Sermig

La tecnologia non è tutto

di Guido Morganti - Non c’è dubbio, oggi ricercare, trasferire, catalogare, registrare dati è agevole. Personal computer, collegamento alla rete, software adeguati hanno preso il posto di lunghe ricerche in biblioteca, pazienti attese a risposte di lettere e compilazione manuale di colonne di numeri per verificare i bilanci…

D’accordo, ci sono inconvenienti: la rete, come l’omonima per la pesca, intrappola i pesci e non si lascia sfuggire le impronte digitali. I social network permettono il salto dal privato al pubblico, le confidenze su facebook e twitter son ben diverse da quelle che una volta venivano confessate al proprio diario.

E poi l’abbondanza di dati a disposizione: se da una parte è una ricchezza, dall’altra può costituire un groviglio in cui non è agevole districarsi.

Prendendo anche solo come esempio il campo dei dati relativi all’informazione, Giorgio Ceragioli scriveva: “Spesso ci carichiamo di troppi pesi. Pensiamo che sia indispensabile conoscere cose di cui potremmo benissimo fare a meno. Ci lasciamo sommergere dal consumismo dell’informazione, mentre potremmo semplificare la nostra vita rifiutando l’indigestione di notizie e informazioni.

È chiaro che bisogna riconoscere i nostri limiti, scegliere, cercare di dominare gli strumenti e non esserne dominati, individuare le cose che servono veramente e lasciar perdere le altre. Semplificare l’informazione è anche accedere più facilmente a quella utile. Quando la scienza è messa a servizio di nuove esigenze, collabora a espandere la vita, la coscienza, ad aiutare meglio il prossimo, ad amare di più”.

Nel rapporto del Sermig con i Paesi più poveri c’era la convinzione che per superare i divari umani era necessario ricorrere alla tecnologia. Per consentire formazione a distanza, trasmettere conoscenze, attivare canali di spiritualità, una volta la scelta consisteva nel supporto a stazioni radio e video, ad esempio la radio educadora in Amazonia, la radio dell’Aecofaba che a Riacho diffonde programmi diretti ai piccoli agricoltori e il canale televisivo nazionale Rede Vida. Oggi una via privilegiata è connettere alla rete il più grande numero di persone.

Il gruppo Re.Te. del Sermig ha avviato in Italia sperimentazioni di sistemi Wi-Fi idonei ad essere trasferiti in località remote dell’Africa realizzando il collegamento in rete wireless, a distanze dell’ordine delle decine di chilometri, di uno o più personal computer con un punto centrale, a sua volta connesso ad Internet. Sul campo, a Njombe in Tanzania, si è attivato l’allacciamento del politecnico al campanile della chiesa distante 5 km, ed è in studio, sempre in Tanzania, l’allacciamento del vescovado con una parrocchia distante 80 km.

Non possiamo dimenticare un concetto fondamentale. Ce lo ricorda Giorgio Ceragioli: “La tecnologia non è tutto. Non dobbiamo dimenticare la scala dei valori. Il contadino africano che siede sul bordo della sua capanna, al calar del sole, lontano dietro il confine della savana, può sapere di più sulla vita di quanto ne sappia lo scienziato che ha scoperto l’atomo nella speranza di metterlo a servizio dell’uomo. Un bimbo che ride, vale più di decine di prodotti consumistici della tecnologia. Asciugare una lacrima è più importante del dare a tutti l’automobile. Accettare una vita, vale più del conoscere l’origine delle stelle. Cultura, scienza, tecnologia sono strumenti e manifestazioni dell’uomo, tuttavia se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza … ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe, come ricorda Paolo alla Chiesa di Corinto”.

Speciale In questo mondo di dati 1/5 - NP maggio 2013

La Babele di informazioni e di tracce che ognuno di noi lascia attraverso la rete. Il valore della responsabilità e dell'etica davanti ai mille risvolti della tecnologica: la privacy, l'uso commerciale dei dati, ma anche le opportunità.


Foto di Max Ferrero / SYNC