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Maria, perfetta cristiana

di Giuseppe Pollano - Il mese di maggio per la Chiesa cattolica è il mese dedicato a Maria. Il Concilio parla diffusamente della Madonna, in particolare nel cap. 8 della Lumen Gentium, le cui ultime righe sono un invito ad una devozione a Maria piena di autenticità, che non sconfini in un vago sentimentalismo.

 

Maria di Nazareth è l'unica creatura di cui Dio ha potuto pienamente fidarsi. Questa è anche la nostra aspirazione: ci piacerebbe che il Signore potesse fidarsi di noi. Gesù, grazie all'invenzione dei sacramenti, riesce a trasmetterci la sua umanità fedele. Anche noi allora possiamo essere fedeli grazie alla fedeltà di Cristo: battezzati nella sua fedeltà, rafforzati nella sua fedeltà con la cresima, nutriti della sua fedeltà nell'eucaristia, ripresi nella sua fedeltà quando chiediamo perdono e siamo perdonati.
Il prototipo, il modello assoluto di questa umanità nuova è stata appunto Maria, che assomiglia a Dio nell'essere fedele ad ogni costo e il costo è stato anche per lei molto alto; Giovanni Bellini, Presentazione di Gesù al tempiosin dall'inizio nella presentazione di Gesù al tempio si è sentita dire che anche a lei una spada avrebbe trafitto l'anima, ed ha capito a poco a poco il costo di questo essere madre.
Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater parla della fatica del cuore di Maria a seguire Cristo fino all'oscurissima notte della fede a cui l'ha portata questo figlio, messo in croce come un brigante. Allora il costo c'è stato, ma Dio sapeva che lei non si sarebbe mai rammaricata di essere fedele.


La Chiesa e Maria

La Chiesa ha con Maria un rapporto specialissimo contrassegnato da quattro aspetti.

La Chiesa ha verso Maria una gratitudine totale: senza Maria nessun Gesù

La Chiesa è infinitamente grata a Maria: "Tu hai detto sì, con convinzione". Tutta la femminilità di Maria è stata seriamente impegnata ad accogliere non solo psicologicamente, ma anche affettivamente il piccolo che nasceva: lo ha socializzato con il suo amore. Se Gesù avesse trovato in sua madre una persona distratta, sarebbe cresciuto come un bimbo triste e asociale, anche se era Dio, perché era anche uomo.
La Chiesa aspira ad essere capace di accogliere Cristo con la stessa pienezza psico-fisica di Maria, sapendo benissimo di essere sempre in difetto. Quando riceviamo Cristo vivo e vero nell'eucaristia, dobbiamo portare una disponibilità totale a ricevere la sua umanità, il che vuol dire che, se ricevuta l'eucaristia, il mio agire non è conforme a Cristo, ebbene io non l'ho accolto.
Impariamo a dire a Maria il nostro grazie semplice, grazie proprio solo perché quel sì lo ha detto.

La Chiesa ha verso Maria una ammirazione incondizionata: Maria è il modello

La seconda ragione di attaccamento della Chiesa a Maria è una sconfinata ammirazione. Essere cristiani vuol dire dipendere da Cristo per la propria salvezza. Maria era impregnata di grazia redentrice più di noi, per cui è stata totalmente trasfigurata dalla grazia, ma non poteva salvarsi da sola ed è restata del tutto dipendente come noi dal Salvatore. Questo deve essere ben chiaro, altrimenti sconfiniamo in quelle eccessive false devozioni che continuamente pullulano e che in qualche modo tendono a mettere Maria tra noi e Dio come se Cristo non ci fosse.
Una questione che spesso viene posta si riferisce al fatto che, essendo Maria l'Immacolata, non faceva alcun sforzo ad essere fedele a Dio. Questa tesi varrebbe se noi dicessimo che l'unica maniera di essere fedeli a Dio è non far peccati. Ma Gesù ci insegna che la fedeltà non si misura in ciò che facciamo o non facciamo, ma nella forza di amore che ci mettiamo.
Nessuno come lei ha amato tanto, ha dato tanto, quindi è capace di capirci quando noi le confidiamo che in un particolare momento ci è difficile essere fedeli a suo Figlio e le chiediamo di darci una mano. Lei, che sa benissimo che è difficile essere fedeli al Figlio e che camminargli dietro fino alla croce è stato faticosissimo, capisce la fedeltà difficile e ci aiuta. Ecco perché Icona della Madonnala Madonna è una strada indispensabile, mentre non lo si può assolutamente dire per alcun santo.
La Chiesa allora contempla in lei il proprio modello vissuto, la guarda vivere.

La Chiesa ha verso Maria una dipendenza vitale: la funzione materna

Un terzo aspetto forte della mariologia è la dipendenza vitale. Maria è soprattutto nostra madre. La grazia che ci viene da Cristo sgorga dalla sua maternità, è Maria che con la sua continua intercessione provoca i doni di Dio: lei ci ama come suoi figli. Maria è veramente la madre della nostra santità.

La Chiesa ha verso Maria una devozione necessaria: il culto a Maria

L'intercessione che Maria esercita nei nostri riguardi è diversissima da quella dei santi. Essi sono soltanto nostri fratelli. Ella è prima di tutto nostra madre. E c'è una bella differenza. La Chiesa continuamente esorta i figli a sfruttare, per dire così, questa potenza materna di Maria. "Prega per noi peccatori" è l'intercessione materna che può provocarci dentro la grazia che ci genera a Cristo, perché Maria ci ottiene lo Spirito.
Sicché è molto saggio affidarsi a lei. Ecco la devozione necessaria. Bisogna arrivare a quell'umiltà necessaria a riconoscere che nel disegno di Dio Maria c'è.


La Chiesa si sforza di comprendere Maria nella sua personalità per imitarla nel suo essere cristiana

La Chiesa ogni giorno ne ripete il Cantico del Magnificat. Non è casuale questo. Il Magnificat rivela Maria.

L'entusiasmo spirituale di Maria

Nella maniera di esprimersi da parte di Maria nel Magnificat, si nota anzitutto un aspetto, evidenziato nei due primi versetti: essere entusiasti di Dio. Entusiasmo non dovuto all'emozione, ma a quel sentimento profondo, biblico, spirituale che è il nostro animo reso lieto dallo Spirito Santo e che poi trabocca anche nella nostra letizia.
Ogni volta che ci rannicchiamo su di noi, l'entusiasmo cala e siamo molto a rischio di tradire. "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore": impariamo ad essere capaci di ripetere queste parole col cuore.
Il primo grande messaggio di questo inno ci richiama tutti i giorni a chiedere: "Signore, io sono contento di te? Sei un Dio che mi rende contento?". Se Gesù non mi rende contento, lo devo guardare un po' di più, contemplarlo un po' meglio. Bisogna che sappia dire, guardando il Signore: "Signore sei straordinario, sei magnifico, sei buonissimo, sei ammirevole". Al di là delle parole, dobbiamo coltivare l'ammirazione, quella appunto che fa dire "Come sono contento di conoscerti, Signore!".
Chiediamo alla Madonna di insegnarci ad andare davanti a Gesù a dirgli che siamo contenti di lui e a ringraziare. Questo è anche l'unico modo di salvaguardare il primato di Dio.
Verna Holyhead, MagnificatMaria nella prima parte del Magnificat contempla il Creatore e proclama con forza la non offuscata verità su Dio. L'ateismo è la verità su Dio offuscata, come se Dio non ci fosse o non importasse. Maria invece, con il grido del suo entusiasmo "santo è il suo nome", è come se dicesse: "Viva Dio!". Oggi una grande medicina nei confronti dell'ateismo è proclamare con forza che siamo contenti di Dio.
L'aspetto della contentezza della priorità di Dio che emerge nel Magnificat diventa esistenza, vita, concretezza. Il santo triste non esiste.

L'appassionata rivendicazione della felicità dei poveri

È il secondo aspetto del Magnificat. Maria guarda Dio e ne è felice, ma non si nasconde, va da Elisabetta a mettersi a servizio. Prorompe in lei uno stupendo orizzonte, allargato a tutta la storia risanata da Dio.
La misericordia di Dio provoca un rovesciamento storico. Già nella storia terrena, pur essendoci ancora i superbi e gli affamatori, puntualmente Dio rovescia le cose. Ci sono gli umili, ma ci sono anche quelli che sono dalla parte dei poveri, e i progetti della gente malvagia, prima o poi, puntualmente vanno in polvere, e la salvezza si opera già ora.
Maria nel Magnificat esprime questa opera di salvezza in atto, da donna entra in pieno nel problema di tutti. Il Magnificat, letto nella sua seconda parte, è il canto di tutti coloro che in qualche maniera sono oppressi o uccisi, è il canto di una rivendicazione fortissima.
Maria è profondamente permeata dello spirito dei poveri di Javhé, che nella preghiera dei salmi attendevano da Dio la loro salvezza, riponendo in lui ogni fiducia. Maria, invero, proclama l'avvento del mistero della salvezza, la venuta del Messia dei poveri. Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magnificat, la Chiesa rinnova sempre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio, che salva e che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili, il quale, cantato nel Magnificat, si trova poi espresso nelle parole e nelle opere di Gesù (Redemptoris Mater, 37).
Maria, nella sequela di Cristo, ci ha dimostrato la passione per Dio e per gli uomini che hanno, nei limiti di questo mondo, il diritto a essere felici. Imitiamola.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all'Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore

 


 
 
  Giuseppe Pollano
tratto da un incontro allArsenale della Pace
testo non rivisto dallautore