Sermig

La Parola partorisce

Illustrazione di Gian Piero Ferraridi Luciano Monari*Nel vangelo secondo Luca si legge di una donna che, affascinata dalle parole di Gesù, alzò la voce di mezzo alla folla esclamando: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”.

È l’espressione istintiva di una donna che considera il figlio come la realizzazione più alta della sua vita; ma è una reazione ancora imperfetta. Gesù la corregge dicendo: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc 11,27-28).
È utile confrontare queste due beatitudini. Entrambe si possono riferire a Maria: la prima beatitudine si riferisce alla maternità biologica di Maria; la seconda si riferisce a lei come madre nella fede, che ha accolto dentro di sé la parola di Dio. Mettere al mondo un figlio significa aprire la propria esistenza a un futuro inedito; è un gesto di speranza, anzi è il gesto originario, che contiene in sé tutte le possibili speranze del futuro. Quando il futuro conferma questa speranza perché il figlio si dimostra degno della vita che ha ricevuto, la beatitudine della madre è piena. Davvero “beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Beata tua madre che può vedere con gioia e soddisfazione il frutto della sua fatica, delle sue paure, delle sue rinunce.

Gesù, però, corregge questa esclamazione e la orienta in una direzione più profonda: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. La parola di Dio è un seme che porta in sé un codice genetico preciso – il codice della volontà di Dio. Se questo seme è gettato in quel terreno misterioso che è il cuore umano, dà inizio a un processo di vita che dà forma progressivamente a un figlio di Dio. Si tratta anche in questo caso di vera generazione; una generazione, però, che viene dall’alto (Gv 3,3) e che fa della carne umana strumento ed espressione dello Spirito. Lo si può riconoscere nei santi che sono modelli di un’umanità rigenerata da Dio: i loro comportamenti sono umani, derivano dall’intelligenza e dalla libertà umana. E tuttavia le loro motivazioni non sono solo umane: quando Francesco abbraccia e bacia il lebbroso, non è spinto da un impulso naturale ma dalla parola di Gesù dentro di lui; quando Martino divide il suo mantello con il povero, la compassione che lo spinge viene dall’esempio di Gesù; e così via. C’è una nascita alla vita biologica – e si tratta già di un miracolo che suscita stupore e ammirazione. Ma c’è una nascita alla vita dei figli di Dio – e questo è un miracolo strettamente soprannaturale che l’uomo non potrebbe nemmeno immaginare. Maria è madre in entrambi i sensi: è madre di Gesù perché ha dato a Gesù una carne umana nutrendola nel suo seno; ma è madre del Figlio di Dio perché ha ascoltato con intelligenza, con fede e con docilità la parola di Dio e le ha consegnato senza riserve tutta la sua libertà.

In quanto Maria è biologicamente madre di Gesù, possiamo soltanto ammirarla; ma in quanto è madre nella fede, possiamo e dobbiamo imitarla. Anzi, si può dire che tutta l’esistenza cristiana sia imitazione di Maria in questo secondo senso. Vivo in un corpo umano, con un’intelligenza e una libertà umana. Nello stesso tempo, so che la mia intelligenza e la mia libertà non sono in grado di introdurmi nel regno autentico della Vita (con la v maiuscola); anche a me, però, come a Maria (anche senza l’angelo!) giunge la parola di Dio. Nella misura in cui imito la fede di Maria, la mia esistenza prende la forma della Parola e quindi la forma di Gesù. Si compie il desiderio che Paolo esprimeva scrivendo ai Galati: “Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore, finché non sia formato in voi Cristo!” (Gal 4,19). Paolo partorisce annunciando la Parola; i Galati nascono e crescono ascoltando la parola di Dio e osservandola.

* Vescovo di Brescia

Abbi fede – Rubrica di Nuovo Progetto (giugno/luglio 2013)