Sermig

Sentirsi accettati

di Gabriella Delpero - “Non ce la faccio più, non posso più sopportarli, non voglio più vederli, il solo pensiero che esistano mi fa vomitare. Ma com’è possibile che proprio a me sia capitato di finire in una classe simile? Con tanta gente che c’è al mondo, proprio io dovevo ritrovarmeli tra i piedi? E dire che i miei dicevano che questa è una buona scuola, un posto per gente seria, che ha voglia di studiare: ma dai! Sono uno peggio dell’altro, di studiare non frega proprio nulla a nessuno e se qualcuno ci prova viene subito considerato uno sfigato, uno che non ha niente di meglio da fare. Quindi io sono più che sfigata, sono una merda, una che sta dalla parte dei grandi, dei prof, di quelli insomma. E tutto perché lei (la mia migliore amica…!!!) ha messo le mie poesie e i miei voti su Facebook e le altre le sono andate dietro. E non solo loro, no, anche i maschi. Hanno cominciato a scrivere commenti e insulti schifosi, a dire che sono proprio una così, una che scrive poesie, suona il violino, prende tutti 8 e da grande vuole diventare una ricercatrice… una che puzza di marcio, di vecchio, una che se la conosci la eviti. Appunto. Mi evitano proprio tutti adesso, li vedo che cominciano a ridere appena spunto nel corridoio, si girano dall’altra parte quando li incrocio per strada e se provo a chiedere qualcosa mi rispondono boh, non so, che me frega, ma che vuoi da me? Una vera delizia. E se provo a lamentarmi con i miei dicono che sono la solita esagerata, che devo smetterla di fare la vittima e provare a non farci caso, tanto è solo invidia! Invidia? Ma chi mai può invidiare una come me? Chi? Domani a scuola non ci vado, non voglio più andarci a scuola. Basta. Prima mi convinco che studiare è da scemi e meglio è. E che l’amicizia non esiste. E che prendere bei voti è una disgrazia. E che conta solo essere come tutti gli altri…”.

Martina ha quasi 15 anni, fa il primo anno delle superiori, è sempre stata una studentessa brillante, dotata. È anche una ragazza sensibile, dolce, generosa. Ama la musica e lo sport, ha sempre avuto molti amici. Ora è tutto cambiato. È in quel periodo della vita in cui è importante sapere di esistere nella mente dei coetanei, sapere che tra loro c’è qualcuno che ci tiene in seria considerazione, che ci capisce, che crede nelle stesse cose, che ha gli stessi desideri. Essere accolti e accettati dal gruppo dei pari diventa una condizione per la propria stessa esistenza, una conferma al proprio diritto di stare al mondo. Nel gruppo dei compagni di classe un’adolescente come Martina ha bisogno di trovare una sua identità, di riconoscersi come appartenente ad una rete di relazioni. Ha necessità di prendere le distanze dalla famiglia trovando un’altra fonte di sicurezza, stringendo delle nuove amicizie in un clima leale e collaborativo. Ma tutto questo per lei non è possibile: quella che pensava fosse la sua migliore amica l’ha tradita, mettendo in pubblico ciò che Martina considerava privato, le sue poesie, cioè l’espressione dei suoi sentimenti più intimi. È andato in frantumi quello spazio segreto che pareva unire le due ragazze. E soprattutto l’amica ha scelto di confondersi nel gruppo, di aderire al modo di essere e di pensare dei compagni, partecipando alla crociata contro Martina. Adesso tutto sembra definitivamente rotto e Martina è bloccata nella sua sofferenza. Si sente inadeguata, ridicola, isolata. Neppure i genitori sembrano intuirne il profondo disagio e finiscono col lasciarla sola. Ce la farà? Sì, se troverà qualcuno che sappia ascoltare il suo dolore facendola sentire accettata così com’è. Qualcuno capace di rispecchiare le sue emozioni dando loro un significato. Appena saprà di essere pensata, guardata, considerata, potrà riorganizzare la speranza.

Psyche - Rubrica di Nuovo Progetto