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Il mistero della Trinità

SS. Trinità - di dom Luciano Mendes de Almeida - "O beata Trinità, o bellezza increata, tardi ti ho amato", dice Sant'Agostino. In Dio l'amore non è solo cosciente, è coscienza.



Quando si è innamorati, non si parla più solo di cinema, calcio o sport, ma si comincia a raccontare le proprie cose, sapendo di essere capiti, di essere amati, di voler condividere la vita con l'altra persona. Così, quando Gesù ci ha parlato del Padre, ha aperto il suo cuore e ci ha introdotto nell'intimità della vita di Dio. La teologia, con parole elaborate, definisce Dio "uno" nella sostanza e "tre" nelle Persone. Proviamo a interpretare questa enunciazione in modo che abbia senso anche per ognuno di noi, non solo per chi è esperto di filosofia e teologia.

Partiamo da una certezza che ci dà la fede. Il Padre è, da tutta l'eternità, amore e questo amore lo fa specchiare completamente nel Figlio che, dal momento iniziale, ama il Padre ed è amato da lui; questo, per noi, da una parte è un mistero, dall'altra una meraviglia: è meraviglioso sapere che Dio non è un essere isolato, tutto solo, ma ha una vita dentro di sé. Dio ha una vita intima!Trinità, Cristoforo e Nicolao da Seregno
Ci si può domandare: "Come possiamo comprendere che Dio ama il Figlio e il Figlio ama il Padre?". Qualcosa ci sfugge. Per aiutarci possiamo immaginare una giovane sposa che sogna di avere un figlio; non è ancora nato, forse non lo ha neppure ancora in grembo, ma è già desiderato; anche il futuro padre desidera quel figlio. Il desiderio è già qualcosa che fa uscire la persona da se stessa, perché è rivolto ad una vita che non è la propria vita. Una vita che ha, sì, origine nel cuore dei genitori, ma non è la vita dei genitori, è un'altra vita che amerà a sua volta il padre e la madre. Portiamo questo esempio alla vita di Dio.

Dio da tutta l'eternità vuole essere capace di darsi ad un Altro, senza mai contenere tutto per sé. Dio è così buono, così aperto, così infinitamente oblativo che da tutta l'eternità si comunica; lui non solo immagina, ma concepisce l'Altro, e quell'Altro è uguale a se stesso perché non riserva niente per sé e dà tutto quello che è all'Altro. L'Altro, che è il Figlio, sa che tutto quello che riceve lo riceve dal Padre, ed è così riconoscente verso il Padre che Lo ama. Il Padre, allo stesso tempo, ama con amore ed è amato con amore.
In noi l'amore è cosciente, è un atto che noi abbiamo, mentre in Dio l'amore non è solo cosciente, ma è coscienza, è vivo. Allora, in Dio, l'amante, l'amato e l'amore sono veramente coscienti, vivi, capaci di reciprocità; questo è una bellezza, perché in Dio sono sempre uniti e sono sempre in comunicazione.

La Trinità è la sorgente della comunione e noi siamo chiamati ad entrare non solo nell'esperienza concreta della vita, con i pesi e le gioie di tutti i giorni, ma anche nell'esperienza della comunione: noi pensiamo in Dio, lui pensa in noi, e noi ci troviamo come amici, fratelli, rispettiamo l'originalità di ogni persona. Ogni atto di comunione, di amore, di reciprocità, di gratuità, è un'immagine di Dio. Dove c'è unità in famiglia, tra amici, nella comunità, nella Chiesa, nella società, c'è l'impronta di Dio. Possiamo pensare con gratitudine alla Trinità come a un grande messaggio di comunione.
dom Luciano Mendes de Almeida
da NP maggio 2010