Sermig

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La storia del Sermig inizia nel 1964 da Ernesto Olivero, sua moglie Maria e un piccolo gruppo di giovani decisi a impegnarsi per combattere la fame nel mondo. Da allora, sono stati inviati aiuti umanitari equivalenti a 800 aerei da carico e realizzati circa 3.050 interventi di sviluppo in 92 nazioni per dare “vita ai bambini” rendendo la comunità locale protagonista del proprio sviluppo. Ma è solo l’inizio di una storia dai risvolti impensati.
Il 2 agosto 1983 il Sermig mette piede per la prima volta nel vecchio arsenale militare di Torino. È un rudere, ma loro sentono che stanno entrando in una profezia: trasformare un luogo di guerra in luogo di pace. Durante la ristrutturazione, le carità non si fermano: Libano, Brasile, Iraq, Rwanda, Bangladesh… sono solo alcuni dei Paesi beneficiari. 77 le missioni di pace nei teatri di guerra più drammatici, dove Ernesto porta aiuti a persone di tutte le fazioni e chiede pace ai responsabili. Un’opera instancabile, che gli è valsa la candidatura al Nobel per la pace da parte di Madre Teresa di Calcutta e altre personalità.

Per il reperimento dei mezzi il Sermig scommette sulla gente comune (che provvede al 93% del suo sostentamento), coinvolgendola in un nuovo stile di vita: la “restituzione”, cioè il meglio di me (capacità, risorse materiali, tempo, idee…) 24 ore su 24 a servizio del bene comune e dei più poveri.

La preghiera continua impastata con la vita diventa il punto di forza del gruppo, fino a dargli un cuore: la Fraternità della Speranza, composta da famiglie, giovani e consacrati.
Fuori dalla porta di quello che è ormai l’Arsenale della Pace c’è un cartello: “Casa della Speranza - Michele Pellegrino”. Quella parola, “speranza”, fa sì che il campanello suoni in continuazione, portando le storie più disperate: ex carcerati, malati di aids, senzatetto, ex prostitute, rifugiati, mamme con bambini, anziani soli… I mezzi per affrontarle? La bontà che disarma, il dialogo nella reciprocità, il silenzio, la guida di maestri buoni e saggi. Tra l’Arsenale di Torino e le altre due “porte” ora aperte sul mondo - l’Arsenale della Speranza a San Paolo in Brasile e l’Arsenale dell’Incontro a Madaba in Giordania - fino aoggi sono state offerte 13.000.000 notti, distribuiti oltre 20.000.000 pasti, curate 62.500 persone.

Ma soccorrere chi soffre non basta. Occorre anche promuovere dei cambiamenti nelle strutture distorte che sono all’origine delle ingiustizie e della violenza. Perciò le carità del Sermig si allargano a sempre nuove sfide: cooperative di produzione e lavoro in Italia e all’estero, filiere commerciali virtuose, energie rinnovabili e tecnologie ecocompatibili, un condominio solidale…

I segni dei tempi mettono presto sulla strada del Sermig i giovani: oggi, i più poveri tra i poveri. Ernesto Olivero e i suoi ne incontrano ogni anno decine di migliaia per incoraggiarli a diventare protagonisti della propria vita. Per loro e con loro nascono l’accademia musicale e il centro di produzione musicale del Laboratorio del Suono, la Scuola per artigiani restauratori, l’Università del Dialogo (cicli di incontri sulle sfide del nostro tempo), il mensile Nuovo Progetto e i siti web, gli Appuntamenti Mondiali Giovani della Pace.

Gli Arsenali diventano la “seconda casa” per tantissimi giovani che desiderano fare un’esperienza di servizio, formazione e spiritualità. O, semplicemente, che hanno bisogno di essere ascoltati. Insieme a loro, il Sermig continua a ricercare un senso per la vita di ciascuno e la via per un mondo un po’ migliore. Per costruire integrazione attraverso l’educazione il Sermig dà vita all’Arsenale della Piazza e al Nido del Dialogo, un “oratorio” a cielo aperto e un asilo nido che si occupa anche delle famiglie.

I sogni nel cassetto della Fraternità del Sermig restano ancora tanti, ma sono accomunati da un solo obiettivo: accompagnare ogni uomo, ogni donna all’incontro con Dio incarnandone il volto più vero, quello dell’amore.


RENDICONTO: 50 ANNI AL SERVIZIO DELLA PACE

•   3 Arsenali: a Torino, a San Paolo del Brasile, a Madaba in Giordania aperti 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, disponibili ad ascoltare e accogliere

•   100 amici della Fraternità

•   143.000 amici e sostenitori

•   5.500 volontari: giovani, studenti, professionisti, tecnici, casalinghe. Offrono la loro collaborazione senza chiedere compensi e pagandosi le spese

•   23.500.000 ore di volontariato (in media 2.000 ore al giorno)

•   77 missioni di pace in Polonia, Rwanda, Somalia, Libano, Betlemme, Iraq, Bosnia, Kurdistan ...

•   3.200 interventi e progetti di collaborazione e sviluppo e aiuti offerti a persone di 140 nazionalità dei cinque continenti

•   7.000 tonnellate di medicinali, alimenti, vestiti, attrezzature inviate, equivalenti a 860 aerei da carico

•   64.000 persone visitate grazie a 100 volontari tra medici generici e specialisti, farmacisti, operatori dell’accoglienza che collaborano a titolo gratuito (335.000 visite mediche ambulatoriali, in media 70 al giorno)

•   13.500.000 notti di ospitalità (1.900 persone accolte in media al giorno)

•   21.500.000 pasti distribuiti (2.950 pasti in media al giorno)

•   3.200 posti di lavoro trovati

•   5.000 allievi ai corsi di alfabetizzazione, restauro e musica

•   12.500.000 presenze ad incontri di preghiera, formazione, culturali

•   1.550.000 copie di libri venduti; 50 titoli (alcuni di questi tradotti in spagnolo, portoghese, arabo, coreano)

•   9.200.000 offerte in denaro e/o in materiali


Chi ci aiuta:
la gente comune 93%
istituzioni e altri enti 7%