Sermig

La pace, scelta della ragione

di Ernesto Olivero - In Libia comandano le armi. Al Sermig siamo convinti che non ci sono guerre giuste, non esistono alibi per fare la guerra: ricadrà sempre su di noi e darà luogo ad altre guerre.

 

 
L'Arsenale della Pace ci ha insegnato a guardare la realtà con il filtro della logica che disarma e a parlare la lingua dell'amore, del rispetto, della giustizia. Nessuno è straniero nella terra di Dio.Ma, come è avvenuto quasi sempre nella storia, abbiamo davanti una generazione di padri non padri che hanno abdicato alle proprie responsabilità, che non educano i figli con l'esempio ma con le chiacchiere. Il risultato: invece di applicare la carta dei diritti delluomo si bombarda, si fa la guerra, ipocritamente, in nome della pace, della giustizia, della concordia. Un padre saggio crea giustizia, crea armonia, lavora per il bene comune, per uno stato di diritto. La sua guerra è la giustizia preventiva che non lascia i ragazzi a casa perché il lavoro cè, basta per esempio lavorare tutti quanti e guadagnare tutti di meno. Un padre saggio non si comporta da super egoista affamando milioni di persone perché il cibo c'è, basta condividerlo senza specularci sopra.

guerra01.jpgIn questi giorni molti amici ci scrivono, ci telefonano, ci chiedono perché l'Italia, l'Europa sono nuovamente entrate in guerra. E noi a ribadire che non siamo d'accordo con nessuna guerra, e noi a ripetere che le oltre 14.000 guerre che ci sono state dall'inizio dell'umanità fino ad oggi non hanno insegnato niente a questi padri ipocriti, a queste istituzioni ipocrite. A noi hanno insegnato la prevenzione. Significa non trovarsi a decidere se intervenire o meno con le bombe sul dittatore di turno, ma accorgersi in tempo che sta calpestando i diritti umani e fermarlo prima che sia troppo tardi. Per noi l'altro non è mai uno sconosciuto, non è mai un problema, non è mai un nemico. L'altro è sempre una persona da amare e da rispettare. È vorremmo che fosse così in tutte le Nazioni del mondo. Pur consapevoli della complessità della situazione ci chiediamo perché molti Paesi nordafricani restino inerti di fronte alla fuga di migliaia dei loro giovani, illusi dal mito di un Occidente che poi, quasi sempe, li confinerà nei ghetti di qualche città europea. Vorremmo che non ci fosse più bisogno di accoglierli. Vorremmo che ogni Paese comprendesse finalmente limportanza vitale del rispetto dei diversi per religione, stato sociale, cultura e di quanti si oppongono ai regimi iniqui e alle idee dominanti. Questa è l'unica via che porta alla pace.

È tempo di dare vita ad una ONU diversa, in grado di intervenire sull'Hitler di turno quando non è troppo tardi. C'è bisogno di un organismo internazionale rappresentativo di tutti i Paesi, che abbia l'autorità morale per intervenire immediatamente su chiunque commetta crimini contro l'umanità. Una ONU che abbia l'autorità di entrare nelle carceri per verificare il rispetto dei diritti di chi è prigioniero; una ONU che sappia imporre pene severe ai regimi che impediscono la libertà di parola, di pensiero, di professare una fede diversa; che si conquisti l'autorevolezza di cui ha bisogno tagliando stipendi eccessivi, spese e privilegi; che intervenga in qualsiasi Paese a prescindere dalla ricchezza naturale.

La ragion di stato dovrebbe spingere fin dall'inizio a ricambiare l'approvvigionamento di petrolio e gas con interventi di sviluppo, scuole, ospedali, lavoro& mai con forniture belliche. Non sempre accade. L'urlo e il pianto di tanti profughi che da anni scappano dall'Africa verso l'Europa in cerca di condizioni di vita più umane non è stato ascoltato. Quante persone violentate fisicamente e spiritualmente abbiamo accolto, e quante altre sono sepolte nelle discariche della storia!

Da tempo diciamo con forza che le armi uccidono quattro volte: la prima perché sottraggono risorse all'istruzione, allagricoltura, alla sanità, allo sviluppo. La seconda perché bloccano saperi e intelligenze nella costruzione di strumenti di morte sempre più raffinati. La terza perché vengono usate per distruggere e uccidere. Da ultimo perché preparano la vendetta degli sconfitti. Fondamentalismi e dittature, fame e sete, malattie, ignoranza, disoccupazione non si sconfiggono con la guerra, ma con politiche di pace che aprono le porte alla mondialità.

Ancora una volta mi pare che solo preparandoci costantemente, ad uno ad uno, alla pace, alla giustizia possiamo sperare in un mondo migliore che è nelle mani di ognuno di noi. Se fossimo veramente sinceri, ci accorgeremmo che siamo noi stessi padri e madri ad aver tradito. In questo momento dobbiamo essere maggiormente i custodi gli uni degli altri per eliminare la fame e tutte le ingiustizie. Penso ai tanti ragazzi, a milioni di ragazzi, che non fanno nulla perché non trovano esempi nel mondo degli adulti. Questo tempo sprecato potrebbe essere una ricchezza in grado di far paura a qualsiasi potere. È successo in Egitto e in altri Paesi. Auguro a quei giovani che hanno fatto veramente qualcosa di bello di essere gelosi della loro rivoluzione e di non lasciare il loro entusiasmo in balia di gruppi che lavorano per lodio e per il potere.
Ernesto Olivero