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GEORGIA: a 1 anno dalla guerra

“Sono pronta a ricominciare la vita daccapo, già per la terza volta…”: una frase che in tante famiglie profughe potrebbe essere pronunziata. Caritas Georgia continua la sua opera di sostegno.
di Witold Szulczynski
Intestazione Caritas Georgia
Tbilisi, 22 luglio 2009
Carissimi Amici,

buongiorno a tutti. Anzitutto ci scusiamo tanto, perché sono mesi che non Vi scriviamo. La nostra Caritas continua il suo intervento di assistenza, rivolto alla popolazione colpita dalla guerra dell’estate scorsa.

E’ passato quasi un anno (l’8 agosto sarà l’anniversario) dallo scoppio di questa terribile guerra, che ha portato con sé gravi conseguenze. In tutto questo periodo, grazie al Vostro importante sostegno, la nostra Organizzazione, ha portato aiuti concreti a migliaia sfollati. Abbiamo distribuito: centinaia di pasti caldi, viveri, vestiario, medicinali, materiale sanitario, farina, legname, lamiera e tanti altri materiali…

Come sapete, oltre a rispondere ai bisogni primari dei profughi, stiamo partecipando anche alla fase della ricostruzione post-emergenza. In questi giorni, stiamo ultimando i lavori di ristrutturazione della Scuola materna di Shavshvebi (grazie al notevole contributo elargito dalla Conferenza Episcopale Italiana). Questa Scuola, servirà cento bambini, sia i bambini profughi alloggiati nei nuovi insediamenti costruiti dallo Stato, che i bambini già residenti nel villaggio. Inoltre, con l’importante sostegno della Caritas Italiana, inizieremo a costruire una nuova Scuola materna a Gori, mentre nel villaggio di Plavi, intendiamo rinnovare un altro asilo.

fotografie_della_scuola_materna_di_shavshvebi
Funziona con successo la nostra Mensa umanitaria, allestita nel Centro Collettivo di Isani, che offre quotidianamente i pasti caldi a circa 800 persone profughe. In questa struttura, è attivo anche un nostro Centro Giovanile, che offre ai bambini profughi la possibilità di impegnarsi in diverse attività educative. Il nostro panificio, produce e distribuisce ogni giorno, circa 1.000 prodotti da forno (fino a qualche mese fa, si servivano 1.700 porzioni) ai profughi sistemati in vari Centri collettivi della capitale, che sono privi di qualsiasi tipo di aiuto dallo Stato.

A fine giugno, si è concluso il progetto del Servizio di assistenza domiciliare, attivato a Gori e nei villaggi vicini, per i profughi costretti a letto. Il progetto è stato finanziato grazie al terzo Appello di Emergenza, lanciato dalla Caritas Internationalis e grazie alle Vostre offerte, che ci avete fatto avere. Questa lodevole iniziativa è stata ripresa dal primo luglio, ma con un altro donatore, la Caritas della Repubblica Ceca. Attualmente, il progetto assiste 130 pazienti. Vi sono impegnati due medici e sette gruppi mobili, formati da volontari ed operatori sociali.

Di solito, durante le emergenze, le grandi Organizzazioni internazionali sono presenti solo per alcuni mesi, dopodiché si ritirano. Lo stesso è avvenuto in Georgia, ma purtroppo, a Tbilisi, sono ancora migliaia i profughi che necessitano del nostro aiuto. Di seguito, riportiamo le testimonianze di due donne profughe, che si sono rivolte alla nostra Caritas, con la richiesta di continuare la distribuzione dei prodotti da forno che, per mancanza di mezzi siamo stati costretti a smettere. Grazie a Dio abbiamo trovato un donatore disposto ad aiutarci, e riprenderemo la distribuzione dei prodotti da questo mese e durerà fino a settembre.

E’ difficile descrivere in poche righe la disperazione e la sofferenza di queste persone, le cui storie ci hanno tanto commosso.

Nino Kulishvili- 50 anni. Villaggio Disevi

La mia famiglia è profuga due volte. Fino all’anno 1992, abitavamo a Tskhinvali (capoluogo dell’Ossezia del Sud). Quando è scoppiata la prima guerra nel Sud Ossezia, negli anni 1991-92, siamo stati costretti a fuggire e siamo venuti a Tbilisi. Lo Stato, appena uscito dal regime sovietico, non era in grado di assicurarci aiuto. Dopo alcuni mesi, la mia famiglia si è trasferita nel villaggio Disevi, dove con il nostro assiduo lavoro, siamo riusciti a comprare una casa. Mio suocero, per 37 anni, ha rivestito la carica di direttore della scuola e a casa avevamo una grande biblioteca con 8.000 libri. Io facevo l’insegnante di storia e geografia. Avevamo 28 arnie, 80 galline, 3 vacche, una tonnellata d’uva e 1500 casse di mele ogni anno.

Quando è scoppiata la guerra, non volevo lasciare la mia casa, abbandonare tutto quello che ho costruito in tutti questi anni, ma i miei mi hanno portato via con la forza. Il 12 agosto, sono venuta a sapere che hanno bruciato la nostra casa, che ardeva per tre giorni la nostra biblioteca e il frutto del nostro lavoro. Comunque, ringrazio il Signore che siamo vivi e che siamo tutti sani. Ho tre figli studenti; mia figlia si è iscritta all’università quando era già profuga. Dallo Stato riceviamo una compensazione di 28 lari, pari a 13 euro al mese. Siamo in attesa di ricevere una compensazione di 10.000 dollari, ma il rilascio di queste compensazioni è stato rinviato ad un tempo indeterminato.

Attualmente, abitiamo nell’ex edificio del tribunale, siamo sei persone in una stanza. Il nostro sogno è quello di ritornare nel nostro villaggio di origine, anche se la nostra casa è stata bruciata, possiamo lavorare il terreno e mantenerci in qualche modo. Il nostro villaggio è molto bello, ci sono 16 chiese, non posso rassegnarmi all’idea che dovrò passare la mia vita senza rimetterci mai più piede. Sono pronta a ricominciare la vita daccapo, già per la terza volta…”.

asilo

Sofio Kenkadze – 45 anni. Villaggio Disevi

“Anch’io abitavo nel villaggio Disevi. Da quando è scoppiata la guerra, con i miei tre figli piccoli, mi sono trasferita a Tbilisi e ora viviamo nell’ex edificio del tribunale. Una parte dell’edificio è occupata dal Centro biochimico e al primo piano c’è sempre un odore terribile. Ci hanno avvertito di tenere lontano i bambini. Purtroppo, ancora non abbiamo ricevuto lo status di profughi e siamo privi della compensazione che lo Stato rilascia ai profughi (13 euro al mese).

Abbiamo rifiutato la casetta, che il governo ci metteva a disposizione. Non ce l’avremmo fatta a vivere in sei in una piccola casa e per questo abbiamo preferito accettare la compensazione di 10.000 dollari, ma non sappiamo ancora quando ci rilasceranno questi soldi. Anche la mia casa è stata bruciata. Da “World Food Program” riceviamo 200 grammi di zucchero a persona, olio, pasta e un po’ di fagioli. L’aiuto della Caritas Georgia era molto importante per noi, i panini che ci portavano erano tanto graditi dai nostri bambini. Noi non siamo in grado di comprare salumi e formaggio, di cui erano imbottiti questi panini. La Caritas, ci ha distribuito anche il vestiario.

Prima dello scoppio della guerra, eravamo in buoni rapporti con gli ossettini, andavamo nei loro villaggi per comprare prodotti alimentari e ci invitavano anche ai compleanni. Non ricordo che qualcuno mi avesse mai disprezzato perché ero georgiana. Io non ce la faccio a vivere in città, non sono abituata, ho sempre vissuto in campagna e non vedo l’ora di ritornarci…”.

Queste signore raccontavano la loro storia con le lacrime agli occhi, era difficile rimanere indifferenti davanti a tanto dolore. I loro occhi si sono illuminati, quando hanno saputo che la Caritas continuerà a portare loro, fino al mese di settembre, i prodotti da forno. Erano contenti non solo per se stessi, ma perché portavano questa buona notizia anche ai loro vicini, che vivono nello stesso edificio. Una delle signore, chinando la testa, continuava a bisbigliare: “Che vergogna, che vergogna, quanto Vi disturbiamo”...

Carissimi Amici, grazie per il Vostro generoso sostegno e per l’aiuto che insieme prestiamo a questi nostri fratelli! Grazie alle generose offerte arrivate soprattutto dall’Italia, dalle persone private, dalle Caritas Diocesane, dalle varie organizzazioni, da enti statali ecc. possiamo assistere ancora queste persone. Alle fine del nostro intervento, predisporremo un resoconto dettagliato.

Con gratitudine

Gita della Caritas Georgia

Witold Szulczynski
Direttore Caritas Georgia

Il Sermig aiuta Caritas Georgia. Vedi la scheda “GEORGIA, accogliere, ricostruire”

Vedi anche:
GEORGIA: aggiornamento da Tbilisi (con video SAT2000)
GEORGIA: la popolazione si prepara all’inverno (e altri articoli)