Sermig

Luglio 2014 - Mondiali - I momenti più etici e cristiani

di Carlo Nesti 

Sul piano sportivo, la ferocia agonistica di chi non si accontenta di partecipare, ma vuole vincere la Coppa del Mondo, ad ogni costo.

Sul piano sociale, la legittima rabbia di chi è consapevole di gigantesche risorse spese non per i bisognosi, ma per gli stadi.

In un contesto del genere, non è stato facile trovare pagine edificanti, soprattutto sul piano educativo, da raccontare, staccare e conservare.

Io ci ho provato, stando attento non solo all'andamento delle partite, ma anche al resto, giorno per giorno.



Prima parte - ordine cronologico inverso (dal più recente al meno recente)

12-7-2014 - IL DERBY DEI 2 PAPI
La rubrica si chiude qui. È stato bello cercare il bello dei Mondiali, e il gioco di parole è voluto, in un periodo brutto della mia vita. Come cogliere i fiori sotto il diluvio, per evitare che la tempesta li pieghi. E fra le cose belle, che voglio immaginare, non può che esserci il confronto fra i 2 Papi: uno argentino e l'altro tedesco. Li voglio pensare bambini, ciascuno con la sua bandierina in mano, come capitava a me, allo stadio, con il papà o con lo zio. I giorni più belli della mia vita. Lasciatemi chiudere così, senza conoscere l'epilogo della finale, che, ai fini della rubrica, non conta nulla. E che il vostro, come il mio "Allenatore", si chiami sempre Gesù!

8-7-2014 - LA SPORTIVITÀ NELLA "TRAGEDIA"
Scriviamo il vocabolo "tragedia", come è giusto, fra virgolette. Troppo spesso, infatti, il linguaggio sensazionalistico rende straordinari eventi ordinari. Qui si parla della "tragedia" del Brasile, un paese che si aggrappa al calcio, come al Carnevale, per dimenticare la sconfinata miseria della sua gente. Subire la peggiore umiliazione della storia in casa propria, a un passo dalla Coppa del Mondo, è una atroce realtà, che supera la perversa immaginazione. Ma anche in un mare di lacrime, è bello vedere i tedeschi abbracciare il tecnico rivale Scolari, e scusarsi di avere infierito. Se lo sport è considerato scuola di vita, è perché insegna a vincere con umiltà, e a perdere con dignità.

7-7-2014 - QUANDO LA FOLLIA E' SENTIMENTO
Avrebbe voluto giocare Brasile-Germania, nonostante la frattura di una costola, con l'ausilio delle infiltrazioni. Teoricamente, sarebbe stato possibile, ma con un rischio tremendo: all'ennesima botta, la fine della carriera. Sembra una pagina folle, più che una pagina bella, dei Mondiali, ma la inserisco ugualmente fra gli aspetti più edificanti. È la dimostrazione che resta, e resterà sempre, anche nel calcio business, un valore superiore ai milioni e agli interessi, e cioè il "cuore". Il sogno di Neymar era vincere i Mondiali in Brasile, trascinatore, come Pelè, della Nazionale. Non ci riuscirà sul campo, ma il suo desiderio di immolarsi, per la patria, non è lontano dall'epica bellica, con i suoi leggendari guerrieri.

5-7-2014 - CONSOLARE GLI SCONFITTI
Alla fine di Brasile-Colombia, i giocatori di Scolari esultano, anche se un colpo proibito chiude anzitempo i Mondiali di Neymar. Gli avversari cercano di dare un senso all'eliminazione, e uno di loro, il più giovane e il più dotato, James Rodriguez, scoppia a piangere. A quel punto, si avvicinano Julio Cesar e David Ruiz, stelle del Brasile, gli parlano, e lo abbracciano, come se fosse un compagno di squadra. Scena bellissima: da 2 assi arriva l'esempio su come affrontare queste cocenti delusioni. Cosa gli avranno detto? Segreto. Forse gli avranno solo ricordato quanto è giovane, e quanto tempo ha davanti per riscattarsi. In ogni caso, quando stai male, certe parole restano impresse per sempre.

1-7-2014 - IL RI-MORSO DI SUAREZ
Alla buon'ora, arriva il ri-morso di Suarez. Attenzione! Non voglio alludere a un secondo morso, da parte del cannibalesco bomber uruguayano, ma al pentimento e alle scuse. A questo lieto fine si è arrivati, passando attraverso una fase in cui l'attaccante ha detto di avere solo appoggiato la bocca, cadendo, sul corpo di Chiellini. Insomma: non è che siano state proprio scuse immediate, ma, a caval donato... Qualcuno, in ogni caso, non ci ha messo una pietra sopra. Enrico Campari, un italiano che costruisce parastinchi per i campioni da 20 anni, decide di rinunciare a un cliente facoltoso, pur di non restare legato a un professionista anti-sportivo. La sensibilità va oltre gli interessi.

27-6-2014 - IL PERDONO DI CHIELLINI
"Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Nel Padre Nostro, il perdono del prossimo è indicato come la chiave essenziale per sperare di essere perdonati da Dio. Giorgio Chiellini, in campo, è un "gladiatore", e spesso il suo agonismo sconfina nei falli. Ma è, innanzitutto, uno sportivo leale, e, dopo la lunga squalifica inflitta al "cannibale" Suarez, perdona il rivale, e considera la punizione troppo severa. Se, nella vita di ogni giorno, dopo un litigio, scattassero la sanzione della legge, e il perdono della vittima, si compirebbe un passo decisivo verso un mondo più giusto e umano. Il "terzo tempo" del rubgy, in questo senso, è un momento molto educativo, che non deve passare inosservato.

25-6-2014 - LA CORRETTEZZA DI CAVANI
Edison Cavani è un Atleta di Cristo, al pari di Kakà e Legrottaglie. Giocando a calcio, non è sempre facile agire come vorrebbe Gesù, perché l'agonismo induce a malaugurati eccessi. Durante Italia-Uruguay-Italia, ad esempio, abbiamo assistito a scene disgustose, tipo il morso di Suarez a Chiellini. Cavani, alla fine della "battaglia", è stato coerente con la Fede. Mentre i suoi compagni festeggiavano, si è avvicinato alla panchina italiana, e ha consolato, ad uno ad uno, gli azzurri. Occorre sempre ricordare che tutti i contendenti cercano la stessa cosa: la gioia della vittoria. Così, è più facile considerare gli avversari colleghi da affrontare, e non "nemici" da odiare.

22-6-2014 - LA GENEROSITÀ DI MUNTARI
Una decisione forse bizzarra, in quanto episodica, ma significativa, in quanto non legata ad alcuna campagna promozionale. Sulley Muntari, il giocatore del Milan e della Nazionale ghanese, chiede un permesso speciale al suo allenatore Appiah, per realizzare un desiderio: aiutare i più bisognosi nei quartieri poveri del Brasile, regalando soldi. E così, il centrocampista si reca nella favela di Maceiò, con una mazzetta di banconote in mano, distribuendole fra le persone, che si avvicinano. Non sono certamente i gesti estemporanei a risolvere i problemi. Ma, intanto, la notizia fa il giro del mondo, e getta un seme di generosità ed emulazione, contro l'indifferenza.

21-6-2014 - L'EROE AL SERVIZIO DI SUAREZ
L'eroe dell'Uruguay non è soltanto Luis Suarez, il bomber che ha annientato l'Inghilterra, ma anche, e soprattutto, Walter Ferreira. Si tratta del kinefisiologo, al seguito della Nazionale sudamericana, che è volato in Brasile, proprio per curare l'attaccante, reduce da una operazione al menisco. Lo ha fatto, nonostante soffra di una forma di cancro, e ha interrotto le cure per raggiungere la Celeste. Suarez, dopo i gol contro gli inglesi, è corso ad abbracciarlo: “Dedico entrambe le reti a lui, dopo tutto quello che ha dato per me”. Così, Ferreira ha messo da parte la malattia, per servire l'attaccante del Liverpool, prossimo rivale della Nazionale azzurra: “Se l’è meritato, perché ha lavorato duramente".

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