Sermig

Cinema europeo al suo meglio

Jonny DeepNel film “Un Profeta” del regista e sceneggiatore francese Jacques Audiard - un mix di noir, carcere, gangster movie - emerge uno spaccato della società francese contemporanea.

  di Davide Bracco
 
 
Immagino che dopo l’abbuffata di Avatar con le sue mille fantasticherie hollywoodiane e l’imminente arrivo del tridimensionale viaggio di Alice nel paese delle meraviglie del duo Tim Burton-Johnny Depp, alcuni di voi sentano desiderio e necessità di provare opere meno spettacolari ma capaci di riflettere tematiche e inquietudini contemporanee.
 
Il cinema europeo ha ancora la capacità di produrre lavori come "Un profeta" di Jacques Audiard (premiato allo scorso festival di Cannes e già apprezzato nel precedente Tutti i battiti del mio cuore), il racconto del percorso formativo sulla via del crimine intrapreso in carcere dal nordafricano 19enne Malik, adottato dal boss còrso Lucani anch’esso incarcerato per peccati passati. Jonny Deep
 
Nelle parole del regista: "Un profeta" è un film di genere. Un film carcerario, come Fuga da Alcatraz. Ma anche un western, come L’uomo che uccise Liberty Valance. Non volevo fare un documentario, né un film di denuncia. La metafora sociale sta nei fatti: i personaggi sono musulmani, arabi o africani, la nuova delinquenza - è un fatto statistico, non una dichiarazione razzista, basta entrare per cinque minuti in un carcere francese per rendersene conto - e poi c’è la vecchia mala còrsa, ancora un po’ romantica, come i gangster del Padrino.
 
“Mi affascinava molto l’idea di girare un film con molte lingue che si incrociano - arabo, còrso, francese in tutte le sue declinazioni di argot malavitoso - e che diventano barriere, che contribuiscono a separare i gruppi, le culture, le classi”. In questo senso il carcere di Audiard è un po’ come la classe scolastica nel film di Laurent Cantet (ne abbiamo scritto alcuni numeri or sono): una metafora capace di rappresentare la stessa società francese contemporanea.
 
In questa capacità di restare contemporaneo sta l’importanza del miglior cinema europeo: come nei film di Ken Loach passa la società britannica così in Gomorra di Matteo Garrone si osservano i vizi della nostra società. Ad Audiard il compito di parlarci delle contraddizioni della multiculturalità francese. Un cinema a tre dimensioni nella sua crudezza, da guardare senza indossare occhialini.
Davide Bracco