Sermig

Emergenza anziani

di Gian Mario Ricciardi - La solitudine, una realtà da guardare in faccia senza paure.

Mentre il mondo s’interroga se staccare la spina e quando, dilaga in tutt’Europa l’ultima emergenza: la solitudine disperata degli anziani malati. Sempre più anziani, sempre più soli. Lo dice anche l’Istat. Negli ultimi dodici mesi, in Italia, l’aumento delle famiglie con una persona sola è clamoroso: si passa dal 20 al 31 per cento. Non è una malattia, ma la solitudine sì e cresce. È cambiato il mondo! Le famiglie, gli uomini, le donne sono più soli. E quando è così è più facile “uscire di strada e di senno”, uccidere ed ammazzarsi.

Casi isolati, un tempo. Ora troppo, troppo frequenti perché intanto i grandi valori si sono affievoliti, gli abbandoni sono cresciuti, le certezze si sono sgretolate. Casi che si stanno moltiplicando con una velocità bestiale, insopportabile. Mariti che la fanno finita con la moglie malata e si sparano; mogli che fanno lo stesso; figli che cancellano con una manciata di colpi famiglie intere.

Dov’è finita la sacralità della vita? Certo è aumentata la velocità del mondo e c’è chi non ce la fa e decide di fermarsi per sempre; certo il modello di famiglie patriarcali, scrigno di reciproco aiuto, è un pallido ricordo; gli anziani sono troppo spesso lasciati soli nonostante gli sforzi di belle associazioni; è lo Stato che, a volte, dimentica le tue malattie, le tue giornate e notti di interminabile dolore; certo è la crisi economica che ha bruciato soldi; certo sono le troppe case abbandonate, gli alloggi trasformati in quattro stanze nel deserto.

Ma non è possibile girarsi dall’altra parte quando si vive in uno dei Paesi con la più alta età media del mondo e quasi un quarto della popolazione con più di 65 anni. In molte regioni le Rsa scarseggiano e, anziani e famiglie ne ritardano il più possibile l’accesso soprattutto per i costi.

L’assistenza a domicilio, che vuole anche dire mandare ogni tanto un infermiere o un medico ma non solo, è un termine abusato quanto irreale, si sta vicini e si assiste in tanti modi non solo curando le malattie del corpo. Anche la famiglia, una volta caposaldo dell’assistenza, da tempo è spesso venuta meno, cambiati i valori e le priorità sociali, e chi non lo crede faccia un giro in ospedale durante i “ponti” o le feste.

L’ultima emergenza è una questione sociale, una realtà che va guardata in faccia. Senza paure. I primi segnali sono state le persone morte e trovate, anche nel centro delle città dopo settimane e mesi.
La metamorfosi delle periferie e dei paesi con la massiccia chiusura dei negozi, dei “luoghi”, il naufragio di quel vivere tra gente che si conosceva e s’aiutava ha fatto il resto.

Ed ecco i troppi “orfani del territorio”, quasi dei “clandestini” come nelle prime ondate immigratorie, uomini e donne con bagagli di vita, di fatiche, di saggezza, in solitaria solitudine.
E quand’è così il “granello” diventa “un macigno”, il dolore va oltre la soglia e quel pensiero che guida l’uomo e dice che la vita è sacra ed inviolabile diventa sempre più labile, più debole come il “sonar” di un sommergibile, fino a scomparire nel silenzio di una notte sempre più lunga e senz’alba.

Gian Mario Ricciardi
TODAY
Rubrica di NUOVO PROGETTO