Sermig

Lui è brasiliano!

di Simone Bernardi - Il mio amico Everton ha accompagnato una piccola delegazione di ospiti dell’Arsenale della Speranza ad assistere alla finale della “Coppa rifugiati”, un’originale competizione tra “nazionali” di calcio composte da richiedenti asilo: «Ero triste, quel giorno era l’anniversario della morte di mia mamma... ma vedere quella festa sugli spalti mi ha fatto rinascere!».

Le parole di Everton evocano una scena descritta dagli ultimi versi di un classico della letteratura brasiliana: Morte e vita Severina. Severino è un “retirante”, uno dei tanti braccianti che dal Nordest brasiliano si sposta, o per meglio dire emigra, fugge, dalla siccità che devasta la sua terra alla ricerca di un posto migliore, di un’oasi senza sofferenza. Quando arriva nella grande città, ormai stanco di camminare e di tante disavventure, vede che anche lì la vita è sofferta e allora decide di farla finita, gettandosi nel fiume, ma il suo amico – una sorta di alter ego – lo persuade a non farlo e, a un certo punto, il miracolo della nascita di un bambino, figlio di un povero falegname, ribalta la situazione: il dramma che segna l’intero cammino di quel povero “retirante” si trasforma, inaspettatamente, in speranza! «Ieri – prosegue Everton – quei tifosi africani (per lo più “retirantes” di Paesi in guerra, anche tra di loro), a un certo punto hanno steso le braccia per alzare un bambino al cielo, facendo risuonare, gioiosi, il grido: “lui-è-brasiliano! lui-è-brasiliano! lui-è-brasiliano!” ».



Ancora commosso nel raccontarmi quel momento, Everton ha poi aggiunto: «Dopo quel gesto, è stato difficile seguire la partita, ma la mia giornata ha preso decisamente un’altra piega». Alzando quel piccolo, quei rifugiati hanno detto cose grandi: c’è una speranza in giro per il mondo, a cui c’è bisogno di dare cittadinanza...

Simone Bernardi
OBRIGADO
Rubrica di NUOVO PROGETTO