Sermig

Cuore di madre

di Ernesto Olivero - C’è una frase bellissima che mi porto dentro da tanti anni: “Quando l’allievo è pronto, arriva sempre un maestro”. Questo avviene sempre, in ogni situazione, ma soprattutto nel campo della misericordia dove ognuno di noi, se lo desidera, può diventare davvero maestro per un amico, per un fratello, per tutti. A me capita continuamente. È successo proprio pochi giorni, dopo aver incontrato quattro mamme: Anna, Marzia, Antonella e Carolina. Storie e volti diversi, ma lo stesso dolore: la perdita di un figlio. Anna ha visto morire Riccardo a pochi mesi, Marzia Antonio, a 9 anni e mezzo, gli innocenti della Terra dei fuochi, l’area vicino a Napoli avvelenata dalla criminalità. Antonella invece è la mamma di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto dopo essere stato ferito all’Olimpico di Roma, alla vigilia di Napoli-Fiorentina. La stessa fine del figlio di Carolina, Lorenzo Cenzato, ucciso ad appena 18 anni da un coetaneo durante una lite banale.

Anna, Marzia, Antonella e Carolina hanno sofferto e soffrono terribilmente. Forse sarà così fino alla fine della vita. Eppure, la fragilità di queste mamme è diventata forza, testimonianza, strada per altri. Queste mamme stanno facendo esperienza del dolore più grande e innaturale, il dolore che non metti in conto, che vuole portarsi via tutto e renderti prigioniero. Tuttavia, per loro, l’abisso è diventato quasi una profondità in cui scoprire il cuore della vita che non si arrende, che cerca di andare oltre, che cerca senza sosta un porto sicuro.

Anna, Marzia, Antonella e Carolina soffrono, ma hanno deciso di non rimanere prigioniere dell’odio, scommettendo sul perdono come scelta del cuore e dell’intelligenza. Le ho sentite parlare all’Arsenale della Pace, durante la Giornata del Perdono organizzata ogni anno dal Sermig. Nessun fanatismo, nessuna retorica, solo la commozione che apre strade e fatti nuovi.

Il perdono è libertà, – ha confidato Anna – la libertà di non rimanere chiusa nello schema di chi cerca solo colpevoli. Libertà di sapere che la mia terra è avvelenata, ma anche di scegliere di cercare la verità. Libertà di non puntare il dito, ma fare di tutto per trovare soluzioni a un problema”. Così Antonella: “Il perdono è pace nel cuore. Non sono mai riuscita a maledire la persona che ha ucciso Ciro. Non ci riesco. L’odio è come un acido, quando lo hai dentro ti corrode, ma quando finisce con te esce fuori e contamina tutti gli altri: marito, amici. Il perdono ti fa superare questa dinamica, senza annullare la memoria. Sia chiaro, io voglio giustizia, continuo a rivendicarla, ma non per vendetta. Solo per monito, perché quello che è avvenuto a Ciro non accada a nessun altro”.

“Il perdono è forza che diventa preziosa per gli altri, – spiega Marzia – io sono la mamma di un angelo e i miei sentimenti non possono e non devono sporcarsi”. Per Carolina questa scelta è diventata anche concreta. Il suo desiderio è incontrare presto l’assassino del figlio: “Anche lui era giovane, forse non voleva nemmeno uccidere. Mi sono messa nei suoi panni, è terribile pensare a un ragazzino con un peso così grande. Sento che può cambiare, può diventare una persona diversa e aiutare gli altri. L’ho perdonato, ma è importante che se lo senta dire di persona. Sarà un incontro sereno. Ci guarderemo negli occhi e ci abbracceremo”. Sapendo della loro presenza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto: “Sono mamme che non hanno dimenticato il dolore subito, perché quel dolore non si potrà mai dimenticare. Mamme che vogliono giustizia, ma la perseguono senza restare prigioniere dell’ingiustizia che è stata inflitta a loro e ai loro cari. Il perdono delle mamme vale più di ogni altro. È un patrimonio immenso, che ci viene regalato e che insieme dobbiamo saper mettere a frutto”. Il Presidente ha ragione. Quando incrocio storie così ringrazio Dio perché mi fa capire che la misericordia è vicina, a portata di mano, silenziosa, discreta, ma bellissima. L’odio c’è, il male pure, come il buio, ma è possibile rispondere diversamente, è possibile camminare, è possibile scrivere una storia nuova. Senza trionfalismi, senza clamori, con l’umiltà della luce, l’unica che può annullare il buio, fosse anche fioca e debole.

Anna, Marzia, Antonella e Carolina come migliaia di altre mamme sono questa luce. Esempi di misericordia che salveranno il mondo e forse già lo fanno con dignità, con uno sguardo profondo e un silenzio che ha già detto tutto. A me e a tanti che le hanno conosciute hanno già donato speranza, quella che capita di trovare tra le lacrime, in storie apparentemente senza senso. Perché la speranza esiste! E quando la trovi, puoi solo tenertela stretta. E ringraziare.

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