosofo ebreo e greco vissuto al tempo di Cristo.

I cristiani non la pensano diversamente. Per San Paolo l’amor proprio sarà il segno degli ultimi tempi. Devi sapere, scrive a Timoteo, che negli ultimi tempi verranno momenti difficili: gli uomini diventeranno filautoi, amanti di se stessi. Certi tipi di amori, come il sentimento della famiglia, il patriottismo, lo spirito di corpo che ci sembrano tanto buoni, non sono che mascheramenti della filautìa, dice San Massimo il Confessore. Filautìa è anche ogni peccato di omissione in nome delle sante regole: come chi non vuole interrompere il digiuno quando arriva un ospite inatteso, dice Ireneo di Lione. È dalla preoccupazione per noi stessi che vengono i mali, radice di tutte le guerre, insiste San Massimo. Il primo è la gola, che sembra il meno grave ma, in quanto abuso, è il primogenito di tutti gli altri: avarizia, orgoglio, vanagloria, presunzione, prepotenza, arroganza, volgarità, intemperanza, superficialità, violenza, ingiurie, vane parole. E quando siamo frustrati nel piacere che cercavamo per coccolare l’amor proprio, ecco che insieme al dolore arriva un esercito di altri terribili tiranni dell'anima: collera, invidia, gelosia, odio, rancore, maldicenza, scoraggiamento, disperazione, depressione, viltà, vergogna, lamentele, fanatismo.

Magari però fosse così semplice l'esame dei nostri sentimenti! Per natura essi tendono a incrociarsi, in un mescolamento fra piacere e dolore che i Santi Padri chiamano perversità, cioè la sintesi di aspetti opposti. E dalla perversità vengono ipocrisia, derisione, inganno, dissimulazione, adulazione, desiderio di piacere. Perché nessuno si illuda, e tanto meno il cristiano che si sente in missione nel mondo: chi si mette in mostra e fa parlar di sé più di quanto sia richiesto dal suo dovere, lo fa per filautìa. Gesù non se n’è andato in giro a guarire tutti i malati, dice Origene: uno solo gli è bastato per rivelarsi a tutti.

E allora? L'amor proprio delle mamme è un pessimo consiglio? Dipende. La filautìa può essere anche buona. Siamo fatti ad immagine di Dio e lo Spirito Santo è in ciascuno di noi, nonostante il peccato. Amare noi stessi è amare Dio e i suoi doni, che sono i nostri talenti. L'amor proprio ci riporta a Dio, fonte dell’amore e della vita: dunque è un amore che vuole realizzare la nostra natura, un amore secondo natura.

Ma il problema è proprio questo: distinguere ciò che è secondo natura da ciò che è contro natura, la filautìa buona dalla filautìa cattiva. C’è un inganno che si insinua nell’anima attraverso i sensi e ci impedisce di scoprire in noi stessi la nostra natura innata, creata direttamente da Dio: la virtù. Appena l'inganno viene smascherato, e cioè vengono eliminate dalle nostre abitudini le attività contro natura, ecco che l'anima rivela lo splendore della virtù secondo natura, come quando dal ferro viene tolta la ruggine. Lo stolto in realtà è saggio, l'avaro è generoso, il vigliacco è coraggioso, il dissoluto è temperante, l'ingiusto è giusto, il violento è pacifico.

C’è un solo modo per svelare l’inganno. Come quando per chiudere un amore stanco bisogna innamorarsi di nuovo, l’amor proprio cattivo si scaccia solo con un altro amor proprio, buono: la carità verso noi stessi. Il suo primo atto è la conoscenza di sé e l’attenzione alla vita interiore. Con quello che scopriremo guadagneremo l’umiltà, e con l’umiltà la liberazione da noi stessi, e dall’amor proprio cattivo che cerca solo affermazione e riconoscimento. Solo allora potremo parlare di pace e avremo sul serio lavorato per la pace.

MINIMA – Rubrica di Nuovo Progetto
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