Sermig

Cerco un centro di gravità permanente

di Renato Bonomo - Non ci sono più le mezze stagioni. O forse non ci sono più neanche le stagioni intere. Pillole di filosofia, ma non per questo meno serie.
 
 
 
 
hamburger.jpgIeri sono andato dalla pediatra di mio figlio per avere indicazioni sullo svezzamento. Pare che dopo alcune annate in cui ai neonati venivano progressivamente propinati tutti i cibi in un ordine scientifico, quindi rigoroso e immodificabile, sia giunto il momento del tutto e subito. Dopo i sei mesi il bambino può mangiare praticamente tutto, solo in dosi adeguate. Con gran contrarietà delle nonne, ancora legate ai loro tempi e alle loro pratiche. Poi si legge che la dieta mediterranea è la più salutare e completa, alla faccia degli hamburgheroni americani e delle monotone e grigie diete degli altri Paesi.

Non passa una settimana che leggi che forse i paninazzi americani non fanno così male e che l'olio d''oliva è un diavolo travestito da angelo del colesterolo. Non parliamo della moda: oggi sembrano tornare in auge i sandali della nonna. Altro che investire nel mattone o nell'oro, basta non buttare via i propri vestiti, tenerli per una ventina d'anni - usurati sono anche meglio - per ritrovarsi un piccolo tesoro tra le mani.

scuola1.jpgLa scuola non è più quella di una volta, ma forse non lo sono neanche più la politica, lo sport, il cinema, non parliamo delle canzoni. Almeno quelle di una volta avevano una melodia e poi si capiva che cosa cantava il cantante... Tutto muta, tutto scorre così vorticosamente, verso dove e perché? L'esperienza quotidiana ci insegna che la realtà cambia costantemente, noi cambiamo, le persone che ci stanno attorno cambiano, il mio giro vita cambia (meglio lievita), il mio conto in banca cambia (sempre in peggio). Il cambiamento non è mai facile da affrontare. Il cambiamento è esaltante per molti, ma per la maggior parte è comunque faticoso perché fonte di sofferenza.

 
 
D'altronde il cambiamento è il termometro della nostra esistenza: non è possibile farne a meno, non si può vivere senza cambiare almeno un po'. Basta che si impari anche una piccola cosa per trovarsi già cambiati. Però se è nella nostra natura cambiare e dobbiamo affrontare questo benedetto cambiamento (che non è altro che un nuovo amico, un matrimonio, un figlio, l'università, la malattia, un lutto) è altrettanto vero che noi ricerchiamo un qualcosa di stabile e fermo per non affondare in tutto questo divenire. Una sorta di scoglio su cui ammarare per ergersi, al sicuro dal mare in tempesta. Il grande poeta latino Lucrezio scriveva, più o meno, che ci vuole un punto fermo e immutabile affinchè il tutto non cada nel puro nulla. Più recentemente Battiato: "cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose o sulla gente, avrei bisogno di..."

Non bisogna essere filosofi professionisti per capire che ciascuno di noi, consciamente e inconsciamente, è alla ricerca di un suo punto fermo per ancorare la propria vita. Certo non sta a noi giudicare il fondamento, più o meno solido, che viene scelto. In fin dei conti non importa molto. Importa invece capire che il punto di partenza è uguale per tutti. Questo dovrebbe chiamarci a una maggiore pazienza e simpatia verso l'altro che si trova tra le onde. Esattamente come me.
Renato Bonomo